Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore.

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Foglio autografo con le parole chiave per le lezioni

Alla data della sua morte avvenuta nel 1985, Calvino aveva terminato tutte le lezioni tranne la sesta,  preparate in vista di un ciclo di sei lezioni da tenere all’Università di Harvard, nell’ambito delle prestigiose “Poetry Lectures”: Six memos for the next millennium (ovvero, Lezioni americane) e le parole-chiave ormai passate alla storia: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità e coerenza, quest’ultima non scritta.

Chi è ciascuno di noi se non una combinatoria di esperienze, di informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili.

Le lezioni americane offrono appunti utili per orientarsi nelle trasformazioni che apparivano davanti ai suoi occhi, ogni lezione prende spunto da un valore della letteratura che Calvino considerava importante e alla base della letteratura del nuovo millennio.

L’ordine delle lezioni non è casuale, segue infatti una gerarchia decrescente; si comincia dalla caratteristica più importante, la leggerezza, e si procede con la trattazione delle meno essenziali.

Calvino, percependo la frequenza con cui ci si interroga sulla sorte del libro e della letteratura nell’era tecnologica, afferma:

La mia fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici.

La leggerezza è un valore, non un difetto:

Nel momento in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica.

Elevare l’intelletto verso orizzonti più ampi: l’arte e la scrittura ambiti di astrazione ed è lo stile più dei temi a produrre quelle

invenzioni letterarie memorabili per la suggestione verbale più che per le parole, l’uso di metafore altamente elaborate.

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René Magritte – La corde sensible (1960)

La leggerezza per me si associa con la precisione  e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caos.

Paul Valery scrive: “Il faut etre léger comme l’oiseau, et non comme la plume.” (traduzione: bisogna essere leggere come un uccello, e non come la piuma)

Perseo, eroe con i sandali alati, per tagliare la testa alla Medusa e non rimaner pietrificato,

si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole; e spinge  il suo sguardo…, su un’immagine catturata da uno specchio.

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Benvenuto Cellini – Particolare del Perseo con la testa di Medusa (1545-1554)

Perseo porterà con sé la testa mozzata chiusa in un sacco.

Ovidio nelle Metamorfosi ha dei versi straordinari per spiegare  la leggerezza di Perseo in un gesto di

rinfrescante gentilezza verso quell’essere mostruoso ma anche fragile.

Perché la ruvida sabbia non sciupi la testa anguicrinata, egli rende soffice il terreno con uno strato di foglie, vi stende sopra dei ramoscelli nati sott’acqua e vi depone la testa della Medusa a faccia in giù.

Un miracolo ne segue: i ramoscelli si trasformano in coralli e le ninfe accorrono per adornarsi con ramoscelli e coralli.

Non è una meraviglia questa leggerezza? Non sembra davvero un antidoto alla pietrificazione del mondo e alla sua opacizzazione?

E come non ricordare L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera,

amara constatazione dell’ineluttabile pesantezza del vivere, e forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna.

In una novella di Boccaccio il poeta Guido Cavalcanti attorniato da una fastidiosa brigata si libera di loro scavalcando una balaustra di porfido appoggiandosi su una mano sola “come colui che leggerissimo era”.

In Shakespeare in Romeo e Giulietta quando Mercuzio entra in scena:

Tu sei innamorato: fatti prestare le ali da Cupido e levati più alto di un salto

contraddicendo Romeo che aveva appena detto

Io sprofondo sotto un peso d’amore.

Leopardi, nel suo ininterrotto ragionamento sull’insostenibile peso del vivere, dà alla felicità irraggiungibile immagini di leggerezza

Dolce e chiara è la notte e senza vento,
e questa sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna.

La sera del dì di festa

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La contemplazione del cielo notturno che ispirerà a Leopardi i suoi versi più belli non era solo un motivo lirico; quando parlava della luna Leopardi sapeva esattamente di cosa parlava

a quindici anni aveva scritto una storia dell’astronomia di straordinaria erudizione.

Che fai tu, luna, in ciel? Dimmi, che fai?
silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.

Canto notturno di un pastore errante nell’Asia

Emily Dickinson è un esempio di cui il linguaggio sia alleggerito convogliandolo “su un tessuto verbale come senza peso, fino ad assumere la stessa rarefatta consistenza”:

Un sepalo ed un petalo e una spina
In un comune mattino d’estate,
Un fiasco di rugiada, un’ape o due
Una brezza,
Un frullo in mezzo agli alberi.
Ed io sono una rosa!

La letteratura quindi come funzione esistenziale, la ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere: tutti i campi della conoscenza sono inclusi, dalla mitologia all’antropologia, all’etnologia, alla poesia ,al romanzo e al mondo delle fiabe. Nelle fiabe il volo in un altro mondo è una situazione che si ripete spesso: Propp nella Morfologia della fiaba parla di “trasferimento dell’eroe”:

L’eroe vola attraverso l’aria a dorso di cavallo o d’uccello, su una nave volante, su un tappeto volante, sulle spalle di un gigante…

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Oskar Herrfurth (1989)

E il barone di Munchausen che narrava di essere sfrecciato a volo d’uccello sul campo di battaglia su una palla di cannone, come da illustrazione di Gustavo Dorè o di aver salvato se stesso e il cavallo dalle sabbie mobili tirandosi su per la coda della parrucca o scende dalla luna tenendosi a una corda più volte tagliata e riannodata durante la discesa?

Lo sciamano per sopperire alla precarietà della vita della tribù rispondeva annullando il peso del suo corpo, lievitando, trasportandosi in altro mondo alla ricerca di forze “per modificare la realtà”: e nei villaggi dove le donne sopportavano il peso delle privazioni “le streghe volavano di notte sui manici di scopa” e queste visioni facevano parte dell’immaginario popolare e anche del vissuto: così si crea un nesso tra “levitazione desiderata e privazione sofferta”.

Ne “Il cavaliere del secchio”, breve racconto di Franz Kafka del 1917 si narra di un cavaliere alla ricerca di carbone per la stufa. All’inizio il secchio fa da cavallo sollevandolo fino ai primi piani, arrivato alla bottega del carbonaio viene cacciato e il secchio è così leggero che vola via con il cavaliere oltre le Montagne di Ghiaccio: il secchio vuoto è l’immagine della privazione, dell’egoismo degli altri ma anche del poter volare altrove, lontano verso un mondo “altro”.

Così a cavallo del nostro secchio, ci affacceremo al nuovo millennio, senza sperare di trovarvi nulla di più di quello che saremo capaci di portarvi: la leggerezza.