Dai diari e dall’epistolario del conte Axel von Fersen

Il 14 luglio 1789 segnò l’inizio di un evento, la rivoluzione francese, che avrebbe fatto tremare tutti i regni europei. Ai primi segni di disordini, Gustav III, in quel momento impegnato nella guerra della Svezia contro la Russia, aveva congedato il Conte Hans Axel Fersen perché si recasse in Francia come osservatore degli eventi.

Ecco l’opinione del Barone Evert Taube, amico intimo di Axel Fersen e della sua famiglia: “Se Vostra Maestà vuole ottenere i servigi del “lungo Axel” [così soprannominato a causa della statura], Vostra Maestà dovrebbe legare a sé per sempre quella Persona [riferimento a Marie Antoinette] che di questi tempi di interessa a lui più che a chiunque altro non importa in quali servigi Vostra Maestà voglia ottenere, è sufficiente che si assicuri il favore della suddetta Persona. Posso assicurare Vostra Maestà che Axel vi servirà con lealtà e devozione, proprio in questo periodo egli è più prono a mettersi al servizio di Vostra Maestà di chiunque altro, e Vostra Maestà può contare sulla sua perpetua riconoscenza.” 

Quando la Rivoluzione Francese travolse il regno di Francia e sconvolse le altre potenze europee, Gustav III non avrebbe mai smesso di liberare la famiglia regale di Francia dalla prigionia dei rivoluzionari, e i servigi del “lungo Axel” a Sua Maestà e alla famiglia del re di Francia sarebbero andati ben oltre l’immaginabile. I limiti di questa rubrica non permettono di discutere i molteplici aspetti della rivoluzione, perciò riporterò solo alcune testimonianze del tentativo di fuga del 20 giugno 1791, fallito a Varennes. Questo evento causò una svolta decisiva agli eventi, ponendo la famiglia reale nello stato di ostaggi per negoziazioni per il riconoscimento della nuova Francia, che non sarebbero mai avvenute a causa delle troppe fazioni, dei differenti interessi e della confusione all’interno del corpo rivoluzionario. In due articoli successivi si pongono a confronto i diari e qualche lettera del responsabile dell’organizzazione del tentativo di fuga, Hans Axel von Fersen, con le descrizioni di Parigi all’indomani della fuga, come furono vissute da due testimoni oculari, un collaboratore di Fersen e un giacobino di Parigi, l’editore Nicolas Ruault.

Occorre premettere che da questo momento il poi molte delle lettere di Fersen e dei suoi corrispondenti sono scritte in “inchiostro invisibile” o con una cifratura complessa, la cui chiave era nota solo ai due corrispondenti (così almeno si sperava). La corrispondenza è complessa, riguarda il re di Svezia con l’intermediazione del barone Taube, i due generali responsabili dei movimenti di truppe alla frontiera, che dovevano accogliere la famiglia reale e consegnarla illesa alle truppe austriache, e il padre, il Conte Fredrik Axel von Fersen. Molti personaggi citati erano nobili francesi fuoriusciti, persone coinvolte nel tentativo di fuga e nel mantenere i contatti con i sovrani stranieri (in particolare austriaci), ambasciatori ed ex ambasciatori. Bruxelles brulicava di tali personaggi. Crauford e la sua convivente Eleonora Sullivan, di sovente nominati, erano amici di Fersen, che abitò presso di loro per un lungo periodo. La donna divenne anche sua amante.

[Lettera al padre] 15 febbraio 1791.

La mia posizione qui è diversa da quella di chiunque altro. Sono sempre stato trattato con gentilezza e distinzione in questo paese sia dai ministri, sia dal re e dalla regina. La vostra reputazione e i vostri servigi, mio caro padre, sono stati il mio passaporto e la mia raccomandazione; forse anche una condotta giudiziosa, circospetta e discreta mi hanno guadagnato approvazione, stima e qualche successo. Sono affezionato al re e alla regina, e sarei tenuto ad esserlo per il modo, così pieno di cortesia, che essi mi hanno sempre riservato quando erano in grado di farlo. Sarei vile e ingrato se li abbandonassi, ora che non possono far più nulla per me, mentre invece io ho ancora la speranza di poter essere loro di qualche utilità. A tutti i grandi favori di cui mi hanno ricoperto, essi hanno ora aggiunto una distinzione lusinghiera – quella della confidenza; tanto più lusinghiera in quanto è limitata a quattro persone, delle quali io sono il più giovane.
Se posso ancora servirli, che grande piacere avrò di restituire in parte i molti obblighi che riconosco loro, che dolce gioia per il mio cuore se potrò contribuire al loro benessere! Anche voi, mio caro padre, condividete questi sentimenti, e non potete che approvarmi. Questa è l’unica condotta degna di vostro figlio, e, anche se vi costerà un po’ di denaro, dovreste essere voi il primo ad ordinarmi di seguirla, seppur io fossi capace di comportarmi altrimenti. Nel corso della prossima estate tutti questi eventi avranno di certo il loro sviluppo e la decisione finale: se l’esito fosse sfortunato e fosse persa ogni speranza, niente potrà trattenermi dal tornare presso di voi.

Dai diari:

11 giugno 1791, sabato – Da Stegelman e da Sullivan. Lafayette ha raddoppiato la guardia e ha ispezionato tutte le carrozze nel palazzo reale. Montmorin gli ha detto che doveva esserci stato un ulteriore impedimento. Non mi azzardo di dire nulla.

12 giugno, domenica – Tempo incerto. Alle 14 ero dalla Regina. Pranzo da Sullivan. Il viaggio è rimandato al 20 a causa di una cameriera.

13 giugno, lunedì – Tempo incerto, freddo. Da Albert. Ho pranzato a casa. Da Lei fra le 18 e le 20, poi Opera buffa e da Sullivan. Gli ufficiali prestano giuramento.  Ciò significa che saranno raddoppiati i posti di guardia e che tutte le carrozze saranno ispezionate.

14 giugno, martedì – Tempo incerto, freddo. Ho fatto la mia visita a Corte. Pranzo da Sullivan. Partita a carte da Sullivan.

15 giugno, mercoledì – Tempo incerto, pioggia. Da Albert. Ho pranzato a casa. Opera buffa, da Sullivan. Ho domito da lei.

16 giugno, giovedì – Tempo incerto, pioggia. Pranzo da Sullivan. Da Lei alle sei e mezza, portate le casse per i bagagli, nessuno ha sospettato nulla, nemmeno in città. Gli ufficiali prestano giuramento. Questo farà sì che molti lascino l’esercito.

17 giugno, venerdì – Tempo incerto, piovigginoso. Sono stato a Bondy e Bourget. Ho pranzato a casa. Stegelman è partito. Da Sullivan. Ho dormito da lei.

18 giugno, sabato – Abbastanza bello. Da Lei dalle due e mezza alle sei. Opera buffa. Ricevuta una lettera dall’imperatore Leopoldo. Si ritiene che la flotta inglese sia uscita dai porti.

19 giugno, domenica – tempo grigio. Dal Re. Ho preso in consegna 800 libbre e i sigilli del regno. Pranzo da Sullivan. Sono stato da lei tutta la serata. Ho dormito da lei. Fra le undici e mezzo e mezzanotte sono stato al palazzo reale.

20 giugno, lunedì – Entrambi i due personaggi [i cui nomi sono stati cancellati da Fersen, probabilmente i due fratelli del re di Francia] mi hanno detto che non era più possibile esitare, che loro erano in ogni caso obbligati a partire. Ci accordammo sull’ora, basandoci sul rintocco delle campane, e altri particolari del genere. Inoltre, nel caso essi fossero stati catturati, io dovrei andare a Bruxelles e cercare di fare qualcosa per loro. Prendendo congedo da me, il re mi disse: “Signor von Fersen, qualsiasi cosa accada, io non dimenticherò mai ciò che avete fatto per me.” La regina pianse molto. La lasciai alle sei. Ella uscì per la sua solita passeggiata con i bambini. Non furono prese misure eccezionali di sicurezza. Io mi recai nel mio appartamento per mettermi in ordine. Alle sette ero da Sullivan per accertarmi che avessero portato lì la mia carrozza, alle otto ero di nuovo a casa. Scrissi alla regina per cambiare il luogo convenuto per il ritrovo, spiegarlo bene alle cameriere, e perché mi facesse sapere il segnale convenuto per la partenza. Andai con la lettera. Tutto era tranquillo. Alle otto e 45 vennero da me le guardie reali con una lettera [di Luigi XVI] per Mercy, diedi loro tutte le istruzioni. Andai poi a casa per spedire il mio calesse e così poter dare loro il mio cocchiere e i miei cavalli, per il viaggio. Andai poi a tirar fuori la carrozza. Credetti di aver perso la lettera per Mercy; alle dieci e un quarto ero nella Cour des Princes. Alle 11 e un quarto uscirono i bambini (Madame Royale e il delfino), che entrarono nella carrozza senza difficoltà. Alla stessa ora Lafayette passò due volte. Poi arrivò Madame Elisabeth seguita dal re, e per ultima la regina. Alla mezzanotte in punto eravamo per strada. Diressi la carrozza verso la Barriére Saint-Martin. Alla una e mezza eravamo a Bondy, dove cambiarono la carrozza. Presi una scorciatoia, alle tre ero a Bourget e continuai su quella via.

21 giugno – Bel tempo, tutto era andato bene. Un ritardo fra Maretz e Le Câteau. Il comandante del presidio militare mi chiese le generalità, mi spaventai molto. Cambiai strada dirigendomi a Le Quesnoy e passai il confine a S:t Vaast.

22 giugno – Bel tempo. Durante la notte fece molto freddo. Arrivai a Mons alle sei. Lì erano già giunti Sullivan, Balbi, Monsieur e un gran numero di altri Francesi, i quali erano tutti molto soddisfatti. Un monaco sulla strada mi chiese se il re era in salvo. Sono uscito da Mons alle undici. Sono tutti molto felici del fatto che il re sia al sicuro.

23 giugno – Bel tempo, ma freddo. Arrivato ad Arlon alle 11 di sera. Ho incontrato Brouillé. Seppi così che il re era stato arrestato. Nessuna conosceva i dettagli, solo che un drappello distaccato non aveva fatto il suo dovere. Il re aveva dimostrato di non avere rapidità e presenza di spirito. Mi sono fermato lì per la notte.

[Lettera al padre] Mons, 22 giugno 1791. 6 a.m.

Sono arrivato in questo istante, mio caro padre. Il re e tutta la famiglia hanno lasciato Parigi in tutta sicurezza il 20 a mezzanotte. Li ho condotti fino alla prima tappa [il Re aveva impedito a Fersen di accompagnarli lungo l’intero percorso]. Dio permetta che il resto del viaggio sia altrettanto fortunato. Aspetto qui Monsieur[il fratello minore del re] da un momento all’altro. Continuerò il mio cammino lungo la frontiera per raggiungere il re a Montmédy, se sarà così fortunato da arrivarci.

Axel Fersen.

[Lettera al barone Taube] Mons, 22 giugno 1791. 11 a.m.

Mio caro amico,
Il re, la regina, Madame Elisabeth, il delfino e Madame Royale hanno lasciato Parigi lunedì a mezzanotte. Li ho accompagnati a Bondy senza incidenti. In questo momento sto aspettando di incontrarli.

Axel Fersen.

 [Lettera al re Gustav III] 23 giugno 1791. Mezzanotte.

Sire,
Tutto è fallito. Il re è stato fermato a sedici leghe dalla frontiera e riportato a Parigi. Sono andato ad incontrare M. de Mercy e ho ricevuto da lui una lettera da parte del re, nella quale chiede all’imperatore di fare qualcosa per lui. Da Brussels verrò a trovare Vostra Maestà.
Sono, con il più profondo rispetto, il servitore umilissimo e molto ubbidente di Vostra Maestà,
Axel Fersen.

24 giugno – Partii alle quattro e mezzo del mattino. Bel tempo. Tutti sono dispiaciuti per l’arresto del re. Io ero profondamente addolorato. Tutto il Lussemburgo è disperato per la cattura del re. Come tutto è cambiato ora! Sono arrivato a Namur alle 11 di sera. Lì ho incontrato Monsieur.

25 giugno – Tempo bello e caldo. Mi sono messo in viaggio alla una di notte. Sono arrivato a Bruxelles alle due del pomeriggio. Un gran numero di Francesi era ospite dell’Hotel Bellevue. Lì non ho incontrata la Sullivan. Da Mercy, gli ho lasciato la lettera del re. Pranzo da Sullivan. Ho trascorso da lei tutto il pomeriggio. Venne una gran quantità di gente a chiedermi com’era andata. In serata ho parlato con Mercy, si è deciso di fare un tentativo di scrivere, lui vede tutto nero. Sono determinato a non dire una parola ai Principi. Bisogna cominciare tutto daccapo. Nessun ordine è arrivato qui a parte due lettere dell’imperatore per la regina. È un tipico italiano, quel Leopoldo.

……………omissis………….

28 giugno – Tempo bello e caldo. Colazione, pranzo e te da Sullivan. Lettera da Parigi sul ritorno del re. Barnave e Pethion sulla carrozza, è insopportabile. Nessuno applaudì. Un’altra lettera da Brouillé, negativa. Crawford si è offerto di recarsi in Inghilterra.

Da questo momento il Axel Fersen condurrà vita da fuoriuscito, muovendosi fra Bruxelles, Vienna e Germania, inserito in una cerchia di ex diplomatici, oppositori della rivoluzione, principi e nobili che preparavano una guerra contro la Francia, di cui il re di Svezia Gustav III era il più irriducibile sostenitore. Ottiene dal suo re una missione a Vienna, per sondare i propositi dell’imperatore Leopoldo. Anche dopo la morte di Gustav III resterà a Bruxelles, profugo, finché anche l’ultimo membro della famiglia reale francese, il decenne Louis XVII, non sarà morto.