Mozart – Capitolo 1: alti e bassi

Wolfgang Amadeus Mozart (per gli amici Amadé, come di solito si firmava) è nato a Salisburgo il 27 gennaio 1756 e morì il 5 dicembre 1791 a Vienna.

La sua è stata uno delle personalità più poliedriche nella Storia della Musica, la sua biografia è segnata dalla presenza quasi asfissiante di un padre che pur di sfruttare la nomea di enfant prodige oltre l’inverosimile (dichiarando per diversi anni la stessa età del figlio), gli enigmi che lo attorniano sono diversi, come quello sulla sua morte (qualcuno sostiene la teoria poco credibile che sia stato Salieri ad ucciderlo) e un enigma difficile da risolvere riguarda la sua vita.

mozartViene da chiedersi come sia possibile che il compositore di 626 opere (molte però sono frammenti o opere davvero minori, come le prime sinfonie dalla durata di poche battute) sia riuscito a raggiungere livelli sublimi e allo stesso tempo sia rimasto imbrigliato in una sfera come la cropofilia. Ovviamente sono impressioni, che però nascono dalla lettura della sua corrispondenza, come questa lettera scritta alla cuginetta:

Forse lei crede o pensa che io sia morto – che sia crepato? – che abbia tirato le cuoia? – Invece, no! Non lo pensi, la prego, perché pensato e cacato son due cose diverse! – come sarebbe possibile?… non mi voglio affatto scusare del mio lungo silenzio, tanto non mi crederebbe proprio; eppure ciò che è vero è vero! – ho avuto così tanto da fare che avevo sì tempo di pensare alla Bäsle ma non di scriverle e quindi ho dovuto farne a meno. Ma ora ho l’onore di domandare – se sta bene e se tira a campare? – Se di corpo lei va bene? – se ha la scimmia e se la tiene? – Se le piaccio ancora un pochette? – se scrive ancora con il gessetto? – Se ma si ricorda di pensare= – se non ha mai voglia di andarsi a impiccare? – se aveva un diavolo per capello? – contro di me, povero buffoncello? – Se non vuol far pace con un po’ di buon cuore – ne lascio scappare una, sul mio onore! Ma lei ride… vittoria!
I nostri culi siano simboli di pace! – Lo sapevo bene che non poteva resistermi più a lungo. Sì sì, sono sicuro del fatto mio, dovessi cacare ancor oggi, anche se tra 14 giorni vado a Parigi. Se mi vuol mandare una risposta – da Asburgo per posta – faccia di gran volata – perché se l’ora di partire è già scoccata – non ricevo una lettera ma una cacata – cacca, cacca! – – cacca! – o cacca! – o dolce parola! – cacca – ficca in bocca – bellissimo! – cacca, ficca in bocca! – cacca! – lecca – o charmante! – cacca lecca! – che piacere! – cacca ficca in bocca e lecca – ficca in bocca cacca e lecca cacca! – – Ora per passare ad altro si è divertita per benino a carnevale? Ad Augusta ci si può divertire molto più che qui. Vorrei proprio essere lì per fare quattro salti con lei. La mamma e io porgiamo i nostri saluti al signor padre alla signora madre oltre che alla Bäsle e speriamo che tutti e tre godiate buona salute, come è di noi, grazie e lode a Dio, e lo credo – no. Tanto meglio, meglio tanto. A proposito, come va con il francese? – posso scriverle preso una lettera tutta francese? – da Parigi, non è vero? mi dica un po’, ce l’ha ancora lo spunicunifait?

Quello che lascia spaesati è che Mozart scrive questa lettera già da adulto, lo stile è alquanto “particolare”. Nonostante lo stile della sua corrispondenza privata, Mozart ha scritto pagine sublimi come il celebre “Lacrimosa“. Un brano dall’apparente semplicità nell’orchestrazione e nel coro, che presenta sempre lo stesso giro armonico (qualcosa che potrebbe scrivere qualsiasi studente di composizione) eppure è un pezzo strabiliante, con delle appoggiature uniche.

Questo brano è la sintesi dell’intera vita del compositore e la sorte ha voluto che fosse l’ultimo brano a cui lavorasse il nostro Wolfgang Amadeus. Tra le altre cose, questo stesso brano non è stato scritto interamente da Mozart (come il celeberrimo Requiem), è stato completato da Franz Xaver Süssmayr, il suo segretario ed allievo, che ha seguito gli appunti del maestro per completare la grande opera lasciata incompiuta.

Una delle migliori interpretazioni di questo brano è quella che veda alla bacchetta il nostro compianto Claudio Abbado.


Pubblicato su Latelier 91 il 16 aprile 2020 (https://wordpress.com/post/latelier91.wordpress.com/1713)

Beethoven – Capitolo 9: Ludwig oggi

Ludwig è uno dei compositori più conosciuti e amati anche ai giorni nostri. In molti teatri è consuetudine presentare la Nona Sinfonia nel concerto dell’Anno Nuovo. La Sonata “Al Chiaro di Luna” è uno dei pezzi pianistici più conosciuti e che più fanno sognare. Dopo tanti decenni di interpretazioni siamo di fronte a due scuole ora. La prima vede in Beethoven il compositore marmoreo e pesante mentre la seconda lo vuole estremamente dolce in alcuni momenti e fortemente ritmato in altri. Due modi davvero interessanti di vedere la sua composizione.

Vi voglio proporre un gioco, se avete tempo. Provate ad ascoltare queste due interpretazioni al pianoforte della Sonata “Al Chiaro di Luna” e decidete quale delle due vi piace di più. Non esiste una risposta corretta ma solo il gusto personale.

La prima è di un mostro sacro del pianoforte, Claudio Arrau, che ha un approccio “alla vecchia maniera” mentre la seconda è di Valentyna Lysycja, che preferisce un approccio più sentimentale.

Un grande direttore d’orchestra di oggi è Paavo Järvi, padre del famoso Neeme Järvi e allievo del grande Leonard Bernstein, che ha un approccio molto veloce, snello e forte con la musica di Beethoven, imponendosi come uno dei migliori interpreti oggi. Nell’immaginario di tutti noi, Herbert von Karajan è il grande direttore d’orchestra; il suo approccio è monolitico, marmoreo e pesante, un aspetto non sbagliato data che la Musica di Beethoven è anche quello.

Vi ringrazio per questo percorso che abbiamo fatto insieme. Buon ascolto e buona musica a tutti!


Pubblicato su Latelier 91 il 25 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/25/beethoven-capitolo-9-ludwig-oggi/)