Non vado molto d’accordo col mio cellulare.
Sarà perché non sono un nativo digitale (piuttosto un forestiero digitale), sarà perché ho le dita grosse e non riesco a centrare i tastini o a toccare lo schermo con la giusta leggerezza, sarà perché mi rifiuto di imparare ogni cosa che mi permetterebbe di usarlo al meglio. 

E sarà anche perché appartengo a quella categoria di umani a cui piace ancora scrivere con carta e penna o leggere un libro cartaceo, sfogliandone le pagine. A volte vorrei buttarlo nella spazzatura e in effetti l’ho fatto col primo che ho acquistato: in un momento di rabbia l’ho lanciato in acqua dalla mia barca, compiacendomi del forzato isolamento nei giorni successivi.

Questo però mi è stato regalato. Io non avrei mai speso tutti quei soldi per un aggeggio verso il quale nutro ancora una notevole avversione.

Comunque mi sono rassegnato a tenerlo con me e a usarlo lo stretto necessario, sicuramente non per navigare da un social all’altro o per riempirlo di “App” che poi non so usare. 

Anche dover fare tutti questi aggiornamenti che ti vengono continuamente e perentoriamente imposti (pena l’oscuramento, la perdita dei dati, il blackout e sciagure simili) mi risulta veramente insopportabile. 

Proprio ieri ho dovuto scaricare la versione 50.1.20 del software – cosa che ho fatto mio malgrado – dovendo poi affrontare vari fastidiosi problemi. Del tipo che lo schermo era diventato tutto nero, per poi ripartire con un nuovo sfondo e vari nuovi comandi e “App” che mi sono rifiutato di capire. 

Che poi anche per telefonare non è che lo usi tanto: i miei contatti saranno circa una cinquantina, molti dei quali inseriti per necessità tipo l’idraulico, l’elettricista, l’agenzia delle entrate, il medico, ecc. ecc. Tolti questi contatti di servizio, i semplici conoscenti, i pochi parenti rimasti (tra cui una sorella che me lo ha regalato per avere mie notizie ogni tanto), gli amici li posso contare sulle dita di una mano. 

Lo so, sono un solitario, ma alla mi età non ho più voglia di mettermi in gioco in rapporti che mi affaticano più che produrre benefici. Anche con le donne ci ho rinunciato da tempo. Non che non mi piaccia fare un po’ di sesso ogni tanto, ma è tutto il resto che è difficile.

Le donne sono complicate e faticose, da te si aspettano delle cose: attenzioni, sguardi, parole e poi ti vogliono cambiare, vogliono che tu sia il loro specchio al maschile. No grazie, non fa per me. 

Anche se, nonostante i pochi capelli, sono un tipo che piace.  Il fisico tiene grazie alla costante attività fisica e a una dieta equilibrata, senza eccessi, come consigliato dalle riviste salutiste. 

Che piaccio lo vedo dagli sguardi femminili che incrocio per la strada o in qualche ufficio: ovviamente sono donne di mezza età (le ragazze non le guardo proprio) che probabilmente potrei conquistare senza grande fatica. 

Ma il ricordo delle esperienze passate mi trattiene da ogni serio approccio.

Perché, nonostante siano passati un bel po’ di anni, Sandra compare ancora nei miei peggiori incubi notturni. La sua faccia trasfigurata dalla gelosia, le sue continue telefonate, i pianti e le minacce, gli appostamenti sotto casa e ufficio. Ancora non so come mi sia salvato dalla sua follia.

Mi ci sono voluti anni per riprendermi, per tornare alla normalità, ma da allora con le donne ho chiuso. 

Adesso sto bene.  

Nella mia vita ci sono solo due grandi amori: la barca e la montagna. 

In primavera raggiungo la mia barchetta a vela in Grecia e verso fine giugno, all’arrivo dei turisti, me ne torno in Italia, per dedicarmi al mio secondo amore: la montagna. D’estate mi piace scoprire nuovi itinerari e cime da scalare, rigorosamente da solo, con i miei tempi: partenza prestissimo e ritorno quando i turisti della domenica iniziano a muoversi. E quando, superate le difficoltà e i dislivelli, raggiungo le cime, mi godo la grande bellezza dei panorami e rifletto sull’esistenza.

Quando è inverno in montagna ci vado per fare sci alpinismo. 

Quest’anno la neve si è fatta attendere, poi nelle ultime settimane è caduta abbondante come non accadeva da tempo. Così ho preparato l’attrezzatura: sci, scarponi, pelli di foca, zaino e stamattina all’alba sono partito con la mia auto alla volta del monte Malo. Ho studiato l’itinerario, ma non conosco la zona: in questo caso il navigatore del telefonino – che per fortuna ho imparato a usare – mi torna utile. Ho digitato la località e lui mi ha parlato proponendomi il percorso per raggiungerla. Ho seguito le sue indicazioni: ho svoltato nella valle e percorso la lunga salita sul fianco della montagna. Adesso, mentre l’auto procede, mi rendo conto che durante la notte la neve è caduta abbondante, forse ne è venuto giù più di mezzo metro.  Splendido paesaggio, ma la strada è quasi impraticabile e lo spazzaneve sembra essere passato parecchie ore fa.  

Io però non desisto, mi fermo e monto le catene. In giro non si vede un’anima. Silenzio assoluto. Riprendo la salita: adesso l’auto procede senza sbandare troppo e finalmente raggiungo il parcheggio. Anche qui non si vedono umani. Meglio così, sarà un’ascesa memorabile.  

Ho messo gli sci ai piedi e sto salendo lentamente nella neve fresca.  

Gli abeti carichi di neve disegnano un paesaggio irreale dove ogni rumore è attutito.  

Improvvisamente il telefono si mette a suonare. Ma chi mi cerca proprio adesso? Conficco i bastoncini nella neve e mi tolgo i guanti. Forse nel frattempo smetterà, penso. Ma l’isterico trillo continua a disturbare il magico silenzio, così afferro il telefono e guardo chi mi chiama: Cassandra.

Non conosco nessuna con questo nome.

Incuriosito rispondo. Una voce metallica mi saluta:

– Ciao Mario, sono Cassandra, la tua assistente.

– No guardi, ha sbagliato numero, io non la conosco e non ho mai avuto un’assistente.

– Sono la nuova applicazione che hai installato con l’aggiornamento del tuo cellulare. Io entro in funzione quando rilevo un pericolo imminente – mi dice con la sua voce metallica.  

– Che cazz.. di scherzo è questo?

– No Mario, in base ai dati rilevati dal satellite, la tua posizione è 50 gradi, 55 primi, 00 secondi latitudine Nord e 10 gradi, 53 primi 00 secondi longitudine Est.

Non riesco a interromperla, la voce prosegue:

– Tra 21 minuti e 7 secondi una valanga si staccherà dal monte Malo e cadrà sulla tua posizione: Mario devi tornare indietro

Vorrei replicare, capire qualcosa di più, ma la comunicazione si è interrotta.

Schiaccio il tasto per richiamare il numero, ma un messaggio registrato mi avvisa che il numero selezionato è inesistente.

Mi guardo intorno alla ricerca di una conferma della catastrofe annunciata, ma non colgo alcun segno premonitore: nessuno scricchiolio sinistro, nessun accumulo sospetto. Devo mantenere la calma, mi dico, ma intanto sto sudando nonostante il freddo. Poi l’idea. Devo usare il telefono per cercare il bollettino valanghe. Digito freneticamente il motore di ricerca, devo trovare il sito giusto, quello della zona in cui mi trovo, eccolo, ma non sta caricando la pagina, maledetto aggeggio! 

Quanto tempo è passato? forse pochi minuti dalla telefonata…

Quanto tempo ha detto? mi sembra 20 minuti…

Niente, il cerchio gira e gira, ma il sito non compare. In pochi secondi la decisione è presa: tolgo le pelli di foca e mi lancio a tutta velocità giù dal pendio per raggiungere l’auto là in fondo,

Ho appena acceso il motore e sto facendo manovra per riprendere la strada del ritorno – domandandomi se mi sto comportando da idiota – quando sento un boato e vedo lassù, proprio dov’ero 10 minuti fa, una nuvola bianca sollevarsi verso il cielo. 

Nello stesso momento il cellulare emette una lunga vibrazione, ma lo schermo rimane vuoto.

Allora gli parlo come a una vecchia conoscenza:

– Cassandra, sai che c’è? per quanto mi riguarda ti conviene cambiare nome.