Messaggi criptati nella Rivoluzione Americana

Durante la rivoluzione Americana, il flusso di notizie che trascorreva le zone in guerra era vivace; le spie che portavano i messaggi rischiavano la vita. Un esempio, che lasciò perplessi già i contemporanei, fu quello del Maggiore André, impiccato come traditore dagli Americani. Non meritava l’accusa infamante: ufficiale inglese, stava portando segreti nemici ai suoi.

Le due parti utilizzavano sistemi differenti per criptare i messaggi che dovevano restare segreti, e ufficiali esperti nell’arte di decifrare i messaggi intercettati erano attivi su entrambi i fronti. 

Gli Inglesi usavano per lo più la cifratura del messaggio: il numero corrispondente alla “A” era indicato da punteggiatura di convenzione, eventualmente cambiato nel corso del messaggio. Alle altre lettere corrispondevano numeri nella sequenza dell’alfabeto britannico. “Ave Caesar”, per esempio poteva diventare, attribuendo il numero 4 alla A ed usando l’alfabeto inglese: “4 24 8 – 6 4 8 22 4 21”. Per complicare la decodificazione, si inserivano qua e là numeri privi di senso, lasciando ai membri dell’intelligenza il compito di interpretare l’inganno. Per velocizzare la decodificazione, si usavano attrezzi formati da due cerchi di metallo, uno con le cifre, l’altro con le lettere, che ruotavano l’uno sull’altro fino alla posizione desiderata.

Il generale George Washington, dal canto suo, raccomandava agli ufficiali della sua intelligence un testo del francese Turpin de Crissé, Essai sur l’art de la guerre, in parte dedicato ai metodi per scrivere, consegnare, ricevere ed eventualmente intercettare un messaggio criptato. L’autore raccomandava l’uso dell’inchiostro trasparente. Lo stesso Washington riceveva, dal fratello di John Jay, un medico, l’inchiostro simpatico che questi aveva formulato, e raccomandava, per non destar sospetti, di tracciare il testo invisibile fra le righe di un messaggio del tutto innocente o negli spazi e pagine bianche di una stampa di uso comune: calendari, registri, ecc.

Il libro di de Crissé proponeva anche di utilizzare un linguaggio codificato che utilizzava tabelle apposite e una parola-codice, che cambiava ogni volta che ciò fosse ritenuto opportuno. Il punto debole del sistema, per quanto complesso possa sembrare, era che almeno due persone dovevano conoscere la parola-codice e le tabelle usate. In genere, le persone di rango avevano un segretario addetto alla corrispondenza, e così il segreto cominciava ad essere rivelato ad una piccola schiera di persone.

Considerato come venivano trasmessi i messaggi in quei tempi, dobbiamo dichiararci fortunati dei poter tutelare i segreti della nostra posta elettronica con una password opportuna… stando attenti a non sbagliare il destinatario!