La Divina Commedia e la fantasia in Dante Alighieri

Parlare della Divina Commedia del nostro Sommo Poeta non è mai un’impresa facile. Non solo perché sia una delle opere più complete (e forse anche complesse) che siano mai state scritte ma anche e soprattutto perché si tratta della colonna portante della Letteratura e Lingua italiane.

Spero di non attirare le ire dell’arcigno e irascibile Dante Alighieri, dal momento che vorrei proporre la sua opera come penultima tappa del nostro viaggio alla scoperta della Fantasia. Studiosi di grande spessore accademico hanno letteralmente sezionato ogni canto per metterne in luce la grande letteraria e il profondo valore storico. Le chiavi di lettura sono molteplici e così varie che a tratti è molto difficile pensare che tutti questi livelli siano stati previsti dall’autore e fossero parte di un progetto ben definito che albergava nella sua mente. Indubbiamente Dante aveva un obiettivo ben preciso, che andava oltre il semplice raccontare un’avventura, però a noi non è dato sapere quale sia stata la chiave di lettura che secondo lui aveva la precedenza. Commettendo un atto di superbia, posso dichiarare che tutto ciò non sia degno della nostra attenzione, perché non è per indispensabile ai fini del godimento e apprezzamento di questa vera opera d’arte.

Uno dei livelli di lettura decisamente affascinanti è quello personale. Ogni artista ha in sé alti ideali, che alimentano la sua spinta creativa e portano alla nascita di opere d’arte, però non va dimenticato che il primo grande motivo per cui ci si siede alla scrivania per scrivere, davanti ad un cavalletto per dipingere o al pianoforte per comporre è la necessità personale. Non si diventa artisti, lo si è già dalla nascita. Dante scrive perché sentiva la necessità fisica di farlo; ovviamente ha sfruttato questa sua necessità anche per fini politici e sociali, però l’origine della sua scrittura è indubbiamente personale.

La Commedia con il commento del Vescovo Visconti (Codice 67) – Fine XIV secolo
Padova, Biblioteca del Seminario Vescovile – Tiratura limitata a 300 esemplari

La Divina Commedia è uno scrigno prezioso di sensi e simboli; la sua sincerità in qualità di opera d’Arte è riscontrabile nel suo valore senza tempo, infatti essa parla ancora alle varie generazioni della nostra epoca (se volete averne una prova reale e tangibile potete visitare il sito Progetto Dante magistralmente realizzato dai ragazzi della classe 3AL dell’ISS Carlo Alberto della Chiesa insieme ai loro insegnanti di Educazione Civica).

Dante Alighieri
Dettaglio della statua in Piazza Santa Croce a Firenze

La Divina Commedia ha anche un valore personale. Dante ha messo in luce le sue passioni, non ha avuto remore nel descrivere ciò in cui più credeva e attaccare aspramente ciò che più di tutto lo faceva arrabbiare.

Per noi non è difficile capire il suo pensiero. Immaginiamo le seguenti situazioni:

  • una patria amata gestita da una classe politica impreparata e dedita maggiormente all’interesse personale piuttosto che a quello pubblico;
  • rappresentati di una religione alla quale molti hanno affidato la loro esistenza e nella quale credo profondamente, che sono molto occupati a intrallazzi di palazzo e attività personali alquanto discutibili;
  • una giustizia un po’ latente che è in mano a persone che la gestiscono in modo del tutto arbitrario e per scopi puramente personali o di partito per screditare chiunque possa erodere il consenso popolare.

Ovviamente, ogni riferimento è puramente storico e si riferisce alla nostra Italia così come era tra il 1304 e il 1321, anni nei quali il Sommo Poeta è stato impegnato nella stesura del suo capolavoro.

Mosso da questi forti sentimenti, Dante prende in mano la penna e inizia a scrivere i 14.233 versi della sua Commedia. Pagine impregnate dal pensiero e dalle emozioni forti provate dall’autore, grazie alle quali possiamo conoscere a fondo il carattere e i pensieri di uno dei padri della nostra Letteratura (e, ovviamente, della nostra cultura nazionale).

Dante Alighieri non ha chiesto alle pagine della sua opera di custodire solamente la sua visione della realtà storica, di quella morale e la sua visione personale ed intima. Egli ha riversato nelle tre cantiche anche le sue paure e speranze più intense. Come abbiamo visto nelle tappe precedenti del nostro viaggio verso Fantàsia, quando abbiamo a che fare con situazioni difficili e problemi troppo grandi da gestire ci rivolgiamo al gioco; attività essenziale per poter ridimensionare una situazione troppo complicata e spaventosa.

Il nostro poeta ha paura della situazione in cui si è trovato catapultato, un esilio scelto a seguito di un processo per contumacia non è facile da accettare né da superare, e ha paura dell’Aldilà. Nessuno mette in dubbio che non sia stato una brava persona, però come tutti gli essere mortali qualche piccolo peccato lo ha sicuramente commesso, qualche volta avrà anche applicato un tasso d’interesse arbitrario e forse troppo alto. Tutto ciò, unito alla sua opera letteraria, potevano metterlo in gravi difficoltà durante il giudizio universale che avrebbe decretato la sentenza eterna per la sua anima.

Il Giudizio Universale (1536-1541)
Michelangelo Buonarroti – Cappella Sistema (Vaticano)

La Divina Commedia rappresentava un peccato non da poco; il poeta fiorentino si era arrogato il diritto di giudicare le anime di molte persone (alcune delle quali sue contemporanee e non ancora morte), compito che spetta a Dio e a nessun altro. Questo fu senza dubbioso dei motivi che portò Dante a lasciare un testamento in cui chiedeva ai suoi eredi di bruciare la sua opera perché poteva rappresentare una prova schiacciante a sua svantaggio; volontà che per nostra fortuna non fai rispettata.

La visita all’Aldilà che Dante ha potuto svolgere prima del tempo (grazie alla fantasia) ha permesso al poeta fiorentino di rendere più gestibile l’idea dell’Inferno, del Purgatorio e del Paradiso; per quel curioso processo che rende meno spaventoso un problema dal momento che se ne parla con qualcuno.

Una Fantasia (e anche il gioco) sono espressioni tra le più alte del genere umano. La Divina Commedia è la fantasia eccelsa di una mente molto raffinata e di un’anima sensibile alla Bellezza artistica e morale.

Leggere la Divina Commedia arricchisce. Una chiave di lettura in più (quella personale legata alla fantasia e al gioco) non è altro che un ulteriore arricchimento e la conferma della sua universalità.

Dante con la Divina Commedia (1465)
Domenico di Michelino – Santa Maria del Fiore (Firenze)

2 pensieri su “La Divina Commedia e la fantasia in Dante Alighieri

    1. Carissima Christiane, non posso che ringraziarti per il tuo intervento dal quale sta già nascendo un articolo dedicato proprio al tuo intervento… quindi grazie e ogni tuo intervento non potrà che essere apprezzato!

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