Le Pitture Nere di Goya (Las Pinturas Negras)

Nel 1819 Francisco Goya decide di allontanarsi dalla città e si ritira a vita privata a causa della sua sopraggiunta sordità, che ha avuto un effetto molto negativo anche sul suo carattere.

Il maestro spagnolo decide di trasferirsi nella periferia ovest di Madrid dove acquista una casa, conosciuta con il nome di Quinta del sordo, perché era appartenuta (per ironia della sorte) ad una persona affetta da sordità.

Tra il 1820 e il 1823 realizza il celeberrimo ciclo conosciuto con il nome di Pitture Nere. Si tratta di 14 scene realizzate direttamente sui muri dei due piani della casa, dipinte a secco. Fortunatamente queste opere incredibili sono state messe in salvo trasferendole su tela, infatti a seguito del trasferimento di Goya in Francia la casa, che era passata al nipote Marianito, era caduto in uno stato di abbandono pressoché totale e fu demolita nel 1910.

Modellino della Quinta del Sordo

Trattandosi di pitture private, che nessuno avrebbe visto né tanto meno andavano piazzate sul mercato, non si dovevano rispettare i limiti imposti dalla censura di Stato né da quella religiosa. In questo modo Goya ha potuto portare ai massimi livelli la sua libertà di pensiero, spingendo la sua ricerca al limite estremo, per poter sondare la propria interiorità e le proprie paure.

Trattandosi di opere dalla forte valenza personale, ancora oggi è molto difficile decifrarle. Le tematiche trattate sono davvero particolari e strane, vanno dai duelli cruenti ai Sabba, con strani riti difficili da riconoscere, dalle streghe volanti a macabre scene mitologiche.

Il sabba delle streghe (1821-1823)
Museo del Prado, Madrid

Purtroppo per noi Goya non era solito dare dei titoli alle sue opere; a dire il vero per interpretare questa serie di scene così introspettive ci sarebbero stati molto utili. Tutti i titoli che usiamo oggi sono stati attribuiti postumi da chi ha tentato di offrire una prima interpretazione a questo grande enigma della Storia dell’Arte. Interessante è anche l’interpretazione di stampo psicologico data da Javier de Prada Pareja nel suo libro Goya y las Pinturas Negras desde la psicología de Jung (traduzione: Goya e le Pitture Nere secondo la psicologia di Jung).

Ricostruzione della posizione delle diverse scene delle Pitture Nere nella Quinta del Sordo

Il nome della serie Pitture nere deriva dai toni scuri di colore usati, soprattutto dal nero che è associato alla melanconia. I temi trattati, come abbiamo visto, sono tra i più cupi mai realizzati da Goya e torna frequentemente la simbologia legata a Saturno, che è associato alla luna nera e alla bile nera (secondo una tradizione medioevale, associata alla malinconia).

Saturno è anche il protagonista di una delle pitture più inquietanti della Quinta. Più che la scena in sé, a disturbare è lo sguardo di Saturno, uno sguardo folle e che prova orrore per quanto sta facendo. La drammaticità dell’opera è accentuata esponenzialmente dalle pennellate libere di Goya, apparentemente senza un ordine preciso e, inoltre, senza un disegno preparatorio creano un senso di forte disagio.

Le Pitture Nere: Crono Divora Un Figlio
(1821-1823)
Museo del Prado, Madrid

Secondo la mitologia Saturno è figlio di Urano. Preso da un momento di pazzia evira ed uccide il padre per poter appropriarsi del suo potere. Il problema per Saturno arriva con una profezia: morirà nello stesso modo del proprio padre. Ogni volta che Opi, sua moglie, rimane incinta e mette al mondo un figlio, Saturno lo divora; in questo modo può essere sicuro che non si avvererà il suo destino. Opi, ad insaputa del marito-figlio, riuscirà a salvare uno dei nascituri, nascondendolo sull’Isola di Creta. Il piccolo porterà a compimento la profezia diventando la divinità suprema, prendendo il posto del padre; tutti noi lo conosciamo con il nome di Giove.


Articolo tratto dalla serie pubblicata su Latelier 91 il 10 aprile 2020 (https://latelier91.wordpress.com/2020/04/10/goya-capitolo-10-le-pitture-nere/)

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