La costellazione di Orione

Abbiamo visto in un precedente articolo che, secondo il modello più accreditato, una stella nasce dal collasso gravitazionale delle porzioni più dense di una nebulosa. Ebbene proprio in Orione, la costellazione che campeggia nel cielo invernale, vi è una grossa fucina dalla quale sono nate e stanno nascendo molte stelle: si tratta della ben nota Nebulosa di Orione (M42 in figura 1).

La Nebulosa di Orione

La Nebulosa di Orione è chiaramente riconoscibile ad occhio nudo a sud della cinturadi Orione, al centro della cosiddetta spada di Orione. Essa fa parte di un vasto complesso di nebulosità che si estende attraverso l’intera costellazione di Orione e include, oltre ad M42, la nebulosa Testa di Cavallo.

Ma vediamo come Margherita Hack, formidabile scienziata e divulgatrice, descrive M42.

La Nebulosa di Orione è una regione ricca di gas diffuso e di polveri, cioè di minuscole particelle solide di grafite, silicati e ghiaccio, con impurità di ferro e altri elementi, aventi diametri inferiori al millesimo di millimetro. Le striature scure che si stagliano sulla massa luminosa sono regioni in cui si addensano le polveri nascondendoci la luce delle stelle che vi sono immerse.

E poi aggiunge ancora:

Gas diffuso, polveri e nubi molecolari sono gli ingredienti necessari per la formazione di nuove stelle, e infatti la nebulosa di Orione e tutte le regioni a essa collegate sono popolate da un gran numero di stelle molto giovani, che hanno meno di un milione di anni (pochissimi in scala astronomica). Stelle ancora più giovani, scoperte nella nebulosa, sono quelle circondate da anelli di polvere e gas – nebulose protoplanetarie, da cui si formerà un sistema planetario, e ancora più giovani sono certe macchioline scure, densi agglomerati di gas e polveri, di diametri compresi fra circa un decimo e un anno luce, detti “globuli di Bok”[1].

La figura 2 mostra un’immagine composita in falsi colori di M42 ripresa dal telescopio spaziale Hubble nel 2006 alle lunghezze d’onda della luce visibile e dell’infrarosso.

La Nebulosa Testa di Cavallo

La Testa di Cavallo è una nebulosa oscura situata vicino ad Alnitak, una delle stelle della cintura di Orione. Citiamo ancora M. Hack:

la grande nebulosa oscura Testa di cavallo (la somiglianza con la testa dell’animale è davvero straordinaria) si erge su uno sfondo luminoso di luce delle stelle nascoste dalle polveri e da esse diffusa, che ricorda quella del Sole nascosto da una grossa nuvola.

L’immagine della figura 3 è un mosaico di immagini scattate con 5 diversi filtri, tra i quali il filtro Hα, che mette in evidenza la presenza di idrogeno ionizzato all’interno di nubi di gas, mappato in rosso nella figura.

Ma ecco la sorpresa! Quella che in luce visibile appare come una nube oscura, quando viene ripresa nell’infrarosso appare trasparente ed eterea (figura 4). L’immagine è stata ripresa nel 2012 dal telescopio spaziale Hubble. 

Il commento del team che ha elaborato l’immagine dice tra l’altro:

Il ricco arazzo della nebulosa Testa di Cavallo spunta sullo sfondo delle stelle della Via Lattea e delle galassie lontane che sono facilmente visibili alla luce infrarossa. I ciuffi lungo la cresta superiore della Testa di Cavallo sono illuminati da Sigma Orionis, un giovane sistema formato da cinque stelle. Il forte bagliore ultravioletto di una di queste stelle sta lentamente evaporando la nebulosa.

Si ritiene infatti che la Testa di Cavallo “evaporerà” in circa 5 milioni di anni.

Molte ancora sono le meraviglie di questa costellazione, tra le quali altre nebulose, ammassi stellari e le sue magnifiche stelle, tra le più luminose del cielo invernale. Ma quello che abbiamo descritto credo sia un ottimo aperitivo! 


[1]M.Hack, V. Domenici, Notte di stelle, Sperling & Kupfer, 2010

Il cielo invernale

Uranographia di Johann Bode (1801)
Orione solleva la clava
e il vello del Leone di Nemea, ucciso da Eracle

Dovremo aspettare almeno fino a Natale per vedere campeggiare verso sud la magnifica costellazione di Orione, una delle più belle del cielo invernale, facilmente riconoscibile grazie alla presenza di alcune stelle molto luminose. La particolare disposizione delle stelle di Orione rende la costellazione istintivamente associabile ad una figura umana.

Fin dalla preistoria gli uomini hanno riconosciuto in Orione il grande cacciatore che, secondo la leggenda, fu il più imponente e il più bello degli uomini. Orione viene generalmente raffigurato con una clava ed una pelle di leone, accompagnato dai suoi due cani da caccia, il Cane maggiore (Canis major) e il Cane minore (Canis minor), mentre si batte contro il Toro sbuffante, 

Osservare Orione

Nelle fredde notti invernali, volgendo lo sguardo verso sud, possiamo facilmente individuare le due stelle più brillanti della costellazione: in alto Betelgeuse (α Ori) di colore rossastro e in basso Rigel (β Ori) di colore azzurro. A metà strada fra le due stelle ve ne sono tre azzurre, quasi altrettanto luminose, che formano la “cintura” di Orione, Mintaka,AlnilamAlnitak (δ, ε, ζ Orionis).

Identificato Orione, spostiamo lo sguardo verso il basso per individuare una stella ancor più luminosa di Betelgeuse: si tratta di Sirio, appartenente alla costellazione del Cane maggiore (α CMa), la stella più brillante del cielo. Fissiamo ora lo sguardo su Betelgeusee spostiamoci verso est fino ad incontrare una stella un po’ meno brillante, ma ben visibile: si tratta di Procioneappartenente alla costellazione del Cane minore (α CMi). Le tre stelle, BetelgeuseSirioProcione, formano un triangolo quasi equilatero, detto “triangolo invernale” (Figura 1).

Ad Orione appartiene anche la famosa nebulosa di Orione (M42, figura 1), zona di intensa formazione stellare, forse una delle poche visibili ad occhio nudo con cieli tersi.

La costellazione di Orione facilita anche l’individuazione di alcune stelle importanti, oltre alle già citate SirioProcione, come mostrato in figura 2.

In alto campeggia Capella, una stella molto luminosa della costellazione dell’Auriga; se da Capellaci spostiamo verso est noteremo CastorePolluce, due belle stelle della costellazione dei Gemelli. Se dalla cintura di Orione procediamo verso ovest vedremo brillare Aldebaran, una stella gigante arancione della costellazione del Toro. 

Orione, l’eroe mitologico

Gilgamesh e Enkidu uccidono il Toro del cielo
(sigillo accadico)

Presso i Sumeri, Orione fu identificato come il Pastore dei Cieli, ma anche con Gilgamesh,il mitico re sumero della città di Uruk. Il racconto narra che Gilgamesh, rifiutò le profferte amorose della dea Ishtar,che, offesa, si vendicò inviando il Toro celeste a devastare il regno di Uruk; ma Gilgamesh e il suo amico Enkidu sorpresero l’animale sacro nelle paludi dell’Eufrate, lo trafissero a morte e lo fecero a pezzi.

Numerosi sono i miti che riguardano Orione nel mondo greco. Uno dei più noti cerca di spiegare i motivi della sua presenza in cielo.

Orione, figlio di Poseidone, era il più grande cacciatore dei suoi tempi e spesso si trovava a cacciare assieme ad Artemide, dea della caccia, votata alla verginità. Quando Apollo, fratello di Artemide, si accorse che la sorella si stava innamorando di Orione, decise di farlo uccidere, traendo in inganno la sorella con uno stratagemma. Un giorno, mentre Orione nuotava lontano nel mare, sfidò la sorella a colpire con una delle sue frecce quel punto lontano che si scorgeva appena tra le onde. Artemide raccolse la sfida e scoccò una delle sue infallibili frecce uccidendo il povero Orione. Quando si rese conto dell’accaduto, pianse inconsolabile. Allora Zeus, impietositosi, trasformò Orione insieme ai suoi cani nell’omonima costellazione. 

Orione viene citato anche da Omero (ca. VIII secolo a.C.) nelle sue principali opere, l’Odisseae l’Iliade. Ecco come Omero descrive le figure che Efesto scolpì sullo scudo di Achille, nel libro XVIII dell’Iliade:

Vi scolpì la terra ed il cielo ed il mare,
il sole che mai non si smorza, la luna nel pieno splendore
e tutte le costellazioni, di cui s'incorona il cielo,
le Pleiadi, le Iadi, la forza d'Orione
e l'Orsa, detta anche Carro per soprannome,
che gira su sé stessa guardando Orione,
ed é l'unica a non immergersi nelle acque d'Oceano.

Altri riferimenti ad Orione li troviamo nell’opera didascalica Le opere e i giorni di Esiodo (VIII-VII sec a.C.), dove la costellazione viene utilizzata per scandire un vero e proprio calendario agricolo. Ecco il passo dove Esiodo identifica nella comparsa di Orione in cielo appena prima del sorgere del Sole (levata eliaca), il tempo in cui bisogna ventilare il grano:

Appena Orione possente appare,
ordina ai servi di battere bene la sacra spiga
di Demetra in un luogo ben ventilato.

Ai nostri giorni Orione sorge a est, appena prima del Sole, verso la fine di luglio Ma ai tempi di Esiodo, quasi 3000 anni fa, a causa della precessione degli equinozi, Orione appariva già verso la metà di giugno. Nei prossimi articoli descriverò alcune delle meraviglie che racchiude la costellazione di Orione.