L’educazione dell’élite: il grand tour

L’educazione dei rampolli di famiglie nobili facoltose e di rango elevato assomigliava a quella dei principi, e comprendeva una visita a Corti europee, il cosiddetto Grand Tour. Questa esperienza formativa, volta a conoscere altre realtà sociali, politiche e militari, e a farsi conoscere nelle Corti europee, era riservata alle classi elevate. Dato il costo di un complesso viaggio all’estero, era un’esperienza spesso riservata ai soli primogeniti: i figli minori potevano esserne erano esclusi, e di certo non faceva parte della formazione delle fanciulle, per le quali era in generale previsto il matrimonio, benchè non fossero del tutto escluse da un’educazione spesso raffinata.

Hans Axel von Fersen iniziò a scrivere il suo voluminoso diario nel giugno 1770, quando lasciò la Svezia e, accompagnato dal precettore ungherese, cominciò il suo gran tour. Il ragazzo, non ancora quindicenne, era educato e ben istruito, parlava o conosceva diverse lingue, e aveva studiato il latino. Il tour lo portò a Copenhagen, a Braunschweig in Germania, dove si fermò per raggiungere il primo degli obiettivi del viaggio: imparare il tedesco in una buona Accademia. Così il ragazzo descrive l’organizzazione delle sue giornate:

“…alle 6 mi alzo, dico le preghiere, mi vesto. Poi ripasso le lezioni di storia e di tedesco. Alle 8 prendo lezione di equitazione, alle 10 di storia, alle 11 di storia antica, tranne il mercoledì e il sabato, quando ho lezione di tedesco. Alle dodici e mezza pranzo, alle 2 ho lezione di lingua, alle 3 di clavicembalo, alle 4 di scherma. Il tempo restante lo impiego a passeggiare, oppure a leggere qualche libro piacevole. La cena è alle 8 e mezza, alle 10 mi corico per la notte…”

La routine era interrotta da giornate più brillanti. Il giovanotto racconta così le proprie impressioni di una prima esperienza a un ballo:

“Mercoledì 1 agosto c’era un ballo a Corte. Cominciò alle 19 e terminò alle 22, fu aperto da alcuni minuetti. La principessa Augusta mi fece l’onore di ballarne uno con me. Dopo però c’erano solo danze inglesi, che io non conoscevo, perciò lasciai perdere. Il principe Leopoldo allora mi si avvicinò e, saputa la ragione per cui non ballavo, mi invitò a provare comunque, ma io non osavo. Allora il principe, attribuendo il mio atteggiamento al fatto che non conoscevo nessuna delle dame presenti, ebbe la gentilezza di invitarne lui una per me. Era la signorina von Heim, una delle migliori danzatrici. Dopo che ebbi danzato quel ritmo indiavolato ripresi coraggio, tanto più che tutti dichiaravano che ero stato bravo. Il principe mi chiese se volevo cimentarmi anche con la danza successiva, naturalmente accettai. Allora egli andò a cercare la signorina Schliestedt, figlia del primo ministro, decisamente la miglior ballerina della città. È molto bella, e quando danza assume un’espressione languida che la rende veramente attraente. Al termine del ballo si cenò, dopo di che noi tornammo in città. Per quanto mi riguarda, dormii per tutto il viaggio, com’è mia abitudine, e nemmeno mi accorsi che rischiammo più volte che la carrozza si ribaltasse, così almeno seppi più tardi.”

Nel maggio del 1771 Axel Fersen è a Strasburgo, dove segue un corso di diritto naturale. Le sue giornate non sono molto diverse da quelle descritte in precedenza:

“Alle 7 ho lezione con il maestro di stile di scrittura, alle 8 mi vesto, alle 9 matematica, alle 10 tecniche di fortificazione, alle 11 ascolto una lezione di storia tedesca in francese. Il professore, signor Kock, è lettore presso il signor Schoepling, storiografo della casa reale. A mezzogiorno pranzo, e alle 2 viene un sergente da Zweibrücken per gli esercizi ginnici. Alle 3 vado dal signor Reiseisen, dalle 4 fino alle 5 scrivo gli appunti della lezione del mattino. Se è giorno di teatro, ci vado, altrimenti torno a casa e mi tengo occupato leggendo e scrivendo. Il giovedì sono libero dagli impegni scolastici, cosa di cui sono molto felice, perché così posso uscire a cavalcare o andare in carrozza, guidandola io stesso. Il posto che preferisco a teatro è una loggia sopra la scena: da lì riesco a vedere ciò che si svolge dietro il sipario, e osservare meglio le espressioni degli attori durante la rappresentazione.”

Un programma impegnativo, che il giocane Conte completò con entusiasmo e successo, e che continuò con visite in Svizzera, dove incontrò Voltaire e fu stupito dalla libertà delle donne, che uscivano di casa anche senza essere in compagnia di un uomo. Fu poi la volta di Torino, sei mesi all’Accademia Militare: Axel Fersen lasciò malvolentieri la città per recarsi a Milano e di lì a Parigi: quando ci arrivò aveva compiuto diciotto anni. In Francia, che sarebbe diventata il punto focale della sua vita adulta, il giovanotto fu introdotto nell’alta società e a Corte dall’ambasciatore svedese, il conte Creutz. Axel Fersen fa strage di cuori femminili, la figlia di Diderot, sua compagna di studi alla Sorbona, ogni mattino passa a prenderlo in calesse. Persino la giovane moglie del Delfino, Maria Antonietta, mantenendo l’incognito durante un ballo mascherato, gli dimostra particolare interesse. Lasceremo ad altri il racconto della loro storia d’amore, affetto fraterno ed estrema fedeltà reciproca. In maggio il Conte lasciò Parigi per completare il suo tour a Londra, donde fece ritorno a casa, ricco di conoscenze ed esperienze di vita, pronto per il suo ingresso nella società di eletti cui apparteneva per nascita.