Rt: cosa sei?

Una buona notizia: a partire da lunedì primo febbraio la Lombardia è stata promossa, ed è diventata zona gialla anziché arancione. Allora, possiamo finalmente considerarci liberi dagli arresti domiciliari, uscire e divertirci?

Per rispondervi, consideriamo anzitutto il perché di questa improvvisa liberazione: è perché in quasi tutte le regioni italiane, tranne cinque, l’indicatore Rt è sceso sotto ad uno. Bellissimo; ma, cos’è questo indice, di cui si parla da tempo?

La definizione di Rt dice:

è una funzione di:
Probabilità di trasmissione (per singolo contatto) tra una persona contagiosa ed una suscettibile,
– Del numero dei contatti della persona contagiosa
– Della durata della contagiosità.

Quindi: c’è una persona malata che va in giro; quanto è probabile che ne contagi un’altra? Rt esprime matematicamente questa probabilità: se è maggiore di uno, prima o poi ne contagia un’altra e l’epidemia cresce; se è zero, nessuno si contagia e l’epidemia sparisce; tra zero e uno, in media, l’epidemia diminuisce, tanto più rapidamente quanto più piccolo è Rt.

Ovviamente ciò non significa che, ad esempio, con un Rt=0,5 ci vogliono due persone per contagiarne una: basta sempre un positivo solo per contagiare un’altra persona. Rt=0,5 significa che in quel momento, grazie alle misure di contrasto messe in campo, 1000 persone positive ne contageranno in media “solo” circa altre 500, ma non altre 1000 e, quindi, che se Rt rimane stabile, l’epidemia piano piano va riducendosi. Attenzione: non è che non ci saranno più malati; il loro numero diminuirà.

Allora, è chiaro cosa significa questo numero magico? Ribadisco il concetto: l’epidemia cala solo se Rt rimane stabile! Quindi, se ci precipitiamo tutti fuori, secondo voi, cosa succederà? Semplice, e già visto: Rt ritorna sopra a uno, e si ricomincia daccapo!

Per chiarirvi meglio come stanno le cose, il diagramma seguente mostra il coefficiente Rt per le varie regioni: la decisione di passare alle zone gialle è stata presa appunto sulla base di questo diagramma.

Innanzi tutto, come vedete, per ogni regione non c’è un solo punto per indicare Rt: invece, c’è un trattino verticale. Perché? Perché la misura di Rt include molte variabili, ognuna delle quali ha un margine d’errore: quindi, il valore reale di Rt può trovarsi ovunque, dentro a questa fascia.

Altra osservazione: non è che siamo in una situazione ottimale: i valori di Rt sono vicini ad uno, c’è poco margine! Questo è proprio quello che vi dicevo: non pensiamo di comportarci come l’estate scorsa, quando sembrava che tutto fosse passato! 

E cosa è successo l’estate scorsa? Eccovi la sintesi.

Ecco alcuni diagrammi di ciò che è successo. Il primo diagramma riporta, su base settimanale, sia gli ammalati totali che le persone guarite.

Vedete? Quello che è successo all’inizio della pandemia è pochissima cosa rispetto a ciò che ci è arrivato tra capo e collo in ottobre! Per fortuna, a fine gennaio la curva dei nuovi malati sembra voler scendere: per vederlo meglio, ecco il diagramma degli incrementi dei malati.

Come vedete nel diagramma seguente, gli incrementi (settimanali) dell’inizio pandemia sono stati quasi trascurabili rispetto alla seconda ondata. Perché? Non ho le conoscenze scientifiche necessarie per rispondere; dico solo che il lockdown totale di marzo-aprile, pesantissimo dal punto di vista dell’economia nazionale, è stato però efficace nell’abbattere il morbo.

C’è da chiederci se i diagrammi dicono tutta la verità. Voglio dire che i dati sono quelli effettivamente rilevati; però, c’è da chiedersi se il metodo utilizzato per i rilievi sia sempre stato lo stesso. Per capirci qualcosa, esaminiamo il seguente diagramma, che mostra il rapporto percentuale, mediato sulla settimana, tra i nuovi malati ed i tamponi eseguiti.

Come vedete, all’inizio della pandemia la percentuale era altissima, mentre nella seconda ondata era molto minore. Conclusione: tra la prima e la seconda ondata è aumentato di molto il numero di tamponi eseguiti; la statistica non è omogenea. Quindi, il grande numero di nuovi malati corrisponde all’aumento dei tamponi eseguiti, ciò che ha consentito di individuare anche molti malati asintomatici, che nella prima ondata non sono stati rilevarti.

Il diagramma seguente conferma quanto ho appena detto: infatti, mostra il numero di malati in terapia intensiva. Si vede chiaramente che i malati più gravi della seconda ondata sono in numero molto minore rispetto alla prima. Questo è un dato fondamentale, perché il numero di posti disponibili per queste terapie è limitato: gli ospedali possono saturare rapidamente la loro potenzialità.

Si vede anche che, a fine gennaio, l’andamento attuale della terapia intensiva è favorevole: questo fatto, assieme alla riduzione del numero dei nuovi malati, è la risposta alle misure prese e dal nostro ragionevole comportamento.

Ultimo dato: le vaccinazioni! Al 30 gennaio 2021 abbiamo raggiunto 1.800.000 prime vaccinazioni e 480.000 richiami. Speriamo che si continui di gran carriera; ad ogni modo, gli operatori sanitari saranno presto tutti vaccinati.

Concludo raccomandandovi di non dimenticare le buone regole di comportamento: distanza, mascherina, limitazione dei contatti sociali. Ancora qualche mese di pazienza, e ne saremo fuori! 

Ultimo monito: ne saremo fuori solo se, direi ovviamente, ci vacciniamo appena il vaccino sarà disponibile! Per chi dubita, esita, segue voci totalmente infondate, ricordo che la terribile malattia della poliomielite, ancora attiva quando ero giovane, è stata sconfitta solo grazie alla vaccinazione! Mia sorella minore è stata colpita dalla difterite, e si è salvata a prezzo di un ricovero di un mese in ospedale: quando è ritornata aveva perso le forze al punto che non riusciva a stare in piedi. Oggi questo pericolo non c’è più!

Taggato con: