La malvagia Strega d’Inverno

Tratto da una fiaba tradizionale bulgara


Sulla cima di una montagna innevata, in un enorme castello di ghiaccio, viveva la crudele Strega d’Inverno.Aveva un abito fatto di neve e il suo cuore era gelido come la più fredda notte d’inverno.

Ogni anno si risvegliava da un lungo sonno, apriva gli occhi e sollevava le braccia per stiracchiarsi. Allora grosse nubi grigie comparivano in cielo e un vento soffiava verso sud. Gli animali delle foreste capivano che presto sarebbe arrivato l’inverno.

Dopo essersi alzato dal letto, la strega si affacciava alle finestre del suo palazzo e scrutava l’orizzonte: osservava i campi in cui i contadini si affrettavano a raccogliere le ultime spighe di grano. Bastava un gesto della sua mano, perché la pioggia cominciasse a cadere e il freddo stringesse il mondo nella sua morsa…

Ci fu un’estate in cui la strega dormì più del solito. Quando si svegliò e si affacciò alle finestre del palazzo, vide che i contadini festeggiavano nei campi la lunga estate. Si arrabbiò molto e decise di vendicarsi: avrebbe fatto calare sul mondo intero un lunghissimo, infinito inverno. Enormi nuvole scure coprirono il sole e subito cominciò a nevicare. I fiocchi caddero per giorni e giorni, tanto che la terra fu ricoperta da un candido strato bianco.

In cima a una montagna c’era un piccolo paese dove aveva nevicato persino più che dalle altre parti.

La neve era arrivata fino ai tetti delle case, bloccando le porte e anche le finestre.

Gli abitanti furono costretti a recuperare pale e vanghe e a scavare notte e giorno per poter uscire di casa. Quando ormai si vedevano solo i tetti delle case, un gruppetto di persone si trovò dove un tempo c’era la piazza principale.

Tutti furono d’accordo nel dire che quella nevicata non era normale e che bisognava fare qualcosa al più presto. “Chiediamo aiuto al vecchio mago che vive tutto solo in cima alla montagna più alta” disse il sindaco. Ancora una volta tutti annuirono concordi. C’era però un problema: chi avrebbe affrontato il pericoloso viaggio?

“È meglio che io resti in paese” disse il sindaco.

“Io ho troppi pazienti raffreddati da visitare” disse il dottore.

Il postino non aveva le scarpe adatte, la maestra soffriva di mal di schiena, la cuoca aveva appena messo la zuppa sul fuoco: ciascuno aveva una scusa per non patire.

“Andrò io!” disse il più anziano del paese e tutti lo guardarono ammirati.

“È meglio se vado io, invece” disse la sua nipotina. “Sei anziano e cammini lentamente: ora che arriverai dal mago, il villaggio sarà completamente scomparso sotto la neve.”

“Sei troppo giovane!” disse il sindaco, preoccupato.

“E i tuoi vestiti non sono abbastanza caldi” aggiunse l’insegnante.

A ciascun abitante del paese venne in mente una buona ragione perché la piccola non dovesse partire ma lei era decisa a mettersi in viaggio.

“C’è tanto amore a scaldare il mio cuore” disse la bambina.

“Sei buona e coraggiosa, sono sicuro che riuscirai a raggiungere il mago” disse il nonno abbracciandola.

In paese, allora, tutti si diedero da fare per la partenza. Qualcuno le regalò un cappotto pesante, qualcuno le diede sciarpa e cappello. La cuoca arrivò con una ciotola di zuppa calda e infine la piccola salutò tutti e si mise in cammino, diretta verso la cima più alta delle montagne.

La bambina camminò a lungo, senza mai fermarsi, finché non arrivò ai piedi del picco più alto. Lì un vento freddo la vide e s’infuriò. “Chi osa mettere piede nella valle dove mi diverto a soffiare?” tuonò. Subito cominciò a vorticare intorno alla bambina. La piccola si calò bene il cappello sulle orecchie e continuò a camminare, senza lasciarsi intimorire, finché il vento esausto non si calmò.

Salendo ancora su per la montagna, la bambina incontrò una tempesta di neve. “Chi osa percorrere i miei sentieri?” disse la tempesta. Subito si scatenò e grossi fiocchi di neve cominciarono a cadere a terra, circondando la bambina.

Lei, però, continuava a camminare, senza lasciarsi spaventare da nulla. C’erano l’amore per il nonno e per il suo villaggio a scaldare il suo cuore e a darle il coraggio di proseguire il cammino.

Anche la tempesta di neve finì per arrendersi, perché non le era rimasto più neppure un fiocco da far cadere. Disperata, risalì il monte fino al castello di ghiaccio.

“Strega d’Inverno, aiutami tu!” disse, raccontando quel che era successo. La strega balzò in piedi. Non poteva accettare che qualcuno umiliasse così i suoi amati venti e la sua cara tempesta.

“So io che fare!” annunciò, prima di uscire dal grande portone. A passi rapidi raggiunse la bambina e si nascose dietro un albero lungo il sentiero, senza farsi vedere. Con la sua bella voce cominciò a cantare una canzone molto dolce. Resistere era impossibile: la bambina si fermò incantata.

“Che canzone meravigliosa, mi trattengo solo un attimo per ascoltarla” disse, sedendo sulla neve morbida.

Il mago ormai non era lontano, così decise che poteva concedersi qualche minuto di riposo.

La canzone era stregata e la bambina non si accorse del tempo che passava. Lentamente gli occhi le si fecero pesanti per il sonno e lei si addormentò nella neve.

Allora la strega uscì dal suo nascondiglio tra gli alberi. Sorridendo soddisfatta osservò la bambina dormire tranquilla. Sapeva bene quanto era pericoloso il freddo della montagna ed era certa che la piccola non si sarebbe mai più risvegliata. Così tornò nel suo castello, mentre le guance della bambina si facevano sempre più pallide.

La strega, però, non sapeva che la bambina si era addormentata sulla tana di un coniglio. Poiché il suo piede ne bloccava l’uscita, il coniglio si svegliò dal sonno invernale e a fatica spuntò fuori con il muso.

“Che succede qui?” domandò preoccupato.

Il coniglio vide la bambina e capì subito che si trattava di una delle cattiverie della strega. Allora gridò forte, e dalle tane uscirono decine di piccoli conigli bianchi. Circondarono la bambina e la scaldarono con la loro morbida pelliccia, finché lei non si svegliò e riaprì gli occhi. Riconoscente, raccontò ai conigli quel che era accaduto.

“Ti aiuteremo a sconfiggere la strega e a far finire l’inverno” dissero gli animali. Anche loro erano molto preoccupati all’idea che l’inverno avrebbe potuto continuare per sempre. Insieme marciarono su per la cima ripida della montagna e arrivarono alla casetta dove viveva il mago. Bussarono ma nessuno rispose. Allora la bambina, preoccupata, aprì la porta ed entrò.

Un bel fuoco scoppiettava nel caminetto. C’era un grosso pino addobbato al centro della stanza e, proprio accanto, una poltrona rossa. Sprofondato in poltrona, il mago dormiva profondamente. Era grande e aveva una lunga barba bianca.

I conigli corsero da lui, si arrampicarono su per le sue gambe e provarono a fargli il solletico con le loro morbide code per svegliarlo. Il mago borbottò qualcosa, poi si stropicciò gli occhi con le mani.

“Chi è entrato nella mia casa?” domandò.

La bambina non perse tempo e gli raccontò velocemente tutto quello che era successo.

“La Strega d’Inverno è furba e cattiva!” disse il mago, alzandosi in piedi per infilarsi la sua giacca rossa. “Deve aver fatto una magia per farmi addormentare e far cadere sul mondo un inverno infinito. Ma io so come far tornare la primavera” disse il mago.

Dalla tasca della sua giacca recuperò un piccolo fischietto dorato. Lo portò alla bocca e suonò una melodia che si perse nel vento. Le tempesto subito si sentirono stanche e decisero di tornare sulla cima dei monti a riposare. Le nubi si fecero piccole e impallidirono e una brezza tiepida prese a soffiare in pianura.

La bambina osservò, ammirata, quel che stava accadendo da una finestra della casetta. Quando il mago smise di fischiare, aprì la porta e scoprì che la primavera stava tornando. Il sole splendeva e l’aria già profumava di fiori. “Torna a casa, piccola! Alla Strega d’Inverno penserò io” disse il mago alla bambina, sorridendo.

Poi si mise in cammino verso il palazzo di ghiaccio e, arrivato al portone, suonò ancora il fischietto magico. Tutte le porte si chiusero, intrappolando la strega, che da quel giorno visse lì prigioniera.

La bambina tornò al villaggio, trotterellando felice lungo il sentiero. La strada del ritorno fu molto più semplice, perché i raggi del sole la riscaldavano. Quando arrivò a casa scoprì che la neve aveva cominciato a sciogliersi. La accolsero tutti con grande affetto e la festeggiarono per giorni e giorni, assieme al suo nonno coraggioso.

Un pensiero su “La malvagia Strega d’Inverno

  1. BELLA anche questa come buongiorno i cinesi c’invadono e tu insegni a comunicare con loro purtroppo non riesco a raggiungere zoom . Buona giornata .christiane Christiane Begonnet Mail: cbegonnet@outlook.it Mobile: +393387679795

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