Il giorno del ricordo: una tragedia a lungo dimenticata

Ossa spezzate
atroci agonie
l’uomo ha superato Caino.

Ora,
nei prati di Basovizza
un masso di pietra carsica
sigilla la vergognosa tomba
dei dodicimila infoibati.
Non si odono più
tormentosi lamenti
ma solo frusciar del vento
e…
poco lontano
un ragazzino sorridente
fa volare il suo aquilone.

Fabio Magris

Il 10 febbraio è il giorno del ricordo, solennità nazionale istituita legge nel 2004 al fine di

conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

Una tragedia a lungo dimenticata, un dramma che costò la vita a tanti innocenti e causò l’esilio di tanti italiani, persone e famiglie intere, costretti a fuggire dalle loro case dalle loro terre.

Un dovere  ricordare l’orrore, per costruire una memoria condivisa per superare ogni tipo di discriminazione, per preservare la verità storica del nostro passato, una memoria collettiva basata sui valori di libertà, civiltà e democrazia.

La memoria del passato è indispensabile per costruire il futuro a partire dai principi fondanti della nostra Costituzione e da quelli universali della tolleranza, del rispetto dell’altro, della solidarietà umana.

Come descrivere l’orrore perpetrato con  efferata consapevolezza?

Uomini, donne e bambini indiscriminatamente “legati ai polsi con vile fil di ferro” e gettati in fosse comuni.

La realtà supera l’immaginario, la crudeltà verso un proprio simile trova voce

Indifesi e soli svanirono in infernali voragini. Eco di silenzioso dolore gettato in un baratro di follia che profuma di morte.
La polvere mi parla di loro, sussurri di mille voci ,singhiozzi, silenzi, troppi silenzi.
Sofferenza in terre d’amore, sfumature d’Istria, onde di Trieste ,profumi di Zara e colori di Dalmazia.

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