Perché leggiamo? Perché scriviamo?

Nel pensare a questo titolo di introduzione ai racconti nati nella nostra Scuola di Scrittura ero indeciso se mettere od omettere il punto interrogativo. Senza interrogativo, e con l’esclamativo, le due frasi avrebbero espresso una opinione secca, perentoria, cattedratica. La verità del docente. Ma i nostri corsi hanno una valenza lontana mille anni luce dalla esperienza scolastica tradizionale.

creative-leader-thinking-ss-1920Leggere e scrivere sono due aspetti di una stessa condizione umana e collaborativa: condividere piacere e stimoli in attività che gratificano la scoperta di un talento senza scopi utilitaristici. Leggiamo per immergerci nel mondo creato dall’autore, per evadere dal mondo; scriviamo per entrare in una dimensione che ci astrae dalla materialità e ne creiamo un’altra, sfuggente e malleabile, che ci piace di più e che offriamo al lettore per condividerla.

Mi conferisco la facoltà quindi di non rispondere alle domande del titolo e lascio ad ognuno, lettore o autore/lettore che è entrato in questa sezione della rivista, la facoltà di porsi risposte o non porsele, prima o dopo aver letto i racconti che vengono pubblicati in questa rubrica.

Mi sento invece forte e sicuro nel rispondere ad un’altra domanda: perché “Taccuino”?

Non esiste strumento altrettanto congeniale, contingente, simbiotico, con la scrittura come il taccuino. L’etimologia dice che deriva dall’arabo tacuim -disposizione o anche calendario – divenuto poi nel latino medievale tacuinum – libretto di disposizioni – per arrivare all’uso moderno di libretto per annotazioni.
Significati che rimandano ad uno strumento personale per avere sottomano notazioni e segni per ricordare quanto detto e fatto o per fissare quanto visto o udito; conservare quanto può diventare utile e interessante. In pratica uno scrigno per racchiudere stimoli e suggestioni, recepiti o arrivati dall’ambiente esterno e da pensieri personali, che non si vuole perdere perché ritenuti degni di essere annotati anche senza una ragione plausibile.  È questa in pratica la descrizione della nascita della fucina magmatica da cui una persona, presa improvvisamente dall’impulso di scrivere una storia, un racconto, un romanzo, può attingere per avere spunti da cui far nascere le idee, le scintille che danno fuoco alla creazione con la scrittura.

Girl_with_outer_space_imagination_from_NASAIl taccuino racchiude la nostra energia creativa che attende di essere presa per mano e condotta verso il compimento di un atto, di essere finalmente liberata e lasciata andare per la strada che vorrà scegliere,

Anche voi che leggerete i racconti qui proposti potreste essere presi da questo irrefrenabile impulso e meglio addentrarvi nel mondo affascinante e tirannico dello scrivere.

E allora sarete in grado di dare una risposta alle due domande del titolo. Forse.

Le Raccontastorie dell’UNITRE

… e fu così che, insieme a giullari e menestrelli, anche i cantastorie dell’UNITRE uscirono dalla sala Del Torchio di Sesto Calende per entrare In Rete e raccontarsi tramite Skype.

Proprio una bella storia!

Lunedì 9 marzo molte partecipanti al laboratorio di narrazione sono uscite dalla Zona Rossa imposta dal Grande Drago di origini cinesi, quello chiamato Covid 19. Come giovani tartarughe che, nate in spiaggia, devono conquistare il mare prima che i tentacoli del Mostro le afferri, si sono fatte strette nello spazio angusto del monitor di un computer. Strette-strette, pur nella doverosa distanza fisica.

Donatella è salita sul Monte del Grande Saggio che le ha rivelato solenne: “il Sistema Difensivo contro il Drago si può potenziare con scambi emotivi e buone relazioni, laddove la bestia si nutre di chiusura e isolamento”.DragonRed

La Tecnologica Isabella ha aperto tutti i file del suo sapere, ha frullato col cuore il computer e ha aggiunto un pizzico di peperoncino da spruzzare sulla coda del malefico Drago… e poi, sfregando lo schermo, è uscita la magia: ci si può incontrare a raccontare… Skyppando!!!

Le piccole tartarughe, prima di lasciare le uova dischiuse e di avventurarsi nelle tiepide Sabbie dei Racconti e nel Mare della Fantasia, hanno dovuto lottare contro le parole dei Mostri Interiori che, manco a dirlo, si erano alleati al Virus e vessavano le povere creature: “Imbranata: non sei capace”, “Farai una figuraccia”, “Skype non è per te”, “Sei ridicola: Internet è roba da giovani”. Una Tempesta di parole si è abbattuta sul gruppo delle raccontastorie. Parole imbroglione, di quelle che lanciano malefici e non permettono di tessere trame: solo le parole buone possono unirsi e danzare in una storia.

C’è stata un’aspra battaglia tra la Tempesta di parole e il Gruppo che, nato lo scorso ottobre, era già abbastanza forte e in gamba da farsi scudo, nido e incubatrice.

Indecisioni, paure, sentimenti di inadeguatezza hanno incontrato braccia forti, calorosi incoraggiamenti, supporti pratici e emotivi. Emozioni, toni di voce e parole,… di quelle buone! Il Gruppo ha vinto la battaglia coi Mostri Interni e ha fatto capolino anche il Sentimento di Essere Orgogliosi di Sé.

Come da programma, il gruppo si è riunito su Skype il 9 e il 16 marzo; sono previsti altri due incontri nei prossimi lunedì. (Si è dato anche un appuntamento chiaccheroso per un “caffè online”, ma le reti sovraccariche hanno reso difficoltoso e frammentario il momento).

Ogni incontro prevede la condivisione di uno stimolo, prevalentemente verbale, a partire dal quale ogni partecipante è invitato a costruire una storia in vista di un finale. Le storie vengono poi condivise diventando patrimonio del gruppo e oggetto di scambio tra i narratori.

Raccontare è una via per dare forma alla propria identità, per costruire una propria visione di sé stessi e del mondo. La scrittura è un esercizio attraverso il quale la materia interiore può essere avvicinata e insieme distanziata, deposta su un foglio di carta e lasciata decantare per essere poi riavvicinata con un occhio maggiormente vigile e distanziato, per strutturare così una relazione nuova con sé stessi e con la realtà.

computerworld-1D’altra parte l’atto della scrittura è generato da una predisposizione interna al comunicare, la scrittura intensifica il senso dell’Io ed alimenta un’interazione più consapevole tra gli individui.

L’attività narrante si completa ed acquista senso solo se c’è un ascoltatore della narrazione: all’intenzionalità di chi racconta, è indispensabile si leghi l’intenzionalità di chi sta ascoltando quel racconto.

In questi tempi dolorosi, surreali e sospesi in cui imperversa il Grande Drago Covid, si può parafrasare così Carotenuto(1):

Anche ciò che è collettivo, che brucia come una ferita dell’intera civiltà, che si esprime in numeri di contagi e decessi, è manifestazione del disagio, talora segreto e incomunicabile, presente in ognuno. Se la sofferenza è storia, essa può e deve essere narrata, partecipata, resa intelligibile ad ognuno di noi e alla comunità.

Ringrazio di cuore Cecilia, Giuliana, Isabella, Laura, Luciana, MariaGrazia, Paola e Sonia che hanno accolto la mia proposta, ma anche la mia ferma e affettuosa convinzione che noi siamo una storia e che ci facciamo più umani quando proviamo a raccontarcela.

Margherita, Maria Antonietta e Verena hanno fatto il tifo dagli spalti del gruppo WhatsApp. Una di loro ha scritto: “Io vi mando un affettuoso pensiero e un abbraccio virtuale con tutta la stima dovuta a questo gruppo di indomite guerriere che non si fanno fermare da niente”.

(Questo scritto è firmato da me, ma è stato letto, corretto e approvato da tutte le partecipanti)


(1)“Anche tutto ciò che è privato, che brucia come una ferita individuale, segreta e forse incomunicabile, è una manifestazione del disagio comune all’intera civiltà. (…) Se la sofferenza è storia, essa può e deve essere narrata, partecipata, resa intelligibile alla comunità” (A. Carotenuto).