Via dei Legionari – Parte 5: Aurelia e Maria Rosa

Nella villa c’è anche  un altro scantinato da cui sono stati ricavati due grandi locali a cui si accede da Via S. Bernardino che fa angolo con Via dei Legionari. È solo una parte del sotterraneo usato come rifugio. Nelle buie e umide stanze abitano Aurelia e la sua famiglia: Aurelia è la mamma di Maria Rosa. Lei e il marito sono i custodi e a loro spetta il compito di curare il giardino e pulire gli interni della villa, ma l’onere maggiore spetta a lei perché il marito lavora anche in fabbrica.

Ogni tanto Aurelia lascia entrare noi bambini quando i padroni non sono a casa ma dobbiamo rimanere nello sterrato che c’è fuori dallo scantinato. Noi ci accontentiamo, è un posto nuovo da esplorare e da lì possiamo scoprire tanti segreti della villa o inventare la presenza di fantasmi.

Aurelia ha pochi capelli in testa ed è sempre vestita male, le maniche arrotolate anche quando fa freddo. È una lavoratrice instancabile: quasi sempre la trovi davanti a un grosso mastello a lavare la biancheria della famiglia e dei padroni. Dalla sua bocca sdentata esce un grande sorriso, ma appena cerchiamo di sorpassare i limiti concessi diventa minacciosa e ci manda via con la scopa. Vive in quella topaia tetra e umida da anni e l’umidità non ha certo giovato al suo organismo. Ha le mani deformate dall’artrite e la sua andatura zoppicante rivela che ha dolori in tutte le ossa.

Dato che non ci sono abbastanza camere per dormire nello scantinato, ogni sera Maria Rosa e Aurelia, solo loro due, attraversano la strada e vengono a dormire in un locale concesso loro dalla signora Giannina nel nostro caseggiato, senza bagno e senza riscaldamento in inverno. Ma del resto, nessuna famiglia ha il riscaldamento, a parte una stufa a legna che riscalda a malapena la grande cucina.

 

Maria Rosa

Maria Rosa ha avuto problemi alla nascita. Dicono che appena uscita dal ventre della madre non ha pianto per un bel po’ di minuti. La moglie del vinaio era corsa dal prete che aveva fatto suonare le campane a morto, ma proprio mentre suonavano le campane Maria Rosa ha pianto e con lei tutti gli altri intorno. Il suo cervello però ne ha risentito. Ora è una bella ragazza ma non è in grado di fare un lavoro di responsabilità né di gestire i suoi sentimenti.

Dipinge quadri molto belli che la gente non apprezza, dicono che sono strani come lei. Nei suoi quadri c’è tanto azzurro perché Il soggetto preferito è il fiume. Ne ha fatto uno tutto blu con due teste che sembra galleggino e tanti cigni.

«È tutta matta», commentano i benpensanti, ma nessuno sembra accorgersi della situazione difficile  e ingiusta in cui è costretta a vivere la famiglia di Aurelia. Se ne guardano bene, poveri anche loro ma più fortunati.  Bisogna tacere, obbedire e lavorare; nessuno vuole rischiare il posto di lavoro o l’alloggio.

La signora Giannina ha una figlia Anna poco più grande di Maria Rosa che si deve sposare. Non si sa niente dei preparativi, si sposerà a Milano e le donne della via fantasticano e spiano ogni movimento della villa. Ma nessuna notizia trapela da quelle finestre alte e misteriose. Loro appartengono a un altro mondo al quale noi non possiamo avvicinarci.

Quando suonano le campane del mezzogiorno Maria Rosa si agita, vuole uscire, nessuno riesce a trattenerla. Ci prova Aurelia con le buone, con quei suoi occhioni umidi da bue mansueto cerca di dissuaderla: «Fa freddo, non uscire, dammi una mano in cucina». Ma lei non sente, il suo amore l’aspetta, non può farlo aspettare.

«C’è Aldo che mi vuol parlare».

«Ma quale Aldo, non c’è nessuno».

Aurelia si asciuga due lacrime con il grembiule, ma la lascia andare, sa che non fa niente di male. Più tardi il fratello maggiore andrà a riprenderla.