Giotto e il Crocifisso di Santa Maria Novella a Firenze

La Chiesa di Santa Maria Novella a Firenze è uno scrigno prezioso che racchiude un tesoro artistico che tutti noi dovremmo conoscere e vedere almeno una volta nella vita.

Santa Maria Novella a Firenze

Entrando dalla porta laterale della chiesa, passando per il chiostro, non possiamo non venir colpiti dall’imponenza e dalla meraviglia che ci offre il Crocifisso realizzato dal nostro Giotto di Bondone, che conosciamo più semplicemente come Giotto.

Nato a Vicchio (città natale anche di Beato Angelico) nella zona metropolitana di Firenze ha conquistato non solo l’Italia ma è diventato uno dei più importanti pittori della Storia dell’Arte di tutti i tempi. La sua famiglia di origine apparteneva alla classe medio-bassa, essendo piccoli proprietari terrieri, e tentò di migliorare la propria situazione economica trasferendosi nella grande città. A questo punto, Storia e mito si fondono e dobbiamo fare molta attenzione per non alimentare informazioni non documentate; solitamente si racconta che dopo l’arrivo a Firenze, Giotto fu messo a bottega da Cimabue e qui si formò artisticamente arrivando a superare il proprio maestro; così come scrive Dante Alighieri, diventando di diritto uno dei primi critici del pittore toscano:

Credette Cimabue ne la pittura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
sì che la fama di colui è scura:

Purgatorio XI – 94,96

È importante ricordare che ad oggi non sono stati trovati documenti che attestino questo fatto; detto ciò possiamo continuare a pensare che Giotto studiò alla bottega di Cimabue ma dobbiamo essere pronti a cambiare le nostre certezze qualora esca un documento attendibile che confermi o smentisca questo fatto.

Giotto ha lasciato molte opere d’arte pittoriche e il magnifico campanile del Duomo nel capoluogo fiorentino. Una delle sue opere giovanili più interessanti è il

Clicca l’immagine per ingrandire l’immagine

Crocifisso di Santa Maria Novella.

Quest’opera dalla dimensione impressionante (5,78 metri d’altezza per 4,06 metri di larghezza) è stata realizzata tra il 1290 e il 1295 circa ed è più o meno coeva dell’altra opera maestra realizzata nello stesso periodo: la serie di affreschi nella Basilica di San Francesco ad Assisi.

Questo Crocifisso, nonostante possa sembrare molto classico e comune, rappresenta un grande punto di svolta nella realizzazione pittorica.

Il primo aspetto a cui dobbiamo dare la giusta importanza sono le proporzioni del corpo.

Crocifisso di Santa Croce (1272-1289 circa)
Cimabue – Firenze

Il maestro di Giotto, Cimabue, era molto legato allo stile bizantino, che sappiamo essere stato quello dominante all’epoca. Se confrontiamo le due opere tra di loro possiamo renderci conto di un forte cambiamento nelle linee del corpo del Cristo.

L’Arte Bizantina proponeva moduli molto rigidi, addirittura schematici, che non prevedevano alcuno sforzo nel realizzare un risultato verosimile; tanto che nel Crocifisso di Santa Croce il corpo non sembra avere né peso né una reale consistenza e presenza corporea.

Il Crocifisso di Santa Maria Novella è tutt’altra cosa. Il corpo del Cristo pesa sulla croce e ha una postura proporzionata alla posizione e situazione in cui si trova. Giotto sente la necessità di superare gli schemi bizantini che proponeva una realizzazione in serie delle immagini e vuole donare alle sue figure una maggiore somiglianza al vero e unicità.

Da dove Giotto ha tratto spunto per le sue idee innovative?

Le rivoluzioni più innovative, a volte, sono quelle che affondano le loro radici nel passato; per Giotto è stato così: la riscoperta del mondo greco/romano ha infuso una forte spinta ad un linguaggio artistico (quello bizantino) che cominciava ad essere un po’ stantio e ripetitivo.

Gruppo del Laocoonte (I a.C.-I d.C.)
Polidoro e Agesandro, Atenodoro di Rodi
Musei Vaticani (Roma)

Anche se può sembrare assurdo, a volte le maggiori spinte di cambiamento arrivano da idee e pratiche del passato. Giotto rispolvera la visione dell’arte greco-romana, in cui gli artisti erano veri e propri virtuosi del verosimile e la declina in base alla maniera moderna.

Lo stesso Benvenuto Cellini, uno dei più grandi artisti fiorentini, autore del Perseo in Piazza della Signoria e orafo dotato, nel 1390 disse di Giotto che

tramutò l’arte di greco in latino e la ridusse in moderno.

L’Arte Bizantina rappresentò una cesura nei confronti di opere come il Gruppo del Laocoonte (in questo articolo, il gruppo scultorio è stato scelto come termine di paragone solo ed esclusivamente per la sua incredibile bellezza e non perché Giotto potesse essersi in qualche modo ispirato a lui, dal momento che nessuno poté ammirarlo fino al 1506, anno del suo ritrovamento); nonostante l’apice raggiunto dall’arte greco-romana, in epoca bizantina decise di compiere un’inversione di marcia e ripercorrere la strada tracciata dagli antichi egizi, quando l’arte non doveva ritrarre ma offrire simboli da interpretare per assimilare concetti. All’epoca di Giotto i concetti erano già stati sufficientemente assimilati e di conseguenza alcuni artisti sentivano bisogno di novità infondendo maggior realtà e vita nelle loro figure; il Crocifisso di Santa Maria Novella è uno dei migliori esempi di questo rinnovamento.

La svolta: il chiaroscuro

Se mettiamo a confronto il Crocifisso realizzato da Cimabue e quello firmato da Giotto abbiamo la percezione che ci sia una differenza abissale tra i due e la rivoluzione è da attribuirsi al chiaroscuro.

Trascina a destra e sinistra il bottone centrale per mettere a confronto le due immagini
Crocifisso di Santa Croce dettaglio
(1272-1289 circa)
Cimabue – Firenze

La caratteristica dominante della Pittura Bizantina è il contorno. Gli artisti delimitavano le figure con linee ben precise ed evidenti, accentuando più possibile il disegno e dando un’importanza secondaria all’uso del colore.

Il contorno rigido e netto crea un’immagine molto facile da leggere e riconoscere; essendo una rappresentazione dichiaratamente lontana dalla realtà, ci spinge a considerare la figura rappresentata come un simbolo da decodificare più che una persona da osservare. Esprimendo il concetto in termini più semplici, osservando l’opera di Cimabue ci rendiamo subito conto che l’artista non fa nulla per nascondere la falsità dell’immagine.

Come abbiamo già avuto modo di capire, Giotto vuole infondere realismo alle sue opere e l’effetto che l’osservatore deve avere davanti ad una sua opera è quella di trovarsi di fronte alla persona ritratta e non ad una sua rappresentazione. Per ottenere questo effetto era necessario sviluppare una nuova tecnica pittorica. La soluzione viene offerta dal chiaroscuro.

Crocifisso di Santa Maria Novella

Le linee nette dei contorni si attenuano e al loro posto compaiono contorni morbidi che creano le rotondità del fisico. L’occhio attento del pittore ha notato che i nostri corpi non sono delimitati da contorni scuri come nei disegni più infantili. Tutti gli oggetti sono modellati da un gioco di luci ed ombre.

È per questo motivo che Giotto usa le sfumature scure per delimitare il corpo, attraverso le quali riesci a creare queste rotondità delicate che creano nell’osservatore la sensazione di realtà e vera corporeità del Cristo in croce.

Rispetto all’Arte precedente (e in parte ancora contemporanea per Giotto) questo cambiamento rappresenta un grande salto e un’innovazione che lasciava il pubblico stupito e meravigliato. Questa nuova tecnica verrà utilizzata da Giotto anche nella realizzazione di alcune scene negli affreschi dedicati alla vita di san Francesco ad Assisi e nella celeberrima Cappella degli Scrovegni.

Un pensiero su “Giotto e il Crocifisso di Santa Maria Novella a Firenze

  1. buongiorno .Ho avuto la fortuna di conoscere e apprezzare le grande crocifissione di Cimabue E GIOTTO A Firenze e ad Arezzo :in particolare durante il restauro ad Arezzo ed e quello che preferisco sara per la posizione orizzontale e le spiegazioni della restauratrice ma dopo diverse visite ammira trice , anche dopo cola visione verticale mi e rimasta nel cuore e ‘ho preferito al Giotto . Giotto nonostante tutto mi riporta ogni anno a Padova per un sempre rinovato incontro ma penso sempre al Cimabue cosi innnovativo nella figura del Christo sofferente e i drappeggi trasparenti . Da rivedere ancora senza confronti. aspetto il Tuo Giotto prima del mio prossimo incontro col LUI . SPERO Christiane Begonnet Mail: cbegonnet@outlook.it Mobile: +393387679795

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