Giotto e la Cappella degli Scrovegni

La Cappella degli Scrovegni a Padova è uno dei capitoli fondamentali della biografia artistica di Giotto e dell’Arte italiana.

La famiglia Scrovegni aveva un piccolo problema: erano usurai di fama riconosciuta. A dire il vero erano delle vere e proprie star dell’usura, al punto che lo stesso Dante Alighieri nella sua Commedia li confina all’Inferno. Destinare parte dei soldi guadagnati in un modo tanto peccaminoso alla realizzazione di una cappella era un buon modo per espiare i propri peccati e confidare in un’attenuazione della pena da scontare nell’aldilà.

Interno della Cappella degli Scrovegni

Da un punto di vista organizzativo, l’opera di Giotto è abbastanza semplice da leggere e consta di 4 macro gruppi:

  • Fascia 1: le storie di Maria
  • Fascie 2 e 3: le storie di Cristo
  • Fascia 4: 14 allegorie che rappresentano vizi e virtù
  • Giudizio universale

Di per sé l’impianto è perfettamente in linea con le opere di questo genere realizzate attorno al 1303-1305 (anni in cui Giotto realizzò il suo capolavoro a Padova).

Le Storie di San Francesco nella Basilica Superiore di Assisi (potete leggere un articolo dedicato cliccando qui) e gli affreschi nella Cappella degli Scrovegni si prestano naturalmente ad un confronto. Osservando con attenzione le scene di ciascun ciclo di affreschi, ci rendiamo conto che l’opera di Padova ha una maggior luminosità rispetto agli affreschi di Assisi. I colori usati nella città veneta hanno toni molto più chiari e definiti rispetto a quelli usati in Umbria, aspetto facilmente osservabile nelle vesti delle figure che sono molto più luminose e chiare.

A sinistra: Apparizione al capitolo di Arles (Assisi); A destra: Ultima cena (Padova)

Giotto ha dato molto spazio all’aspetto narrativo e alla quotidianità nella sue opere. Anche a e Padova, così come ad Assisi, possiamo trovare molti particolari che contribuiscono a portare umanità al sacro. Tra le scene della prima fascia, quella in cui sono stati realizzati gli affreschi dedicati alle storie di Maria, troviamo l’Annuncio a Sant’Anna in cui possiamo vedere una donna intenta a filare. Tra le scene che raccontano le storie di Cristo, se osserviamo il riquadro dedicato alle nozze di Cana non possiamo non notare la figura dell’assaggiatore, una figura estremamente realistica, caratterizzata da un’oggettiva mancanza di bellezza e da una vista grassezza. Questi aspetti donano un realismo al quale il pubblico dell’epoca non era abituato; proviamo a pensare, quindi, quanto stupore erano soliti destare nel pubblico dell’epoca.

Tra le varie scene realizzate dal maestro toscano, ce ne sono tre che colpiscono in modo molto intenso la nostra percezione. La prima è la Visitazione; Giotto libera tutta la sua potenza espressiva, che culmina nel dialogo di sguardi tra la Vergine e la cugina Elisabetta. Un altro particolare sul quale dobbiamo focalizzare la nostra attenzione è relativo al forte realismo tipico di Giotto: il volto di Elisabetta, che secondo quanto raccontano le scritture era una donna avanti con gli anni, è solcato da rughe.

Un seconda scena dal forte valore artistico è quella relativa al tradimento di Giuda. Dal punto di vista della costruzione stilistica, possiamo notare che i colori sono stati scelti con grande cura e non sono casuali. La sequenza dei colori è molto importane:

giallorossoverdeviola

Non si tratta di un semplice ordine di sfumature ma sembra quasi essere una vera e propria formula matematica, in cui il prodotto degli estremi è uguale al prodotto dei medi. Infatti, mettendo in relazione medi ed estremi troviamo le coppie di colori complementari.

gialloviola | rossoverde

Come vedremo nel prossimo riquadro, Giotto usa spesso i colori complementari perché donano una luminosità e un volume particolare al disegno. Un secondo particolare curioso lo possiamo trovare nella fisionomia di Giuda, che è in tutto e per tutto uguale a quella del Diavolo che sta guidando le sue azioni; come se ci fosse una perfetta sovrapposizione tra le due figure nella narrazione della Passione di Cristo.

Un’altra scena a meritare una menzione particolare è quella del Bacio di Giuda. Giotto ha realizzato una delle scene con maggior senso drammatico, concentrato nell’espressività degli sguardi tra Cristo e Giuda; questa scena è seconda solo al Compianto sul Cristo morto per quanto riguarda l’intensità espressiva. Possiamo anche notare che Giotto non usa il nero per creare le ombre nella scena ma solo i colori complementari che, come abbiamo già avuto modo di vedere, creano una maggior luminosità e volume.

Due scene in particolare meritano un’attenzione maggiore. Non solo perché sono state realizzate in modo magistrale ma soprattutto perché presentano aspetti innovativi unici che hanno rappresentato un punto di svolta nella Storia della Pittura.

Cristo Deriso
(clicca per ingrandire)

Il primo riquadro che prendiamo in considerazione è quello del Cristo deriso. Anche questo quadro, come tutti gli affreschi presenti nella Cappella degli Scrovegni, è caratterizzato da colori vivi che riescono a valorizzare la costruzione della scena. L’ambiente in cui si svolte questo episodio della Passione di Cristo è stato realizzato con grande precisione, al punto che possiamo addirittura parlare di ricostruzione filologica e fotografica. La scena è avvenuta in un’edificio costruito in stile romano (come possiamo notare, giustamente, dall’architettura disegnata); inoltre non possiamo non notare che man mano che ci si avvicina al soffitto possiamo notare che i muri della stanza diventano più scuri; questo perché normalmente più ci si avvicina al soffitto e meno luce si trova, in una stanza con poche finestre. Inoltre, questa scena è avvenuta di notte, come possiamo notare dalle tre finestre completamente scure.

La composizione è strutturata in due gruppi ben distinti. Attorno al Cristo (che ha un’espressione serena) troviamo le forti tinte viola e gialle (che sono, tra l’altro, colori complementari) e tutti i personaggi rappresentati in questa metà esprimono una certa violenza nei movimenti. La linea di divisione delle due metà è rappresentata dalla figura del nero con una veste bianca che è anche una sorta di collegamento tra le due metà della scena. Sulla destra troviamo il gruppo degli ebrei e di Ponzio Pilato (che ha il volto di una vera e propria statua romana) ma non possiamo non meravigliarci per l’invenzione più strepitosa di tutte che è rappresentata dal personaggio di spalle con una veste dai colori cangianti.

Terminiamo con una delle scene più intense e incredibili: il compianto sul Cristo morto. Gli elementi che compongono questo riquadro sono molto numerosi e possono essere suddivisi, essenzialmente, in due gruppi: il primo è quello composto dai personaggi e il secondo dal personaggio speciale.

Compianto sul Cristo morto

Il personaggio che più di ogni altro ricopre un ruolo da protagonista è la roccia chiara e semplice che taglia trasversalmente la scena. Osservando la scena, è proprio la roccia che accompagna il nostro occhio e ci obbliga, quasi, a spostare la nostra attenzione sul toccante sguardo tra Maria e il figlio morto. I personaggi sono di stampo più canonico, invece, e rientrano nella normale rappresentazione di un compianto.

Giotto, con questa scena, stravolge la Pittura italiana. Prima di tutto possiamo notare che la scena non è centrale come ci si aspetterebbe. Le figure della Vergine, delle donne e di San Giovanni rappresentano la rottura definitiva con il mondo bizantino; i loro corpi e volti trasmettono emozioni molto forti ed estremamente intense. Il coro degli angeli è quanto ti più straziante sia mai stato dipinto. Giotto vuole anche suggerirci che anche la Natura partecipa al dolore per la morte di Cristo, come possiamo vedere dall’albero sulla roccia, che è completamente spoglio e sembra morto a sua volta.

Giotto non è stato semplicemente uno dei più importanti pittori italiani, e non solo è il fondatore della nuova Pittura italiana ma uno dei creatori della nostra sensibilità artistica.

2 pensieri su “Giotto e la Cappella degli Scrovegni

  1. grazie come sempre ho da imparare . grazie per l’uso dei colori un nuovo capitolo spero di poter andare anche quest’anno al mio appuntamento con Giotto christiane Christiane Begonnet Mail: cbegonnet@outlook.it Mobile: +393387679795

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  2. grazie come sempre ho da imparare . grazie per l’uso dei colori un nuovo capitolo spero di poter andare anche quest’anno al mio appuntamento con Giotto christiane Christiane Begonnet Mail: cbegonnet@outlook.it Mobile: +393387679795

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