La Matematica ai tempi del Coronavirus: un addendum

Durante questa epidemia abbiamo seguito l’evolversi del numero di morti, ed abbiamo sentito parlare di ospedali sovraccarichi e persino inceneritori che non riescono a smaltire le bare.

La nostra nazione conta circa 60 milioni di persone (in effetti, a metà 2019, eravamo 59.200.000), che non vivono in eterno: ebbene, non so voi, ma io mi sono chiesto quale è la mortalità “normale” in Italia.

Con un poco di fatica, sul sito ISTAT ho scoperto che, per tutte le cause, i morti in Italia viaggiano attorno ai 600.000 l’anno: l’ultimo dato disponibile, 2018, riporta 633.000 morti.

Questo dato mi ha un poco sorpreso: considerando che la nostra vita media è di 85 anni, mi aspettavo di più: circa 700.000 morti. Il conto è semplice: basta dividere 60 milioni per 85! Facendo il calcolo inverso, sempre con 60 milioni, se lo divido per 633.000 ottengo una vita media di oltre 94 anni: che sia la vita media verso cui ci stiamo avviando?

Sta di fatto che 633.000 diviso 12 dà 52.750 morti al mese. Arrotondando, diciamo che abbiamo avuto 10.000 morti per coronavirus in un mese: l’aumento è “solo” di circa il 20%. E allora? Perché mai tutto questo trambusto?

Verificando quali sono le cause di morte in Italia, per il 38% sono problemi cardiaci, e per il 30% sono tumori; solo il 6% sono malattie polmonari, che, suppongo, sono quelle che maggiormente richiedono i respiratori. Inoltre, le malattie infettive colpiscono circa per il 2%. Sulla base di queste percentuali, i posti letto in regime normale potevano essere calcolati per accogliere circa 3000 malati per malattie polmonari, e 1000 malati per malattie infettive.

Il problema per il sistema sanitario è che questi 10.000 morti hanno tutti avuto una patologia infettiva e polmonare: ecco perché il SSN non ha retto l’urto.

Conclusione: la matematica dà risposte!

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