Tolstoj #1: ritratto di un contestatore

Sono passati 110 anni dal 20 novembre 1910 data della sua morte di Lev Tolstoj, ma lui campeggia ancora nella storia e nella letteratura mondiale. Una vita lunga ottantadue anni la sua, quanto il regno di quattro Zar e per tutti è stato scomodo.

Lev Tolstoj

I suoi romanzi affondano le radici nella angosciata terra russa traendone linfa per lo spirito. I suoi personaggi hanno ancora oggi la forza di un secolo fa, hanno la stessa corrucciata insoddisfazione per l’umanità che li circonda. La sua ansia di capire il senso della vita ci è ancora oggi famigliare e le sue pagine sulla morte del Principe Andrej come di Ivan Il’ic sono un monito per tutti: prepariamoci alla morte, abituiamoci ad essa, perché è il “redde rationem” di come abbiamo vissuto.

Tolstoj nasce il 9 settembre 1828 sotto lo Nicola I, a otto anni perde entrambi i genitori e inizia a vivere sballottato, coi fratelli, tra zie e lontani parenti. Studia quanto è necessario, non di più, la sua gioventù è irrequieta, inizia gli studi universitari ma non li finisce, preferisce le donne e il gioco, e naturalmente perde, ma gli basta vendere qualcuna delle proprietà che ha ereditato per rimettersi in pari. Segue il fratello nell’esercito zarista romanticamente affascinato dall’idea di avventure e rischio.

Zar Nicola I

Sono anni turbolenti per la Russia, il Caucaso è in rivolta e c’è la guerra di Crimea (1853-1855) che rivela tutta la fragilità di un Paese arretrato e chiuso in sé stesso. Si fa mandare in prima linea e può vedere coi propri occhi lo sfacelo delle truppe russe, la vigliaccheria degli ufficiali e la colpevole disorganizzazione degli alti comandi, vive la sconfitta e la vergognosa ritirata.

In pochi mesi scrive I Racconti di Sebastopoli (1856), una spietata denuncia dell’establishment zarista in cui i veri eroi appaiono i soldati semplici, i contadini strappati alla terra e buttati nella fornace della battaglia, tema che riprenderà nel suo più famoso romanzo Guerra e Pace.  Il libro crea scandalo, non si ammette che un rampollo dell’aristocrazia svergogni lo stato maggiore dello Zar di tutte le Russie. Lascia l’esercito e si ritira nella sua tenuta di Jasnaja Poljana, il gran parlare che si fa di lui lo infastidisce, anche scrivere pare non interessarlo più dimtanto.

Zar Alessandro II

Nicola I muore nel 1855gli succede il figlio Alessandro II, che sarà lo Zar delle riforme attese da anni. Le tanto attese riforme vengono però fatte in maniera dissennata, l’abolizione della servitù della gleba (1862) sconquassa la società, la riforma agraria mette in ginocchio l’economia e sul lastrico i piccoli contadini devastati da una tassazione iniqua e vessatoria, di contro protegge i nobili che hanno dalla loro parte il capitale e le banche sempre pronte a concedere facili crediti e a far credere che l’incapacità gestionale di una classe sociale inetta e dormiente da secoli possa essere facilmente recuperata: Il Giardino dei Ciliegi (1904) di Anton Cechov, quarant’anni dopo dimostrerà quanto questo fosse vero.

Tolstoj si schiera subito dalla parte dei contadini: è vero che la riforma agraria ha dato loro il diritto ad avere un pezzo di terra tale da consentire loro la sopravvivenza, ma nelle mani della corrotta burocrazia zarista quel diritto si trasforma in una vergognosa truffa perché i latifondisti fanno a gara a cedere a cedere i terreni più aridi e improduttivi e i contadini, divenuti proprietari, vengono subissati di imposte e gabelle come se i loro magri poderi fossero i giardini dell’antica Babilonia. Si fa eleggere alla carica di giudice di pace e parte, lancia in resta, contro la propria classe dando, nelle controversie che gli vengono sottoposte, sempre ragione ai più deboli. Gli aristocratici fremono di sdegno, lo considerano un rinnegato, le autorità zariste lo guardano con sospetto e lo schedano.

Lev Tolstoj pedagogo

Si mette anche in mente di riformare il sistema scolastico e comincia dalle scuole rurali, frequentate dai figli dei contadini. Nel 1860 pubblica il suo primo saggio sull’argomento, Osservazione e materiali pedagogici, con cui abbozza il suo progetto di istruzione popolare. Inutile, dice, imbottirli di nozioni apprese meccanicamente e subito dimenticate, occorre un diverso insegnamento, più attivo e coinvolgente, solo così possono assimilare competenze. Le sue idee pedagogiche scateneranno la veemente reazione dei docenti tradizionali, e saranno loro a vincere: divieto assoluto alla diffusione dei principi proposti dal Conte Tolstoj. Lui di rimando scriverà Abbecedario (1872) e I quattro libri di lettura (1875) che a sfida dedica

a tutti i fanciulli da quelli della famiglia imperiale a quelli dei contadini, perché ne traggano le loro prime impressioni poetiche