Giotto: l’inventore della Pittura Italiana

Nella Storia dell’Arte non è facile trovare storici e critici così d’accordo come lo sono sulla figura di uno dei nostri più grandi artisti di tutti i tempi:

Giotto (1845)
Giovanni Duprè – Piazzale degli Uffizi (Firenze)
Dono della granduchessa Maria Antonia di Borbone

Tutti noi conosciamo almeno un paio di opere realizzate dall’artista toscano che l’hanno reso uno dei più importanti nel panorama internazionale della Storia dell’Arte. Sapere la sua biografia è indubbiamente molto interessante e utile per poter conoscere colui che ha riscritto la grammatica della Pittura italiana; studiare le tue opere e analizzarle può aiutarci a comprenderle meglio e apprezzare anche più a fondo la bellezza che le pervade, però credo che sia molto più interessare portare in superficie e tentare di rispondere ad una domanda, che in fondo tutti ci poniamo a volte:

Sono almeno tre gli aspetti principali che rendono Giotto uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. Prima di tuffarci nella bellezza ed innovazione della sua pittura, è molto importante tener presente un aspetto fondamentale: l’Arte si manifesta nel tempo (è a tutti gli effetti un evento nella Storia) ed è sempre (quando è vera arte e non prodotto di mercato o promozionale) una reazione alla società e alle sue visioni (intese come modi di vedere). Per poter comprendere e apprezzare ancora più a fondo le innovazioni e il linguaggio artistico di Giotto dobbiamo tener presente sia il periodo storico in cui la sua Arte si è sviluppata (1267-1337), con particolare attenzione alle mode e forme di pensiero del tempo, sia il periodo artistico precedente da cui la contemporaneità di Giotto ha tratto ispirazione, l’epoca bizantina (V-XV secolo).

La consistenza corporea

Il primo aspetto potrebbe essere scontato, se letto con gli occhi del nostro tempo ma all’epoca di Giotto ha rappresentato una vera e propria rivoluzione.

Giotto è vissuto nel pieno fiorire dell’Arte bizantina, come tutti noi sappiamo le opere realizzate in questo periodo non sono caratterizzate dall’attenzione per il verosimile o per lo sforzo di voler sembrare più fedeli possibili alla realtà. L’Arte bizantina, più di ogni altra forma artistica classica, ha declinato il suo linguaggio basandosi fortemente sui simboli. In un’opera bizantina una figura umana non rappresentava un ritratto o una fisionomia veritiera ma un insieme di simboli che doveva riportarci ad una determinata persona. Questo concetto è semplice da comprendere se pensiamo alle figure nelle icone: nessuna ha segni fisionomici particolari che possano farci pensare ad un ritratto; tutti i soggetti sono simili e si possono differenziare da pochi simboli espliciti come i segni delle torture subito nei casi dei martiri o l’iconografia dei santi attraverso oggetti, caratteristiche fisiche o i vestiti. Lo stesso vale anche per personaggi storici come cavalieri, re o regine. Altra caratteristica delle figure bizantine è la forte rigidità delle stesse, la totale mancanza di espressioni e di movimento. Inoltre, nel caso di scene con più personaggi difficilmente tra di loro si instaura un rapporto o un dialogo; rimangono tante figure isolate nei loro contorni ben delineati.

Nelle opere di Giotto, le persone non sono più semplici raffigurazioni o simboli ma acquisiscono una reale consistenza corporea. Esse vivono e si muovono nello spazio, tra di loro interagiscono e comunicano. Giotto si impegna per realizzare delle scene verosimili che ci permettano di entrare nella narrazione e osservandole sentiamo che il pittore ha voluto rappresentare delle persone e non delle semplici sagome simboliche. Un cambiamento epocale nell’Arte che ha rappresentato un punto di svolta che ha trasformato il modo di osservare le opere.

Con Giotto l’Arte perde quell’aura algida di semplice mezzo di indottrinamento e ammonimento. Rimane sempre fedele al suo compito divulgativo e d’insegnamento ma acquista quel valore aggiunto che è la somiglianza con la vita reale.

Questa frattura è molto più profonda di quello che possiamo pensare; possiamo vederla come la degna discendente della rivoluzione greco-romana nell’ambito dell’Arte, quando gli artisti hanno reagito al classicismo egizio ed ellenico caratterizzato da una forte rigidità nelle figure e da una scarsa aderenza con il reale.

Addio Arte Bizantina, benvenute espressioni

Come abbiamo visto nel paragrafo precedente, una delle innovazioni apportate da Giotto al percorso della Storia dell’Arte è quello di aver dato una maggior consistenza reale e corporea alla figura umana.

Questo primo aspetto è strettamente legato alle espressioni. Noi esseri umani sentiamo la necessità di esprimerci e passiamo gran parte della nostra esistenza comunicando, attraverso i più diversi canali comunicativi che abbiamo sviluppato nel corso dei secoli. Il primo mezzo di comunicazione che abbiamo imparato ad usare (il più atavico e che condividiamo in parte anche con gli altri animali) è quello delle espressioni corporee.

La rigidità che l’Arte Bizantina aveva ereditato da alcune manifestazioni precedenti (Antico Egitto e Grecia) escludeva senza possibilità di appello le emozioni. I volti non sorridevano, né tanto meno piangevano, nulla tradiva umanità nelle figure rappresentate. Erano come tanti preziosi cartonati posti davanti ai nostri occhi perché potessimo analizzarli e apprendere la lezione che ci veniva data sia da un punto di vista sociale sia religioso.

Giotto infonde vita e sentimenti alle figure che dipinge. Osservandole non possiamo non notare i loro atteggiamenti regali e altezzosi, i moti di umiltà e contrizione, il dolore estremo che porta alle lacrime e l’estasi. Giotto dona vita all’Arte, offrendo secoli prima quell’effetto magico e stupefacente che gli esseri umani riscopriranno con l’invenzione del cinema.

Per onestà intellettuale va ricordato che queste grandi innovazioni rivoluzionarie, come tutte le grandi rivoluzioni della Storia, non sono nate dalla sola visione di un singolo uomo, nel nostro caso specifico Giotto è stato uno dei portavoce più autorevoli. È sufficiente ricordare che il meraviglioso pulpito di Siena realizzato da Arnolfo di Cambio rientrare nel periodo di attività artistica di Giotto e anche qui troviamo una rappresentazione estremamente emozionale della Crocifissione: la Vergine sviene per il dolore. Nel Compianto sul Cristo morto di Giotto si crea un dialogo intenso di emozioni e sentimenti tra lo sguardo della Vergine e il corpo morto del figlio mentre gli angeli si contorcono nel cielo gridando e piangendo il loro dolore.

Non è difficile pensare alla meraviglia destata nell’osservatore dell’epoca, dal momento che ancora oggi queste immagini trasmettono in noi, che siamo letteralmente anestetizzati dalle troppe immagini forti che ci vengono somministrate dalle televisioni e internet, sensazioni ben precise e molto intense.

Non più evocazione ma narrazione

Arriviamo ora all’ultimo aspetto rivoluzionario dell’Arte del nostro pittore toscano: la narrazione.

Durante la vita artistica di Giotto (pittore e architetto straordinario) l’Arte non sentiva la necessità di raccontare ma di istruire ed evocare. In Egitto gli affreschi offrivano le istruzioni per il protocollo da seguire nell’aldilà e mostravano tutti i motivi per i quali il sovrano doveva essere ritenuto divino. In epoca bizantina l’Arte indicava una via da seguire in base all’esempio dei santi che ci avevano preceduto, senza narrare storie ma semplicemente ricordando quando sentito e appreso durante le prediche e le letture dei testi sacri.

Ora, con Giotto, l’Arte continua a mantenere il suo aspetto didascalico e divulgativo (siamo ancora ben lontani da un’Arte più pura e libera) però mette in luce una capacità che fino a quel tempo era rimasta un po’ assopita: la narrazione.

Tutti noi conosciamo i quadri narrativi magistrali che Giotto ha realizzato nella basilica superiore di Assisi e nella Cappella degli Scrovegni a Padova. Le scene sono a tutti gli effetti gli antenati dei fotogrammi cinematografici in cui attori e regista sono impegnati nel ricreare una storia e narrarcela. Con Giotto non esiste più solo l’indottrinamento ma prende sempre più spazio la narrazione visiva. Le scene ora possono non solo essere viste ma vissute dall’osservatore. Un cambiamento epocale che porterà nuova spinta al Teatro nei secoli successivi e che stimolerà a tal punto la ricerca artistica da riuscire ad infondere alle figure quello che Giotto avrebbe tanto voluto dar loro: il movimento.

Non dobbiamo dimenticare, che prima di altri, Giotto ha dato movimento alle immagini, contribuendo a quel percorso artistico e di ricerca che hanno portato alle nostre immagini in movimento che ormai sono diventate la normalità nella nostra quotidianità.

Nozze di Cana (1303-1305 circa)
Giotto – Cappella degli Scrovegni (Padova)

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