Rocca di Angera e Lago Maggiore nella Giornata Mondiale della Poesia a Radio3

Pronto, Casimiro, sei sempre lì sulla tua panchina di fronte al lago?

Sì, Genoveffa, vuoi raggiungermi per una chiacchierata?

Ho poco tempo; ti telefono per condividere con te le emozioni che mi ha suscitato un programma radiofonico che ho ascoltato il 21 marzo, giorno dedicato in tutto il mondo alla Poesia.

E quale era l’argomento che ti ha colpita?

Ma la Poesia! Casimiro, non ricordi che nell’ultimo incontro mi hai convinta della sua importanza come guida interiore? Ebbene, per celebrarla  Radio3 ha mandato in onda per la serie Le Meraviglie, una conferenza in voce di un poeta che abbinava il nostro territorio con opere poetiche. Ma ti basta il titolo per capire, eccolo: “Rocca di Angera sul Lago Maggiore raccontata da Franco Buffoni”. Sai, lui è proprio un poeta vivente!

Certo, cara, come molti altri, la Poesia esiste ancora ed è praticata, occorre solo cercarla. Ma raccontami gli argomenti che ha esposto.

Ha illustrato brevemente la Rocca, ma principalmente ha costruito un percorso poetico, recitando anche alcuni versi di Vittorio Sereni e di altri poeti ispirati dall’ambiente del Lago Maggiore. E ha fatto anche un riferimento a Dante Alighieri! Ma è meglio che tu vada sul sito di Radio3 Rai e hai modo di ascoltare l’intera trasmissione e lasciarti guidare da Buffoni nella dimensione lirica che ha creato attorno al lago e sul territorio dominato dalla Rocca di Angera.

Lo farò senza dubbio. Ma ti sei accorta che abbiamo scambiato i ruoli? Ora sei tu che guidi le nostre conversazioni.

Non scherzare Casimiro, è che mi sentivo di condividere questa emozione culturale con te che mi aiuti a comprendere. A proposito volevo dirti che dalle nostre ultime conversazioni su Dante mi è rimasto in sospeso un argomento.

Dimmi pure, cara Genoveffa. 

Ecco, mi piacerebbe conoscere come una persona arriva alla Poesia, cioè come si accorge ad un tratto che sente di dover scrivere versi anziché romanzi o dipingere quadri.

In altre parole come una persona diventa un artista o comunque imbocca il percorso della creatività e della espressione del suo estro, comunicandolo poi con la scrittura di versi.

Tu hai sempre il modo di capire quello che cerco. Sì, è questo che vorrei conoscere.

Publio Virgilio Marone
Publio Virgilio Marone

Non è facile da spiegare in due parole, ma ti farò esempi esaurienti sulla fulminazione artistica. Il primo ci riconduce ancora a Dante. Ricordi che abbiamo parlato di Stazio?

Sì, il poeta che secondo Dante ha incontrato la Poesia, che lo ha ammaliato, leggendo i versi di Virgilio.

Bene, cara. Anche tu hai iniziato a leggere opere di poeti ed anche tu potresti, se lo “senti” dentro di te, come probabilmente lo ha sentito Stazio, iniziare a scrivere. È una scintilla che si accende avvicinandosi ad un fuoco che arde in eterno.

Adesso sei tu chi mi emozioni con le tue parole. Io scrivere poesie?

John Edward Williams

Vedrai che arriverà il momento. Come è arrivato per William Stoner, il protagonista del romanzo Stoner dello scrittore statunitense del Novecento John Williams: studente alla facoltà di Agraria, il protagonista del romanzo gestiva l’esame di letteratura inglese come i corsi scientifici, ma senza gli stessi risultati, finché il docente gli recitò durante una lezione il settantatreesimo sonetto di Shakespeare e gli chiese che cosa significassero quei versi di un poeta ormai morto. Il giovane ebbe in quel momento un travaglio interiore che si manifestò esteriormente con pulsazioni ed estraniamento dall’ambiente e dalle persone che aveva attorno. Era stato fulminato dai versi del sonetto che gli avevano “aperto” la via della sua vera vita. Abbandonò Agraria e si iscrisse alla facoltà di Letteratura Inglese; e l’evento interiore così intenso gli cambiò anche il modo di pensare e di vivere.

Come Stazio! Anche lui cambiò modo di vivere!

Certamente; è questa la potenza della Poesia. Ed ora ti parlerò di un altro  scrittore del Novecento che ha alcuni punti in comune con Dante: Pablo Neruda. Anch’egli poeta, anch’egli ha dovuto sperimentare il “sale” dell’esilio, anch’egli ha scritto un importante poema, ma laico, Canto Generale, dedicato all’intero continente dell’America Latina. Non è di quest’opera che intendo parlarti. Vorrei solo indicarti una poesia di Neruda in un’altra opera, dal semplice titolo La Poesia: è il “racconto” di come essa sia arrivata a lui e lo abbia illuminato e gli abbia aperto le strade della creatività:

Fu a quell’età …Venne la poesia
a cercarmi. Non so, non so da dove
uscì, dall’inverno o dal fiume.
non so come né quando,…

Neruda ci dice con questi versi che l’espressività artistica non la possiamo gestire, non sappiamo quando e come si manifesta, ci viene a cercare. E le conseguenze sono riassunte negli ultimi due versi:

… rotolai con le stelle,
si sciolse il mio cuore al vento.

E si può affermare che la Poesia non ha limiti temporali perché questi versi sono applicabili al momento in cui Stazio incontra Virgilio, cioè quando la Poesia andò a cercarlo “senti” nell’animo gli stessi impulsi di Neruda.

Che intensità in queste poche righe! Ho capito, caro Casimiro, occorre essere aperti di mente e di cuore e cogliere i segni quando arrivano; e questo vale anche per la vita, come l’esempio di Stoner.

E come Dante! Ritorniamo ancora al Sommo Poeta. Anche lui è stato illuminato dalla Poesia che ha simbolicamente rappresentato con Beatrice, che diventa poi anche il viatico verso la Filosofia. Ma questo è un altro argomento. A presto cara Genoveffa.


Consigli di lettura:

Dante, nostro guru

Terza parte

Sono tornata, Casimiro, per ricordarti la promessa di parlarmi delle guide interiori che tu vedi nella Divina Commedia.

Ed io sono pronto, cara Genoveffa; entro subito in argomento: Dante delinea più di una guida interiore, la prima che incontra è Beatrice. Ti ricordi il suo ruolo nella vita e nelle opere del poeta?

È la sua donna, da lui amata fin dalla fanciullezza, che poi appunto lo guida nel Paradiso.

Sì, tutti rispondono così, come tanti scolaretti. Ma è interessante soffermarsi sul momento in cui Dante incontra Beatrice nel suo viaggio ultraterreno. 

Nel Paradiso. Ho portato con me la Divina Commedia per seguirti meglio.

Non proprio. L’incontro avviene nel canto trentesimo del Purgatorio e precisamente nel Paradiso Terrestre, mia cara, e non a caso. È il momento della purificazione dell’anima di Dante perché possa entrare nel Paradiso, purificazione stimolata e guidata da Beatrice e conclusasi nel canto successivo.

Quindi la sua donna è una sorta di confessore.

Di più, di più. La trasfigurazione ultraterrena della Beatrice terrena, amata da Dante platonicamente, non è altro che la proiezione, oggi diremmo psicologica, dell’anima di Dante per instaurare un colloquio chiarificatore con il quale lui stesso a poco a poco recupera l’interezza limpida del suo mondo interiore. Dante è un poeta e quindi usa le immagini per comunicare: ha necessità di personificare il colloquio interiore con se stesso ed ecco che Beatrice diventa il simbolo della sua anima-psiche che lo guida in una sorta di auto psicanalisi.

Mi stupisci sempre di più, Casimiro. Ora leggi Dante con le discipline psicologiche del Novecento! Ma continua a raccontare.

Matelda e Dante nel Lete
Gustave Doré

Dante è in colloquio con la sua anima-Beatrice – o psiche, se preferisci – per liberarsi da sensi di colpa e da sregolatezze e passioni che lo hanno deviato dalle virtù, dall’equilibrio. La sua donna infatti lo conduce a ripercorrere la vita intima: aveva scoperto l’anima, splendida e sfolgorante – simboleggiata dall’incontro con Beatrice – e poi ne ha sperimentato l’allontanamento. Il venir meno della sua donna platonica ha spinto l’uomo Dante a corrompersi con le sirene delle soddisfazioni materiali. Ed ora in questo viaggio ultraterreno –  e dentro se stesso – ritrova l’anima che reclama di essere riportata nello splendore e nella bellezza, liberata da complessi e da sensi di colpa, come al primo incontro, quello della scoperta.  Il processo purificatore avviene  ed è condotto da Beatrice; è così doloroso che Dante ha uno svenimento e alla ripresa dei sensi… Cara Genoveffa, che simbolo usa il tuo santone per significare la purificazione  avvenuta di un’anima?

Ah, sì Casimiro, dice che secondo il pensiero orientale l’acqua è l’elemento simbolico del processo per “lavare” la nostra anima.

E appunto Dante si ritrova immerso fino alla gola nel fiume Lete dove Matelda – un’altra guida femminile, un altro pezzo della sua anima che aveva da poco ritrovata, sola, nella foresta e che rappresenta la vita attiva – lo trascina fino all’altra sponda al cospetto di Beatrice; ma prima gli fa ingoiare dell’acqua come conclusione del rito espiatorio. Come…

Ah, ho capito! Come in India le persone che si immergono nel Gange, il fiume sacro; noi occidentali abbiamo retroterra culturali molto simili. È questo che intendi dire?

Dama Velata (1845)
Raffaele Monti

Certamente mia cara, le differenze sono nei dettagli e nelle immagini poetiche. Un particolare importante dell’incontro di Dante con Beatrice-anima: la figura femminile è al di là del fiume ed è velata, non mostra il volto all’uomo-poeta; toglierà il velo solo al cospetto di Dante uscito dal fiume Lete ormai degno di poterla guardare nello sfavillio della sua bellezza spirituale. Vedi, cara, qui vi è una metafora poetico-filosofica dove si incontra la cultura orientale del velo di Maia, cioè l’impedimento che l’essere umano ha davanti ai suoi occhi e che gli impedisce di vedere la sua essenza. In effetti è un ostacolo che ha costruito lui stesso – per non voler vedere la sua anima? – e che lui stesso può rimuovere, se lo vuole. Il tuo santone indiano ti saprà parlarne con cognizione.

Lo interrogherò in merito per sapere la sua opinione; ma allora ritieni che Dante ci dice che la nostra anima o psiche è una guida interiore?

Certamente, e lo si evidenzia dall’incontro con Beatrice, proiezione della sua anima che diventa guida per purificare se stessa. Tu dicevi che leggo Dante con la psicologia del Novecento. Ebbene considera qual è uno strumento a disposizione dell’analisi psicologica di qualsiasi scuola: il sogno. Esso si manifesta con immagini che sono considerati simboli di un travaglio psichico sui quali l’interrogante interviene per portare all’equilibrio chi è in preda a complessi da cui si vuole purificare.
La Divina Commedia può essere assimilata al sogno e la poesia che lo descrive, come ogni opera lirica, utilizza immagini simboliche per manifestare i messaggi. Ecco quindi Beatrice diventare l’immagine tangibile per il lettore dell’anima, della psiche di Dante.

Credo di capire il ruolo di Guru che affidi a Dante. Ma dicevi che vi sono altre guide interiori.

Ritorniamo al tuo santone orientale e alla sua cultura. Non ti parla forse di energia femminile ed energia maschile come due parti del mondo interiore dell’essere umano, due polarità opposte, ma integrantesi?

Sì, e le definisce Yin e Yang, ma non sono limitate alle energie che tu citi.

Psiche abbandonata
Terani

Certamente, gli aspetti sono molteplici, ma nel nostro caso limitiamoci a queste due forze che ogni essere ha dentro di sé. Dante arriva alla fine del suo sogno-viaggio ultraterreno al cospetto dell’Entità Suprema e la sua guida non è più Beatrice, scomparsa prima di arrivare alla Luce Divina, ma San Bernardo, un’energia maschile. Il processo del mondo interiore per “vedere” il Divino, il Sacro, la Vita nella sua accezione spirituale si è compiuto con il concorso degli opposti – femminile e maschile – che si sono integrati nella psiche ormai purificatasi prima di affrontare la parte terminale – la meta – del viaggio-sogno.

Caro Casimiro, mi hai dato chiavi di lettura per rileggere il capolavoro di Dante, non più da scolaretta e con nozioni scontate. Rimani sempre qui, su questa panchina in modo che possa rintracciarti per affrontare altre opere.

Allora a presto, cara Genoveffa.


Consiglio di lettura:
Il Velo di Maia
di Carabelli/Frezzato/Marchetti
Edizioni UNITRE

Dante, nostro guru

Seconda PARTE

Salve Casimiro, come vedi ho mantenuto la promessa di incontrarti per continuare a parlare di Dante.

Non avevo dubbi, cara Genoveffa. Da dove riprendiamo il discorso?

Quando hai parlato di guide e della necessità di capire fino a dove seguirle, mi hai un poco confusa. Come sai sto seguendo un Guru indiano e mi soddisfa. Non vedo perché dovrei affidarmi ad altri.

Verrà il momento che sentirai invece…, ma Dante può aiutare a capire il ruolo del Maestro.

Ah, ricordo che le sue guide erano Virgilio e Beatrice nella Divina Commedia.

Luca Signorelli – Stazio

Certo, Genoveffa, ed altre due. Dante e Virgilio incontrano Stazio, poeta latino che li guiderà per l’ultimo tratto del Purgatorio. E qui c’è il dualismo guida-discepolo-guida. E c’è la potenza della poesia come strumento di comunicazione, linguaggio che unisce autore e lettore: è stata la forza comunicativa di alcuni versi di Virgilio a colpire la sensibilità di Stazio, stimolando in lui l’apertura di una dimensione interiore che si manifesterà, a sua volta, con opere poetiche. E questo ne influenzerà anche la vita: infatti Stazio abbandona una modalità esistenziale dissennata adottandone una etica ed equilibrata. Non è forse questo che tu cerchi dal tuo santone, migliorare la tua esistenza?

Certamente, Casimiro, e sono sulla strada giusta, almeno credo.

Il tuo santone direbbe che sei sulla via della illuminazione?

È proprio così che dice!

Cara, sai che parola Dante mette in bocca a Stazio quando costui si rivolge a Virgilio, suo Maestro di poesia e di vita? 

No, non ricordo.

M’illuminasti”! Dante ci offre una straordinaria definizione della persona che vuole o deve guidare altri, quando mette in bocca a Stazio che si rivolge a Virgilio: “Facesti come quei che va di notte che porta il lume dietro e sé non guida, ma dopo sé fa le persone dotte”. Se provi a pronunciarli a voce declamatoria ti accorgi che sono versi scorrevoli, come indicassero un percorso reso agile e sicuro. Anche qui ci sono “u”come nell’episodio di Ulisse, ma non inducono a pensare al rancore e all’egoismo: il doppio “sé” spiega l’altruismo della persona che assume la responsabilità di illuminare altre persone, che sono “dietro” di lui, verso l’evoluzione personale rendendole “dotte”, consapevoli, sicure del cammino che stanno intraprendendo, grate al “lume” offerto dalla guida.

Ti seguo Casimiro e sono affascinata dalla maestria poetica di Dante, ma nella pratica, nella vita come si pone il suo pensiero sulla guida, sul Guru, al di là degli intenti letterari.

Vedi cara Genoveffa, in questo episodio il Sommo Poeta definisce i vari aspetti della guida esteriore e ci dice anche che vi sono momenti in cui l’essere umano incontra la sua guida interiore.

Ecco, questo mi interessa perché il mio santone indiano dice che posso entrare in contatto con le mie guide interiori, ma non va oltre nel dire come. 

Bene! Andiamo con ordine. Dante nell’opera Il convivio afferma che la scrittura – quindi la poesia – può avere quattro significati. Applichiamo questa indicazione alla frase di Stazio  citata:“Facesti come quei che va.…”  perché può definire  i diversi contesti di chi guida altri.  In senso letterale è chi conosce la strada da percorrere e la indica: se vuoi imparare a sciare o a scalare montagne ti affidi ad un istruttore o capocordata. E chi porta dietro di sé il “lume”, affinché coloro che lo seguono vedano, potrebbe essere in senso figurato colui al quale ci affidiamo per la necessità di districarci da difficoltà momentanee (raffigurate dalla “notte”) riconoscendo in lui le capacità e le conoscenze per farlo:  non ti è mai capitato di aver bisogno o semplicemente di pensare di rivolgerti ad uno psicologo o medico specialistico?

Sì, penso che a chiunque capiti nella vita.

Bene. Un terzo significato  delinea la guida  che Dante definisce morale: se aderisco ad un credo, ad una ideologia, ad una filosofia di vita ho necessità di essere istruito, edotto come adepto per seguire comportamenti consoni alla adesione: cara Genoveffa, hai scelto una disciplina orientale e ne stai acquisendo le caratteristiche e i valori ascoltando e seguendo il Guru tua guida personale; le parole che ti dice le comprendi, mentre a chi è fuori dal tuo contesto non dicono nulla. Infine dalla frase possiamo estrapolare un significato universale: l’essere umano per definirsi tale ha necessità in tutte le epoche di essere cresciuto materialmente nei primi anni, come ha bisogno di essere formato, per affrontare la vita, da un percorso di evoluzione culturale, sociale, civile. Ed ha anche necessità di avere guide astratte come gli ideali o il carisma delle grandi personalità della storia dell’umanità per elevarlo spiritualmente. Avrai, cara, anche tu degli ideali.

Credo di capire a cosa ti riferisci, Casimiro. Ho dei riferimenti, ma penso che siano più terreni che spirituali. Però devo ammettere che mi piace leggere poesie, specialmente di autori che scrivono di sentimenti tra un uomo e una donna.

Ecco come si manifestano i tuoi ideali, le tue aspirazioni: immergendoti nei versi dei poeti a te cari – le tue guide spirituali – ti rendi consapevole che il tuo modo di vivere i sentimenti verso un’altra persona è sì personale, ma si identifica con il modo di sentire dei poeti che lo trascendono nell’universale e ti fanno comprendere che  tu appartieni alla totalità degli esseri umani.

Adesso capisco quel senso di star bene dentro di me che mi prende quando leggo poesie. A proposito, ma tu avevi detto che Dante ci indica anche l’esistenza di guide interiori, dentro di noi. Mi piace come argomento, caro Casimiro, parlamene.

Cara, mi dicesti che non capivi come si possa avere due o più Guru. Tu in questo momento della tua vita segui un Maestro in una disciplina orientale e contemporaneamente hai trovato un faro, una luce, un“lume” dantesco nelle poesie in cui ti immergi.

E sono loro le mie guide interiori?

Ne parliamo al prossimo incontro. Per ora medita sul coesistere di più guide o maestri, che agiscono dall’esterno. A presto, cara Genoveffa, io sono qui su questa panchina ad aspettarti, se vuoi continuare la conversazione.

Dante, nostro Guru

Prima parte

Ma guarda chi incontro oggi! Ma sei proprio tu, Casimiro, compagno di liceo?

Certo che sono io! E tu? Aspetta, aspetta… sei Genoveffa?

Bravo, vedo che ti ricordi di me! Quanto tempo è passato!

Almeno vent’anni! Vieni a sederti su questa panca, è una bella giornata di sole e se non vai di fretta possiamo parlare.

Volentieri, caro Casimiro. Non vado di fretta, ho da poco terminato un corso e stavo meditando su quanto appreso, favorita anche dalla calma della superficie del lago!

E che corso sarebbe? Se posso saperlo.

Ma certo! Sono incontri per imparare a meditare sotto la guida di un Maestro o Guru come lui si definisce. Sai, si è formato in India. Avevo bisogno di allontanare la mente dalle incombenze quotidiane: il lavoro, la famiglia, fare la spesa, rincorrere lo status sociale ottimale, consumare, andare in palestra. Ad un tratto è sorto dentro di me un vocio confuso che a poco a poco ho interpretato come stimolo a capire chi io sono veramente.

E quindi ti sei rivolta ad un santone orientale. Anche tu come molti sei convinta che da quella parte del mondo arrivino le guide, mentre qui in occidente non ve ne sono.

Già, proprio come dici tu Casimiro. Non ne vedo.

Eppure basterebbe pensarci e si arriverebbe a qualcuno.

Per esempio.

Dante Alighieri.

No, dai Casimiro, non scherzare! Dante?

Eh sì cara Genoveffa. Ce lo dicono le sue opere e principalmente la Divina Commedia. Il tuo santone, indiano o italiano che sia, credo che utilizzi testi di pensatori orientali, che in genere contengono parabole o raccontini allegorici per guidare gli allievi a riconoscere passioni ed emozioni negative. L’obiettivo suo è condurti sul percorso di ricerca interiore o di equilibrio tra materialità e essenza individuale. Vero?

È così come dici. Vedo che conosci queste discipline. Ma dimmi di Dante, sono curiosa ora.

Beh, cara, ricorderai che la Divina Commedia è un viaggio iniziatico e che si può interpretare a diversi livelli. Il livello più semplice presenta un uomo in uno stato di confusione mentale ed emotiva, come te quando hai deciso di trovare un Guru, e si affida ad una guida. Attraversa le compulsioni delle passioni e il travaglio consumistico – abbuffate di cibo e sesso, inseguimento a tutti i costi dello status sociale ottimale, alterazioni della psiche per brame di potere su casati, comunità o addirittura mondo intero – per giungere ad una montagna da scalare e che ha lo scopo di prendere consapevolezza che esiste altro oltre la materialità e che si può raggiungere dopo essersi “purificati”. Ed ecco che infine entra nella dimensione della luce che gli mostra la sua essenza umana più profonda e non più condizionata da fattori esterni ed effimeri. Non ti parla forse il tuo santone di condurti a ritrovare la luce perduta?

Certo, è un motivo ricorrente. Ma devo dirti che tu ragioni in generale mentre lui usa frasi mirate su cui mi posso concentrare, del tipo: “Ora ti stai liberando dagli influssi negativi” oppure…

Oppure: “L’Universo è attorno a me ed io sono parte di esso”. Sono quelle frasi che in genere si chiamano parole per crescere. Ma dimmi ricordi qualcosa della Divina Commedia?

Se penso alle frasi, ecco mi viene in mente Ulisse che dice “Fatti non foste per vivere come bruti …”

“…ma per seguire virtute e canoscenza”. Proprio dove volevo arrivare, cara Genoveffa. È una frase citata moltissimo come positiva, ma se inserita nel contesto è esemplare di Dante Guru. Ci presenta uomini affamati di affermazioni individuali e sociali che si affidano ad un leader per intraprendere un’azione al limite delle possibilità in una società competitiva. Poi si riposano e il leader ha un sussulto di frenesia d’attività e dice loro quella frase che è ambigua, di doppio significato in quel contesto: sollecita in loro l’essenza umana che persegue valori e saperi, ma per indurli ad oltrepassare i limiti. Il capo deve soddisfare il proprio ego smisurato e quindi li alletta, li sprona e tutti lo seguono. Così come si segue un Guru senza chiedersi dove porterà. E infatti oltre il limite incorrono nella distruzione.

Scusa Casimiro, ma non riesco a seguirti fino in fondo. Ricordo l’episodio, ma tu mi parli di Dante come Guru e di frase ambigua.

Cara Genoveffa, è questo che lo rende Maestro: porre l’attenzione agli inganni nascosti nelle frasi dei leader, dei capi, dei Guru, nelle mani dei quali ci siamo messi per trovare noi stessi.

Come dire di stare attenta al mio maestro indiano perché potrebbe…

Cominci a capire. Non dico che è ambiguo il tuo maestro, dico solo che raggiunto il tuo grado di virtute e canoscenza secondo le tue aspettative, lui ha esaurito il suo compito e tu puoi fare a meno di seguirlo ancora per rischiare di schiantarti contro una montagna.

Perché dici “canoscenza”?

È la poesia di Dante. Dimmi, tornando al tuo santone, le sue frasi non sono forse circondate da un modo espressivo suadente o allettante?

Sì, hanno più pregnanza dette da lui che da me.

Sono strumenti per farsi capire. Come la poesia di Dante. Rimaniamo su quella famosa frase di Ulisse. Recitandola a voce ci induce ad una valutazione di ambiguità, di dimensione non limpida: brutivirtute hanno accenti che cadono sulla lettera u, cupa, chiusa in se stessa, sinonimo di paura, di raccapriccio per chi legge. E c’è un’altra u in seguir; e anche foste non è suono limpido. E poi quella canoscenza in bocca al leader è aspra come se gridasse, masticasse una rabbia repressa. Non sono certo parole che inducono ad una dimensione per superare la materialità: presagiscono il crollo, non sono indicative di una ricerca quando si è in equilibrio nella mente e nel corpo. La Poesia di Dante, fatta di parole meditate, scelte, accostate, che uniscono suoni e immagini, è il suo viatico per il viaggiatore che la percorre e in essa si può soffermare su frasi e parole che Dante riempie di significati per far capire il mondo e i possibili rapporti interiori ed esteriori che l’essere umano può avere con esso.

Caro Casimiro, credo di aver bisogno di meditare su quanto proponi, ma ora devo andare. Ti ritrovo qui domani perché vorrei approfondire questi discorsi?

Certo, mia cara, sarò qui ad aspettarti volentieri.

Le conversazioni di casimiro

È una sorta di rubrica in cui agisce come catalizzatore il personaggio Casimiro che si intrattiene a conversare con amici e conoscenti su disparati argomenti, di attualità o di cultura generale. Gli incontri avvengono su una panchina posta in un viale che guarda un lago. In caso di pioggia Casimiro si rifugia in un’osteria e le sue conversazioni continuano con le persone che vi incontra.

Ho scelto la struttura dialogata perché ritengo che possa dare ritmo all’esposizione delle tematiche e degli argomenti che intendo trattare, mentre il tradizionale saggio lo reputo nella fattispecie più accademico e meno discorsivo. Inutile dire che posso essermi ispirato per la struttura a  I dialoghi di Platone, ma in realtà ho preso come modello I Colloqui (1518) di Erasmo da Rotterdam.

Il nome del personaggio mi è arrivato per caso assieme ad altri due o tre e ho scelto Casimiro perché gli sono attribuiti significati che riconducono a grandi ideali, alla libertà ed anche all’insofferenza per l’autorità in generale.