Beethoven – Capitolo 8: l’eredità artistica

La grande eredità artistica e umana che ci ha lasciato, la possiamo trovare condensata Beethovennella sua opera più incredibile che è la Nona sinfonia. Un’opera immensa non solo per la dimensione ma anche per i contenuti.

In essa possiamo trovare tutti gli aspetti della nostra esistenza; ascoltando i vari movimenti possiamo trovare l’essenza del sublime, lo strazio e anche l’aspetto più drammatico dell’esistenza.

Dopo il duro lavoro portato avanti per anni da Herbert von Karajan per registrare tutte le sinfonie di Beethoven ha detto che lo sforzo era paragonabile a quello di scalare una montagna. Partendo dalla Prima Sinfonia si sale, con grande fatica, sino all’ultima e il panorama che si gode da quell’altezza è l’immensità dell’esistenza.

Tutti noi conosciamo la Nona Sinfonia, prima di arrivare al famoso coro finale, vorrei presentarvi l’ultimo movimento, dove l’orchestra esegue un pezzo musicale molto simile al baccano al quale deve mettersi un freno. Il violoncello, faticosamente, tenta di suggerire una soluzione melodica. L’orchestra tenta di studiare la possibilità di vari incipit che già sono stati presentati nei movimenti precedenti e si alterna con i violoncelli e contrabbassi. In questo momento è facile pensare alla difficoltà compositiva di Beethoven e ai molti tentativi che avrà fatto per trovare la soluzione migliore.

Durante questo dibattito musicale, il coro rimane una presenza silenziosa. Poi, all’improvvisa si alza in tutta la sua presenza strabiliante ed enorme e inizia uno dei momenti più belli di tutta quanta la Storia della Musica.

bee-2Oggi, aspettiamo con trepidazione l’ingresso del coro e tutta la sua carica. Non era così all’epoca di Beethoven. Inserire in un coro in una sinfonia era una cosa da non fare, era troppo contro le regole. Il testo poi era una poesia di Schiller, quindi immaginiamoci lo scandalo culturale che si creava. Beethoven, alla fine della sua carriera dopo tanta ricerca dedicata al suono perfetto, trova l’unico strumento che possa esprimere tutte le sensazioni ed emozioni: la voce umana.

È emozionante partecipare alla forte discussione tra gli strumenti musicali che diventa un vero e proprio rumore, che culmina in quell’accordo forte e dissonante che è passato alla storia come quello del “terrore”. Poi la voce umana interrompe la musica con queste parole:

O amici, non questi suoni

La poesia di Schiller raggiunge un livello eccelso con questi versi:

Abbracciatevi, moltitudini!
Questo bacio vada al mondo intero
Fratelli, sopra il cielo stellato
deve abitare un padre affettuoso.
Vi inginocchiate moltitudini?
Intuisci il tuo creatore, mondo?
Cercalo sopra il cielo stellato!
Sopra le stelle deve abitare!

Vi propondo di ascoltare l’ultimo movimento eseguito dalla Western-Eastern Divan Orchestra (fondata da Daniel Barenboim per unire musicisti proveniente da culture che sono in guerra tra di loro). È una registrazione molto emozionante. Buon ascolto e alla prossima!


Pubblicato su Latelier91 il 24 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/24/beethoven-capitolo-8-leredita-artistica/)

Beethoven – Capitolo 7: la fine di un genio

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Beethoven che cammina in campagna, Julius Schmid

Nell’ultimo articolo abbiamo visto che nonostante il periodo estremamente difficile che Beethoven ha dovuto affrontare negli ultimi anni della sua vita, la sua produzione è stata estremamente viva e straordinaria.

Il suo modo di comporre era abbastanza paradossale. Infatti, non vuole abbandonare la forma classica del passato (quella del Settecento, per intenderci) ma allo stesso tempo inserisce delle novità tali che durante l’Ottocento non riescono ad essere comprese a pieno, si dovrà aspettare il Novecento per attribuirgli tutta la grandezza che merita.

Un grande musicista (e critico) come Robert Schumann proporrà di costruire un monumento in suo onore degno della sua grandezza, dando diverse idee (suggerendo di ispirarsi al nostro San Carlone):

Se fossi un principe costrurrei per lui un tempio nello stile del Palladio: vi sarebbero dieci statue; Thorwaidsen e Dannecker non potrebbero crearle tutte, ma almeno potrebbero farle finire sotto i loro occhi; nove sarebbero le statue, come le Muse, per le sue sinfonie: Clio sarebbe l’Eroica, Talia la Quarta, Euterpe la Pastorale e così via, Egli il divino Musagete. Là dovrebbe raccogliersi di tempo in tempo il popolo dei cantori tedeschi, là dovrebbero tenersi gare, feste, là dovrebbero essere eseguite le sue opere nel modo più perfetto. Oppure, un’altra cosa: prendete centinaia di querce centenarie e servitevene per scrivere sul terreno con tale scrittura gigantesca il suo nome. Oppure scolpitelo in una forma colossale come il san Carlo Borromeo al Lago Maggiore, affinché Egli possa, come già faceva nella vita, guardare al di sopra di tutte le montagne, – e quando i battelli del Reno scorreranno e gli stranieri chiederanno che cosa significhi quel gigante, ogni fanciullo potrà rispondere: è Beethoven, – ed essi

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San Carlo Borromeo ad Arona sul Lago Maggiore

penseranno che sia un imperatore tedesco. O se volete esser utili ai viventi, fondate in suo onore un’Accademia intitolata “Accademia della musica tedesca”, in cui avanti tutto sia insegnato, il suo Verbo, il Verbo secondo il quale la musica non debba essere coltivata come un mestiere comune da chiunque; ma dischiusa dai sacerdoti come un mondo meraviglioso agli eletti; una scuola di poeti, più ancora, una scuola di musica nel significato greco. In una parola: sollevatevi una buona volta, lasciate la vostra flemma e pensate che questo monumento sarà ben pur il vostro!

Con la composizione della sua Grande fuga in si bemolle maggiore (op. 133) possiamo decretare la nascita ufficiale del Romanticismo. Tutto il pezzo è pervaso da uno stupendo dialogo fra i vari strumenti. Il quartetto Alban Berg ha registrato un’interpretazione davvero di grande livello, Buon ascolto:

In occasione delle festività natalizie nel 1823, Johanna gli invia gli auguri di Natale. La risposta non sarà delle migliori a causa dei suoi dolori lancinanti. Secondo la donna:

il maestro è diventato quasi pazzo.

La sua ultima estate, quella del 1826, la passerà in compagnia; ormai deve convivere con una sordità quasi totale e con dei dolori addominali diventati cronici. La sua condizione umana così dolente (spiritualmente e fisicamente) è descritta molto bene dalle pesanti parole di un medico dopo una visita;

scosso da brividi e da tremiti, e piegato in due dai dolori che gli torcono il fegato e l’intestino. I piedi appaiono tumefatti, si sviluppa l’idropisia.

Il 26 marzo 1827 entra in coma. Secondo la leggenda, pare che anche la sua amata/odiata Johanna corra al suo capezzale. I suoi funerali sono imponenti; si celebrarono alla presenta di 30.000 persone tra le quali c’era anche Franz Schubert, che sarebbe morto l’anno dopo, a soli 31 anni.


Pubblicato su Latelier91 il 23 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/23/beethoven-capitolo-7-la-fine-di-un-genio/)

Beethoven – Capitolo 6: l’inizio del declino

Molti eventi penosi si sono succeduti gli uni agli altri. Mi hanno ridotto quasi in uno stato di confusione mentale.

Il 1812 è un anno decisamente penoso per il nostro Ludwig. Inizia quel declino fisico che terminerà il 1827 con la morte del compositore.Beethoven

Beethoven inizia anche ad avere i primi problemi d’udito. La cosa lo renderà estremamente nervoso ed insofferenze, come è facile comprendere.

Il mio udito negli ultimi tre anni è diventato sempre più debole… Frank, il Direttore dell’ospedale di Vienna, ha cercato di rimodificare il mio organismo con ricostituenti ed il mio udito con olio di mandorle. La sua cura non ha avuto alcun effetto; la sordità è ancora peggiorata…

Poi un asino di dottore mi ha consigliato bagni freddi, ho avuto delle coliche fortissime, ma un medico più sensato mi ha prescritto i soliti bagni tiepidi nel Danubio. Tuttavia la sordità persiste, anzi dire che è peggiorata…

Ludwig deve affrontare una serie di dolori atroci al ventre e all’intestino. In questa situazione non facile continua a comporre e nasce così la Quinta Sinfonia in do minore. Ascoltando il primo movimento possiamo notare la caratteristica principale del metodo competitivo di Beethoven, l’inizio è composto da tre note ribattute, siamo di fronte a del materiale informe e con lo sviluppo del movimento si forma anche la struttura della  musica.

Vi consiglio un ascolto particolare di questo primo movimento, si tratta di una registrazione dell’orchestra Deutsche Kammerphilharmonie di Bremen diretta da Paavo Järvi (figlio di Neeme Järvi e allievo di Leonard Bernstein). Parleremo dell’eccelso lavoro del maestro che ha registrato l’integrale delle sinfonie di Beethoven eguagliando (e forse superando) il lavoro di Herbert von Karajan.

 

Come abbiamo visto le condizioni psicologiche e fisiche di Ludwig peggioravano via via. In questo periodo il fratello Caspar Karl sposa la ventenne Johanna Rais. Ludwig prova sentimenti di forte disprezzo nei confronti della donna ma anche una certa attrazione sessuale.

Come abbiamo visto, Beethoven ha rapporti difficoltosi con l’altro sesso. Nel 1816 scrisse quella che potrebbe essere intesa come un’ammissione delle sue frequentazioni:

La notte scorsa la Regina della notte è stata al ballo degli artisti fino alle 3 del mattino. Esponendo la nudità del suo corpo oltre a quella della sua anima, si vocifera che fosse disposta a concedersi per 20 gulden, oh che orrore!

Sua cognata, Johanna, darà alla luce un bambino che verrà chiamato Karl. Ludwig si impegnerà in ogni modo per poterlo adottare e strapparlo così alla madre. Alla fine ci riuscirà, soprattutto perché la donna era stremata da una nuova gravidanza. Darà alla luce una bambina che non era figlia del marito ma di un uomo di nome Johann.

Il ragazzino non migliorò molto la condizione di vita con lo zio, dal momento che viveva in una situazione di grande sporcizia e degrado.

Nonostante l’estrema difficoltà nella quale si trova a vivere e la condizione psicologica complicata, l’ultima fase compositiva di Beethoven è straordinaria. Il suo stile cambia e a tratti sembra addirittura ad avvicinarsi a quello di Chopin. Nel prossimo articolo, avremo modo di approfondire maggiormente la sua ultima fase compositiva.


Pubblicato su Latelier91 il 22 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/22/beethoven-capitolo-6-linizio-del-declino/)

Beethoven – Capitolo 5: l’Immortale Amata e Napoleone

Giulietta Guicciardi non fu l’unico grande amore di Ludwig. Ancora oggi si sta tentando di dare un nome alla sua “Immortale Amata” come la chiamava lui per non darne le generalità. Alcuni hanno ipotizzato che si trattasse di una delle figlie Brunswick, la contessa Josephine. Secondo uno dei suoi biografi più importanti (Solomon) si Ludwig van Beethoventratterebbe di Antoine von Brentano.

Ci sono poche certezze su questo grande amore, una è che fu senza dubbio consumato. In questo periodo, infatti, Ludwig si trova in uno stato di forte esaltazione amorosa, come possiamo notare da questo suo scritto:

Mio angelo, mio tutto, mio io. Sono poche parole per oggi, e per giunta a matita (la tua) […]. Perché questa pena profonda, quando parla la necessità – può forse durare il nostro amore se non a patto di sacrifici, a patto di non esigere nulla l’uno dall’altra; puoi forse cambiare il fatto che tu non sei interamente mia, io non sono interamente tuo: Oh Dio, volgi lo sguardo alle bellezze della Natura e rasserena il tuo cuore con ciò che deve essere. L’Amore esige tutto, e a buon diritto […]

Da queste parole possiamo supporre che fosse una donna già sposata. Ecco perché si suppone che sia Antoine von Brentano, che era sposata con agiato commerciante di Francoforte.

Un altro grande amore di Ludwig fu Napoleone. Nel 1812, quando Beethoven aveva 40 anni, Napoleone partì per la Compagnia di Russia, con il suo esito disastroso da parte dell’esercito francese. Ricordiamo tutti che la Sinfonia no. 3 fu dedicata all’eroe per

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Jacques-Louis David, Napoleone attraversa il passo del Gran San Bernardo, olio su tela, 1801

eccellenza (Napoleone appunto) e che successivamente Ludwig cancellò il nome di Buonaparte, avendo tradito i suoi ideali.

La Sinfonia no. 7 fu composta tra il 1811 e il 1812. Ha una durata non eccessiva, sono circa 40 minuti e l’elemento più importante è, senza ombra di dubbio, il ritmo. L’opera è divisa in quattro movimento:

  1. Poco sostenuto – Vivace
  2. Allegretto
  3. Presto
  4. Allegro con brio

Il primo movimento (Poco sostenuto e vivace) è una vera e propria orda ritmica, che rievoca le sensazioni della marcia dell’esercito.

Il secondo movimento (Allegretto) è il momento forse più celebre di tutta la sinfonia. Inizia con un accordo dal suono terribile (scusa se vado troppo sul tecnico), Beethoven riesce ad ottenere questa sensazione usando un accordo di la minore con il mi come nota più bassa. Ciò crea un suono che trasmette un forte senso di instabilità. L’inizio del movimento è dato alle viole e via via l’orchestra aumenta sino ad arrivare al pieno orchestrale.

Il terzo movimento (Presto) è caratterizzato da un aspetto fortemente danzante. Il ritmo si alleggerisce e aumenta la velocità. Il vero protagonista di questo movimento è il virtuosismo. Beethoven ha inserito in questo movimento il tema di un canto popolare austriaco dal contenuto religioso.

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Adolph Northen – La ritirata di Napoleone da Mosca
(dipinto del XIX secolo)

Il quarto movimento (Allegro con brio) è trionfale, purtroppo in forte contrasto con l’aspetto storico dal momento che tutti noi conosciamo la disastrosa ritirata dell’esercito francese.

Vi consiglio un ascolto particolare della Settima sinfonia. È una registrazione dei Wiener Philarmoniker diretti dal grandissimo Leonard Bernstein (per gli amici Lenny). Torneremo a parlare di Bernestein e della nuova generazione di Direttori d’orchestra che, in questi tempi, ci stanno presentando un Beethoven nuovo, più fedele forse al suo spirito.

Buon ascolto e alla prossima.


Pubblicato su Latelier91 il 21 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/21/beethoven-capitolo-5-limmortale-amata-e-napoleone/)

Beethoven – Capitolo 4: Vienna e l’amore

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Ludwig van Beethoven, ritratto del 1801 di C.T. Riedel

Dalla seconda metà del XVIII secolo Vienna è il centro della cultura musicale. Anche Ludwig, se vuole iniziare la sua carriera, deve recarsi nella capitale austriaca. Così nel 1792, a 22 anni, lascia la sua Bonn e si trasferisce. L’anno prima era morto Wolfgang

Amadeus Mozart.

Prima della sua partenza, come di consuetudine all’epoca, veniva fatto circolare tra amici e conoscenti un album di congedo da firma. Tra le varie firme e pensieri troviamo quello del Conte Waldstein (a cui Beethoven dedicherà la Sonata numero 21) datato 13 ottobre 1792:

Caro Beethoven, Ella parte finalmente per Vienna per soddisfare un desiderio a lungo vagheggiato. Il genio di Mozart è ancora in lutto e piange la morte del suo pupillo. Presso il fecondissimo Haydn ha trovato rifugio, ma non occupazione, e per mezzo suo desidererebbe incarnarsi di nuovo in qualcuno. Sia Lei a ricevere, in grazia di un lavoro ininterrotto, lo spirito di Mozart dalla mani di Haydn.

Il Conte Waldstein sarà profetico, il suo desiderio si realizzerà così come ha scritto.

Durante il suo soggiorno a Vienna, Ludwig inizia a dedicarsi anche allo studio della composizione per sinfonia. Qui nascerà la sua prima sinfonia, dando inizio a quel ascesa che porterà alla celeberrima nona.

La Sinfonia ha la durata di una mezz’ora scarsa. Se volete, vi consiglio ascoltarla in questa versione di Claudio Abbado con l’Orchestra of Europe del 1996.

La vita sentimentale del nostro Ludwig è molto difficile. Ha molti rapporti ma la maggior parte delle donne che frequenta sono prostitute.

Vivrà anche due grandi amori. A casa dei Conti Brunswick conoscerà la diciassettenne Giulietta Guicciardi, cugina dei padroni di casa, di origini italo-tedesche. A casa dei conti

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Miniatura di Giulietta Guicciardi, appartenuta a Beethoven

Ludwig impartiva lezioni di pianoforte alle tre figlie. Di lei, Ludwig scrisse:

Una cara ragazza incantevole, che mi ama e che io amo… È la prima volta che lo sposarsi potrebbe rendere felici. Purtroppo essa non. del mio stato sociale…

Da queste poche parole possiamo anche avere un’idea chiara del pensiero di Ludwig riguardo al matrimonio. Ritorna anche il cruccio del rango sociale che sarà un ostacolo insormontabile per il nostro Ludwig in questa storia d’amore.

Da parte sua, Giulietta scrive:

Avrei tanta voglia di liberarmi del mio fidanzato e sposare questo brutto Beethoven così simpatico, se non dovessi scendere con questo così in basso.

Come possiamo notare il rango sociale era un aspetto a cui non si poteva rinunciare così facilmente, tanto che Giulietta preferisce scegliere un uomo del suo stesso rango. Questo fidanzato di cui vorrebbe liberarsi era in Conte Gallenberg che avrà una triste carriera come Maître de Ballet alla corte di Napoli.

Come abbiamo visto durante la prima puntata, parlando del genio, Ludwig è consapevole del sua capacità ed è anche molto sicuro di sé. Darà un forte impulso all’emancipazione della figura del musicista, in effetti Basta pensare che il maestro Haydn viveva a corte come un semplice operaio specializzato, non molto più importante del personale di servizio.

Tanto per capire meglio la personalità di Beethoven, vorrei raccontarvi un episodio della sua vita. Un giorno camminando al Prader a Vienna incontrò l’imperatore e Goethe. L’etichetta imponeva che Ludwig salutasse per primo in segno di grande rispetto ma, ovviamente, lui si rifiuta. Goethe lo rimproverò per questo comportamento così maleducato e la risposta di Ludwig fu: “Cos’ha l’imperatore diverso da me che debba io salutarlo per primo?”

Ritornando, ora, alla sua situazione sentimentale. Il rifiuto da parte di Giulietta Guicciardi è un colpo veramente molto duro per lui e lo segnerà a lungo. Nel suo testamento scrive:

O voi, uomini, che mi reputate astioso, scontroso o addirittura misantropo, come mi fate torto! Voi non conoscete la causa segreta di ciò che mi fa apparire a voi così. Il mio cuore e il mio animo fin dall’infanzia erano inclini al delicato sentimento di benevolenza e sono stato sempre disposto a compiere azioni generose.

Considerate, però, che da sei anni mi ha colpito un grave malanno peggiorato per colpa di medici incompetenti.

La crisi che vive è davvero molto profonda e prende corpo in una delle sue opere più conosciuto la Sonata no. 27 “Mondschein” (“Al chiaro di luna”). La musica è caratterizzata dal ribattere, quasi ossessivo, della nota più alta ed è basata sullo stesso inciso della Marcia funebre, un aspetto da non trascurare visto l’epilogo della sua storia d’amore.

La Sonata è una delle opere più importante fra le composizioni per pianoforte, ha una forza e un’intensità uniche. Lo stesso Ludwig, che come abbiamo visto ha sempre creduto nelle possibilità di questo strumento, disse: “Questo si può dire solo con il pianoforte”.

Vorrei consigliarvi la Sonata suonata da una pianista che mi piace molto, Valentina Lysycja, una grande virtuosa ed interprete dei nostri. Buon ascolto e alla prossima puntata.


Pubblicato su Latelier91 il 19 marzo 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/20/beethoven-capitolo-4-vienna-e-lamore)

Beethoven – Capitolo 3: un po’ di biografia

Per Beethoven (e per tutti i romantici) l’eroe è sempre stato un aspetto molto importante, iStock-Ludwig van Beethovenarriverà a identificarlo con Napoleone; vivrà un momento tragico della sua vita quando si sgretolerà il mito napoleonica e getterà il suo eroe nel fango dopo quello che lui reputerà un tradimento imperdonabile.

Ludwig, come abbiamo visto, è una personalità estremamente complessa: introspettiva, delicata, riflessa, forte e impetuosa. Se avete un po’ di tempo a disposizione vi invito a guardare il video qui di seguito dove il nostro compianto maestro Claudio Abbado dirige i Berliner Philharmoniker nella Marcia Funebre della Sinfonia numero 3, la famosa Eroica.

Questo tema l’abbiamo già sentito, infatti si ripresenta nella Sonata no. 26 che abbiamo ascoltato la volta scorsa.

La famiglia d’origine di Ludwig è di origini fiamminghe. In teoria il cognome sarebbe semplicemente Beethoven (in fiammingo il significato del cognome è “campo di bietole”). Sarà lo stesso Ludwig che per darsi un tono altolocato aggiunge “van” o “von”, per poter nascondere le origini umili della sua famiglia e poter passare per un nobile.

Il padre di Ludwig, Johann van Beethoven, è un modesto tenore alla corte di Bonn. Le sue note biografiche non sono molto lusinghiere:

voce simpatica, povero, di buona condotta, coniugato

A dire il vero però, Johann è un quasi alcolizzato pieno di debiti. Ludwig non riesce ad avere un buon rapporto con il padre mentre avrà un rapporto molto affettuoso con la madre, Maria Magdalena. La donna in tutto ebbe sette figli e solo tre riuscirono a sopravvivere. Ludwig era il secondogenito.

All’epoca circolava una diceria secondo la quale il vero padre di Ludwig poteva essere Federico Guglielmo I di Prussia o Federico il Grande. Addirittura nel 1810, quando Ludwig aveva 40 anni, venne pubblicato questo pettegolezzo e il maestro di Bonn non si preoccupò mai di smentirlo, tanto che si disse:

preferisce essere considerato di sangue reale anche se illegittimo, piuttosto che figlio di un modesto tenore.

A 22 anni, nel 1792, lascerà la città di Bonn dove passò la sua infanzia e andò a studiare a Vienna, come abbiamo visto. Nella prossima puntata vedremo cosa accadde nella capitale austriaca, dove si impose nel panorama musicale.


Pubblicato il 19 marzo 2020 su Latelier91 (https://latelier91.wordpress.com/2020/03/19/beethoven-capitolo-3-un-po-di-biografia/)

Beethoven – Capitolo 2: le sonate

La scorsa volta abbiamo visto che nel periodo in cui Beethoven si dedica alla composizione delle Sonate, il pianoforte è in forte evoluzione. Gli aspetti più importanti che cambiano sono relativi all’ampiezza della tastiera, alla potenza del suono e alle Pianofortequalità meccaniche. Rispetto ai pianoforti odierni, i primi avevano un numero di tasti inferiore, un suono più debole (oggi può competere con un’orchestra sinfonica!).

Ludwig nasce, musicalmente parlando, proprio grazie al pianoforte. I suoi primi successi li visse poco più che ventenne a Vienna. Si fece notare per il suo stile che poteva essere molto irruente e percussivo (in parole semplici: picchiava duro sui tasti) ma negli adagi riusciva a raggiungere un livello unico ed estremamente intimi.

La Sonata è una forma musicale ben strutturata e decodificata; Ludwig lavorerà duramente in quella che può essere considerata una lotta titanica con la forma sonata, portandola alla sua massima dilatazione; alcune sonate di Haydn durano una decina di minuti mentre la Hammerklavier (Sonata No. 29) di Ludwig supera i 40 minuti!

Beethoven si trasferì da Bonn, sua città natale, a Vienna per poter studiare con Joseph Haydn, che in questo periodo è il grande maestro con il quale tutti vorrebbero studiare.

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Franz Joseph Haydn (1732–1809)

Tra i molti allievi celebri che studiarono sotto la sua guida troviamo anche Wolfgang Amadeus Mozart. Haydn non è stato solo un insegnante molto quotato ma è stato l’uomo che ha codificato ufficialmente la forma sonata, che prevede due temi e uno sviluppo.

Come tutti i bravi allievi, Ludwig apprenderà tutto quello che il suo maestro ha da mostrargli, metterà in pratica gli insegnamenti fino a voler superare il proprio maestro, arrivando a rompere completamente la tradizione accademica, stravolgendo la forma sonata.

La maggior parte delle composizioni di Ludwig iniziano quasi sempre con delle serie di numerosi accordi; come se fossero un momento meditativo per prendere le misure con la Musica e lasciarsi ispirare su cosa scrivere e come farlo. Nelle sue opere si inizia sempre con l’armonica (non riesce a scrivere melodie immediatamente come Chopin) e via via sviluppa le idee degli accordi e le fa diventare dei brani memorabili.

A causa di questo suo modo così particolare di comporre, all’inizio la sua Musica non viene accetta dal pubblico, che lo considera un incapace. Invece, pochi si resero conto che queste apparenti “debolezze” nella composizione musicale segnavano un percorso che avrebbe cambiato la Musica.

Lo stesso Haydn ha un rapporto difficile con il suo allievo. Per Mozart era quasi un padre e arriverà ad avere un rapporto protettivo nei suoi confronti. Con Beethoven il rapporto, ovviamente, fu molto più conflittuale e per colpa della sua forte indipendenza verrà considerato dal maestro il suo “grand mogol”.

La sua personalità affiora in tutte le sue opere. Una delle più sonate più interessanti dal punto di vista della composizione è la numero 26, con il titolo Les Adieux (traduzione: Gli addii). La sonata prende spunto da un tema funebre che lo ha segnato molto (lo vedremo quando parleremo delle sinfonie): la marcia funebre sulla morte di un eroe.

Vi invito ad ascoltare la sinfonia interpretata dal nostro Maestro Pollini. Buon ascolto e alla prossima puntata!


Pubblicato il 18 marzo 2020 su Latelier91 (https://wordpress.com/post/latelier91.wordpress.com/1621)

Beethoven – Capitolo 1: il genio

Ludwig van Beethoven è considerato da tutti uno dei più importanti geni della Musica di tutti i tempi. Non dobbiamo pensare, però, che per il povero Ludwig comporre musica fosse un’attività estremamente semplice. La sua vita d’artista (e anche quella personale) è stata costellata da diverse difficoltà. La sua salute non è mai stata delle migliori, infatti ha dovuto affrontare sempre momenti di profonda sofferenza fisica oltre al celeberrimo ostacolo della sordità.

Senza dubbio siamo di fronte ad uno dei più grandi geni della Storia della Musica, anche se è riconosciuta la sua difficoltà a trovare i temi musicali, esattamente al contrario rispetto alla capacità di Chopin. Approfondiremo più avanti, anche grazie a degli ascolti in video.

Sul suo ormai leggendario aspetto si è detto molto, vorrei riportarvi le parole dello

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Beethoven che cammina in campagna, Julius Schmid

scrittore francese Romain Rolland:

 

era piccolo e tozzo, dal collo grosso e dall’ossatura atletica. Aveva il viso largo, color rosso mattone, tranne che versa la fine della vita quando gli venne un incarnato malaticcio e giallastro, soprattutto d’inverno, che doveva starsene chiuso in casa, lontano dai campi, La fronte era potente e rilevata, i capelli estremamente neri, irti e spessi, tanto che sembravano non esser mai stati pettinati: veri “serpenti della Medusa”!

Se vogliamo, Ludwig (permettete di chiamarlo per nome, essendo un vecchio amico) è il primo grande compositore a meritarsi l’appellativo di genio della Musica. Ovviamente, prima di lui abbiamo avuto la presenza di Mozart, Bach e Haydn ma dobbiamo considerare il “genio” dal punto di vista romantico: colui che ha la consapevolezza della creazione artistica. Chi l’ha preceduto, nonostante l’indubbia genialità, non aveva questa consapevolezza del valore del proprio lavoro, Ludwig ne era molto consapevole, in effetti.

La sua vita travagliata dal punto di vista psico-fisico, potrebbe anche essere una conseguenza della situazione alquanto complicata della sua famiglia d’origine un po’ scombinata.

Da un punto di vista artistico, invece, la sua vita è stata straordinaria. La sua serie

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Pianoforte costruito da Conrad Graf tra il 1811 e il 1818, suonato da Beethoven

compositiva è enorme, basta pensare alla serie gigantesca delle sonate per pianoforte, ben 32 sonate! All’epoca, data anche la tecnologia a disposizione, Beethoven ha sfruttato al massimo tutte le possibilità offerte dallo strumento, spingendosi a volte anche un po’ più un là del possibile.

Tra il Settecento e l’Ottocento abbiamo avuto un’evoluzione importantissima nella costruzione di questo strumento ancora così giovane. Molte sollecitazioni sono arrivate proprio da Ludwig. Quando scrisse la Sonata, conosciuta con il nome Waldstein, inserì una nota molto acuta; il problema era che i pianoforti esistenti all’epoca non avevano quella nota. Quando qualcuno lo fece presente a Beethoven, senza molti problemi rispose: “Beh, me lo costruiranno!”.

In attesa di ritrovarci qui per la prossima puntata, vi invito ad ascoltare il primo movimento della Sonata Waldstein, suonato dal maestro Daniel Barenboim.


Pubblicato il 17 marzo 2020 su Latelier91 (https://wordpress.com/post/latelier91.wordpress.com/1613)

Federico II di Holhenzollern, musico

*Articolo di Annibale Ghisolfi*

Nella passata stagione accademica (2016 / 17) con gli amici di Unitre Ispra, avevamo realizzato cinque incontri col titolo di “Accostamenti [quasi] arbitrari”, accostamenti tra estratti di opere letterarie e musicali.1

Il secondo di questi incontri presentava come testo letterario la “Vita privata del re di Prussia”2 di Voltaire con musiche tratte dalle opere dei musicisti che gravitavano attorno alla corte di Federico il Grande.

Ma, com’era prevedibile, il testo ironico e affascinante di Voltaire la fece da padrone mettendo un poco in ombra l’apparato musicale che fu quasi relegato a commento sonoro delle letture.

La parte musicale dell’incontro presentava però vari motivi di interesse, e vorrei tornare su questo punto non tanto per i ricercari dell’Offerta musicaledi J.S. Bach, o delle sonate di suo figlio Carl Philipp Emmanuel, o dello splendido concerto per flauto e orchestra di Quantz, quanto e soprattutto per le composizioni dello stesso Federico II di Prussia che, riduttivamente, è conosciuto come musicista solamente per essere stato il buon flautista che fornì a Bach il tema della succitata “Offerta”.

Al contrario, il catalogo delle opere di questo straordinario personaggio consta di quattro concerti per flauto e orchestra d’archi; due sinfonie accertate e altre due dubbie ma probabili; tre cantate profane; diverse arie e ben centoventi sonate per flauto e cembalo.

Inoltre, per il teatro musicale Federico II aveva composto quattro libretti d’opera messi in musica da Johann Gottlieb Graun 3, già suo maestro da quando, principe ereditario, era osteggiato nello studio della musica dal padre Federico Guglielmo I, un uomo e un re, a dir poco, crudelmente eccentrico.

Un maestro e un musicista, questo Graun, che nel 1740, non appena il ventottenne Federico salì al trono, fu nominato “direttore della cappella reale”, posizione che occupò fino alla morte.

L’altro importante riferimento musicale di Federico il Grande fu Johann Joachim Quantz 4, virtuoso flautista e solido compositore che dal 1741 fino a tutto il resto della sua vita occupò l’incarico di Musicista di Camera e Compositore di Corte.

Nella reggia di Sanssouci a Potsdam, dal 1740 operò anche il maggiore dei musicisti berlinesi del periodo e cioè Carl Philipp Emmanuel Bach 5 che nel 1767 lasciò l’incarico a causa della scarsa considerazione che entrambi, musicista e principe, avevano l’uno per l’altro.

Ed infine, tra i meriti di Federico, va citata la fondazione della Königliche Oper, di Berlino, teatro che fu inaugurato nel 1742 con un’opera del già citato Graun.

L’immagine pubblica di questo re fu indubbiamente danneggiata da un “pettegolo”Voltaire che lo dileggiò pesantemente nelle sue memorie anche a causa di un arresto, ordinato da Federico e durato per la verità pochissimo tempo, che segnò la fine della permanenza del filosofo presso la corte. Da quel momento in poi, tra i due, ci furono solo contatti epistolari.

Però, oltre all’innegabile importanza storica di Federico II per cui è detto “il grande”, anche la sua musica, il più privato e, per la storia, il meno influente tra i suoi interessi, a mio modesto avviso non sfigura tra quella degli altri autori che praticarono lo “Stile Galante”, tanto che ancora oggi, le sue composizioni sono presenti nei programmi dei concerti dedicati alla musica del XVIII secolo.

 

Note

1 – Il primo incontro della serie consisteva negli accostamenti tra Musiche di Gershwin e testi tratti da “Il grande Gatsby”di Scott Firzgerald e  “Festa mobile” di Ernst Hemingwai, con musiche di George Gershwin. Secondo incontro: testi tratti da “Vie privée du roi de Prusse” abbinati a brani tratti da “Offerta musicale”di J.S. Bach; stralci da una sonata per fortepiano di Carl Philipp Emmanuel Bach; stralci da una sinfonia di Johann Gottlieb Graun; il primo movimento di un concerto per flauto e orchesttra di Johann Joachim Quantz; e tre ascolti di composizioni dello stesso Federico II. Per il terzo incontro (Natale 2016) a testi di Pirandello, Guareschi e Buzzati, sono state abbinate musiche tratte da“Navidad nuestra” di Ariel Ramirez,“Oratorio di natale” di J.S. Bach, e “carols”della tradizione inglese. Quarto incontro testi tratti dal racconto “La portoghese”parte della raccolta “Tre donne” di Robert Musil, e brani tratti dalla prima sinfonia di Gustav Mahler “Titano”. Per l’ultimo incontro sono stati scelti testi di critica musicale tratti da “Scatola sonora”di Alberto Savinio abbinati alle arie citate nei testi tratte da “Norma” di Vincenzo Bellini; “Luicia di Lammermoor”di Gaetano Donizetti e “Trovatore”di Giuseppe Verdi.

2 – La “Vie privée du roi de Prusse”  fa parte delle “Mémoires pour servir à la vie de M. de Voltaire, écrits par lui méme”.Stralciata dal testo completo nel 1914 e stampata come volume a parte, riguarda gli anni il periodo storico che va dal 1740 alla fine della “Guerra dei sette anni” (1763).

3 – Johann Gottlieb Graun. Wahrenbrück, Dresda 1702 / 3 – Berlino 1771

4 – Johann Joachim Quantz. Oberscheden, Gottinga, 1697 –  Podsdam 1773

5 – Carl Philipp Emmanuel Bach. Weimar 1714 – Amburgo 1788