Parlare senza le parole

Comunicare è una delle attività più complesse che accomunano gli esseri viventi; se pensiamo che solo gli esseri umani o al limite qualche specie animale più “evoluta” abbiano sviluppato dei canali di comunicazione, purtroppo ci sbagliamo alla grande. Anche i vegetali comunicano e tutti gli altri esseri viventi, quello che varia da caso a caso è la complessità dell’attività comunicativa.

La comunicazione non coinvolge solo ed esclusivamente i canali verbali (linguaggio parlato e scrittura) ma anche una serie di linguaggi chiamati non verbali. Questo articolo prende in considerazione il sistema paralinguistico, che è formato da tutti quei suoni che vengono emessi durante l’atto comunicativo indipendentemente dal significato delle parole e da quello che si sta dicendo. Il sistema linguistico (preso in esame dalla linguistica, appunto) è formato, invece, dall’insieme delle parole con significato e senso proprio che normalmente usiamo quando parliamo.

Il sistema paralinguistico è composto principalmente da quattro aspetti: il tono, la frequenza, il ritmo e il silenzio. Aspetti apparentemente semplici ma, come avremo modo di vedere, decisamente complicati dal punto di vista dell’interpretazione del loro significato.

Tono

Il tono è direttamente collegato dalla frequenza, altro aspetto che avremo modo di analizzare successivamente. Questo aspetto può subire diverse influenze, la prima non ha alcuna valenza nell’ambito della comunicazione essendo legata a fattori fisiologici come l’età e la costituzione fisica. Il contesto, invece, rappresenta un campo di influenza importante per la comunicazione. Un tono grave (erroneamente considerato basso a volte) ci racconta qualcosa di ben specifico sul pensiero di chi sta parlando: è il classico caso in cui una persona che occupa una posizione superiore nella società vuole sottolineare la sua condizione nei confronti di chi lo sta ascoltando e si trova in una posizione subordinata. Al contrario il tono più acuto (erroneamente detto alto) esprime un senso di disagio.

Frequenza

Come detto nel capitolo precedente la frequenza è direttamente collegata al tono e spesso possono anche essere confusi. Più alta è la frequenza più acuto è il suo della voce e solitamente è caratteristica del disagio. Così come capita per il tono, quando la frequenza è più bassa (e quindi il tono più grave) rappresenta sicurezza (reale o ostentata) ed è tipica di chi in qualche modo vuole imporre la sua posizione di comando o superiorità.

Ritmo

Questo aspetto della comunicazione non verbale prende in esame la velocità. Un ritmo maggiore o minore può facilmente conferire (o sottrarre) autorevolezza alle parole pronunciate. Un ritmo più lento accompagnato anche da alcune pause carica di grande solennità ciò che viene detto, al contrario una maggiore velocità nel parlare stempera l’importanza e il tono solenne.

Bisogna, però, chiarire cosa si intenda per pausa nel discorso; ovviamente non ci possiamo riferire solo ed esclusivamente alle pause vuote (ovvero, il silenzio totale) ma anche a quelle piene, cioè quando si usano intercalari (uhmmm, beh, cioè…). Entrambi questi tipi di pausa rappresentano una vera e propria comunicazione non verbale ma non possiamo assolutamente dire che non abbiamo significato.

Silenzio

Il silenzio dice molto, non è un luogo comune. Può avere significati molto diversi in base alla situazione in cui si manifesta e va decodificato con attenzione (non preoccupiamoci, però, acquisiamo una capacità ben allenata nel riconoscere il silenzio anche grazie a molti altri fattori concomitanti e spesso impieghiamo pochi secondi per decodificarlo… salvo errori). Pensiamo a due casi emblematici: il silenzio che si crea in uno spazio ristretto tra due estranei e il silenzio tra due innamorati che si guardano negli occhi; apparentemente è sempre silenzio ma il significato è ben diverso.

Il silenzio può essere anche segno di grande rispetto, come quando ascoltiamo in silenzio qualcuno di importante che parla o quando le reclute non emettono il seppur minimo suono mentre parla un loro superiore.

Può risultare quasi banale dirlo ma il silenzio esprime anche dissenso o assenso. È sinonimo di grande concentrazione o disattenzione e si manifesta in caso di un’ottima relazione tra le persone (che si capiscono anche senza parlarsi) o di una relazione difficoltosa se non pessima (pensiamo al silenzio tra due persone arrabbiate).

Indubbiamente il silenzio può significare tutto e nulla, spetta a noi usarlo nel modo giusto per non essere fraintesi.


Controindicazioni

Fino ad ora non abbiamo preso in considerazione una grande controindicazione in questo ambito, legata alla quantità.

Forzare verso il basso il tono e la frequenza per sembrare più sicuri di sé, corre il rischio di far sembrare quasi ridicoli. Mentre alterare il ritmo che sentiamo naturalmente più consono per il nostro discorso, sforzandoci oltremisura per rallentare (magari inserendo pause a volte esasperate) non fa sembrare più intelligente quello che stiamo dicendo ma può addirittura dare l’impressione che siamo troppo impegnati a mettere insieme frasi e qualcosa da dire da sembrare degli impreparati e inesperti che si stanno inventando qualcosa da dire. Silenzio lunghi e non ben gestiti corrono il rischio di comunicare il semplice fatto di sentirsi (o essere) inadatti e prendersi però troppo sul serio per accettarlo.

Tutte queste espressioni non verbali vanno dosate e gestite con cura, allo stesso modo di quelle verbali, ovviamente.