Mengele – Capitolo 5: noma, eteronomia dell’iride ed Irma Grese

Noma ed eteronomia dell’iride

Il terzo interesse per il dottor Morte era il “noma”. Un prigioniero riferì che Mengele avvicinò il professor Berthold Epstein, un eminente pediatra prigioniero, proponendogli, in cambio di un prolungamento della vita, di aiutarlo a preparare una ricerca affinché egli potesse pubblicarla a nome suo, cioè di Mengele. Epstein propose allora una ricerca sul trattamento del noma, una grave condizione cancrenosa ulcerativa della faccia e della bocca, spesso fatale, molto diffusa fra bambini e adolescenti zingari del campo. L’Angelo della Morte accettò e istituì una sezione apposita dove vennero accolti dai 45 ai 70 bambini ai quali fu data una dieta speciale, particolarmente nutriente, vitamine e sulfamidici. Il medico SS fece fotografare i bambini prima, durante e dopo il trattamento. Un numero considerevole di pazienti guarì (non per bravura ma perché la malattia era dovuta alla miseria, alla mancanza di igiene e di nutrizione). La ricerca di Mengele si spostò poi sugli occhi o meglio sul loro colore. Mandò regolarmente occhi di zingari all’istituto di Berlino, dove era in corso uno studio sui fattori ereditari nel colore con particolare attenzione a una condizione nota come eterocromia dell’iride, nella quale i due occhi di una persona possono avere colore diverso. Tra i suoi progetti, l’intento di riuscire a modificarne il colore in azzurro tipico della razza ariana. Provò così ad iniettare negli occhi dei bambini del blu di metilene, causando loro forti dolori e gravi infiammazioni, non riuscendo però nel suo intento. Arriviamo cosi al 26 novembre del 1944 data in cui Himmler ordinò di interrompere tutte le attività del campo polacco a seguito dell’avanzata russa. Prima dello smantellamento del campo, il dottore volle compiere un’ultima impresa: decise di accogliere personalmente l’ultimo convoglio di 461 persone. Li destinò quasi tutti alle camere a gas. Raccolse poi tutta la sua documentazione e il 18 gennaio 1945 lasciò il campo, abbandonando anche la sua amante, l’SS Rapportführerin Irma Grese che si rifugiò presso il campo di Bergen Belsen.
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Irma Grese

Irma Grese, l’amante del medico

Irma Grese diventò la più atroce donna arruolata nelle SS. Nacque il 7 ottobre 1923 nel villaggio di Wrechen, nella Germania del nord, era la terza di cinque figli e fin da piccola si mostrò introversa. Il padre commise più volte adulterio, facendo piombare la madre in una terribile depressione. Irma aveva solo 12 anni quando sua madre Berta, stanca dei ripetuti tradimenti del marito Alfred, si tolse la vita bevendo acido cloridrico. Il padre mantenne il lutto per poco più di un anno, poi si risposò ed ebbe un altro figlio. Da quel momento nella famiglia Grese vissero sei fratelli, il padre, la matrigna e altri quattro figli di lei avuti prima del matrimonio. L’infanzia di Irma divenne così ancora più difficile, spesso veniva sbeffeggiata e presa in giro sia dai fratelli sia dai fratellastri e anche la matrigna mostrava sempre più atteggiamenti ostili nei suoi confronti. Irma era molto bella e questo probabilmente fu la causa dell’accanimento della matrigna, che per sminuirla le faceva indossare abiti che la rendevano goffa e ridicola, mortificando così la sua femminilità. Pare che le rivolgesse la parola solo per insultarla o prenderla in giro. Il padre invece sfogava i suoi problemi sui figli, picchiandoli, anche per cose che non avevano fatto. Verso i 15 anni Irma decise di scappare da quella famiglia ed entrò nella BDM (la Lega delle Ragazze Tedesche), che educava le ragazze con ferrea disciplina affinché fossero pronte a combattere e a morire per il Terzo Reich. Sappiamo che fece anche un apprendistato infermieristico in un ospedale a circa 30 chilometri da casa e che mostrò fin da subito di avere delle doti eccezionali, ma il suo destino non fu per certo quello della crocerossina. Durante la 2 guerra mondiale la Lega le fece fare un corso sotto la supervisione di Dorothea Binz, supervisore presso il campo di Ravensbruck, che le trasmise la passione per il sadismo, da qui divenne sorvegliante del medesimo campo. Irma era la più giovane e la più bella sorvegliante del campo ma divenne anche una delle più crudeli. Quel suo primo incarico di potere fece nascere in lei il desiderio di affermarsi e di dimostrare a tutti, specialmente alla sua famiglia, di essere migliore di loro. Iniziò a curare maniacalmente i simboli del suo potere: la divisa, gli stivali, la frusta e il suo cane. Quando tornò a casa per un congedo e si presentò al padre in divisa però, l’uomo la guardò con orrore e la colpì violentemente al volto cacciandola di casa. Tornata al campo venne in qualche modo promossa e trasferita al più grande campo di Birkenau, dove divenne sorvegliante del settore destinato alle ebree polacche. Fu lì che la rabbia e la crudeltà presero il sopravvento su di lei.
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Irma Grese
La crudeltà verso chi trasgrediva, le punizioni feroci che impartiva e il suo controllo costante e puntiglioso a cui nulla poteva sfuggire le valsero un encomio da parte dei superiori e il passaggio a supervisore senior, il secondo ruolo più importante a cui una donna delle SS potesse aspirare. Aveva il compito di sorvegliare 31 baracche che contenevano circa 30.000 donne, con il permesso di eliminare tutte coloro che non avessero rispettato le regole. Quotidianamente faceva rapporto al capo della Gestapo del campo: Maximilian Grabner. Anche il famigerato blocco 11 era sotto la sua diretta giurisdizione. Irma però puntava al massimo grado e pur di ottenerlo intrecciò una relazione con il dottor Mengele, aiutandolo spesso a scegliere prigionieri destinati ai suoi esperimenti o alla camera a gas. Irma ebbe anche relazioni omosessuali con alcune sorveglianti e perfino con alcune prigioniere, le più belle e procaci, che poi eliminava velocemente per mettere tutto a tacere. Se si accorgeva che una donna l’aveva vista con l’amante, la uccideva con la sua pistola o la indicava come inadatta al lavoro e quindi pronta per la camera a gas. La crudeltà di Irma toccò livelli incredibili proprio a causa del potere che aveva: uno dei suoi passatempi preferiti era quello di frustare le donne sul seno o sul ventre fino a causare loro ferite così profonde da richiederne punti di sutura, poi le conduceva in infermeria dove le faceva operare senza anestesia, godendo delle loro sofferenze. Arrivò al culmine della crudeltà quando fece legare le gambe di una partoriente che morì fra atroci dolori insieme al suo bambino. Nonostante il comandante del campo avesse proibito l’uso della frusta, Irma ne aveva fabbricata una speciale con l’anima di metallo foderata di cellophan trasparente, da cui non si separava mai. Spesso seguiva in bicicletta la colonna di prigioniere dirette ai luoghi di lavoro, accompagnata dal suo pastore tedesco e se si accorgeva che una donna era troppo debole per camminare o sembrava malata e quindi inadatta a portare pesi, ordinava al cane di sbranarla. Nel 1943 si accorse di esser rimasta incinta di uno dei suoi numerosi amanti, ma ciò avrebbe causato la fine della sua carriera, così ordino a un medico del campo di farla abortire e subito dopo l’aborto tornò a lavorare come nulla fosse. Quando venne trasferita al campo di Bergen Belsen, iniziò una relazione con un ufficiale delle SS trasferito lì da poco come lei ma la relazione fu breve perché il 15 aprile truppe inglesi entrarono nel lager per liberare i prigionieri. Irma venne arrestata e successivamente condannata per crimini di guerra sulla base della testimonianza dei sopravvissuti. Il suo processo iniziò il 17 settembre 1945 e il pubblico ministero dichiarò che Irma era
la peggiore donna del campo.
Secondo una testimone la Grese era responsabile di almeno 30 morti al giorno. Le testimonianze oculari, la parziale confessione dell’imputata e il suo atteggiamento arrogante durante gli interrogatori resero inutile il lavoro dell’avvocato difensore. Il 17 novembre 1945 il presidente del tribunale , il generale Fiklin, lesse il verdetto per l’imputata:
il tribunale degli Alleati ha giudicato Irma Grese colpevole di genocidio e di strage e pertanto la condanna a morte mediante impiccagione.
Delle 19 imputate solo tre vennero condannate a morte: Juana Bormann, Elisabeth Volkenrath e Irma Grese che morì all’età di soli 22 anni.
Irma Grese Processo
Irma Grese al processo di Norimberga