Il Regno di Svezia e la Repubblica francese

Gli stabili rapporti diplomatici fra Svezia e Francia si erano deteriorati fin dall’inizio dei moti rivoluzionari del 1789, che trovarono in re Gustav III un irriducibile nemico. Ambasciatore di Svezia a Parigi era il gentiluomo Eric Magnus Staël von Holstein, esponente di un ramo minore della nobiltà svedese, che doveva la sua prestigiosa posizione al matrimonio con la famosa madame de Staël, figlia di Jacques Necker, banchiere ginevrino e ministro delle finanze di Francia.

Nel febbraio del 1792, Staël decadde dall’incarico, essendo stato dichiarato persona non grata in patria, perché ritenuto giacobino. Già da diverso tempo il re Gustav III non si fidava più del suo ambasciatore a Parigi e, all’insaputa di questi, otteneva informazioni dai fidati Evert Taube e Hans Axel Fersen. Poche settimane dopo la revoca dell’ambasciatore, un attentato avrebbe posto fine alla vita di Gustav III. L’erede al trono era appena tredicenne, e il reggente duca Carl, fratello del defunto re, aveva una personalità controversa. Staël continuò a ricoprire l’incarico di rappresentante svedese a Parigi, cercando di legare la Svezia alla neonata repubblica francese. Nel 1794 tenne un discorso alla Convenzione, autonominandosi ambasciatore di Svezia presso la Repubblica francese e riconoscendo così di fatto il nuovo stato, nato dalla rivoluzione.

I diari del conte Hans Axel von Fersen, tornato in Svezia nell’ottobre 1794 e rimasto a Stoccolma fino al giugno dell’anno seguente, testimoniano le simpatie di una parte della corte svedese per la nascente Repubblica francese. A Stoccolma arrivavano Francesi legati agli ambienti rivoluzionari, fra gli altri un tale monsieur Rivals che si dichiarava ambasciatore di Francia a Copenhagen. “Se è così” dichiara il Conte, che era anche capitano luogotenente della Guardia Nobile Reale, “bisogna credere che egli non sia altro che un agente segreto, e farò rapporto in tal senso.” Non si sbagliava. 

Luis Marc Rivals è infatti citato come agente della Repubblica presso il governo svedese e poi ambasciatore di Francia in Svezia, dall’aprile 1795 al novembre 1796, nell’Inventaire des procés-verbaux du Directoire (Séances du 19 pluviôse an V [7 février 1797] et du 16 germinal an V [5 avril 1797]. http://www.archivesnationales.culture.gouv.fr/chan/chan/pdf/sm/PV1.pdf ).

Il comportamento di Rivals non faceva che rafforzare i sospetti su di lui: non si faceva vedere in giro per Stoccolma, né si pronunciava riguardo alla durata della sua permanenza in città. “Io penso” annota Fersen in data 22 marzo 1795, “che Rivals resterà qui come agente segreto fino a che gli avvenimenti politici non abbiano preso un corso tale da far sì che il governo riconosca in modo adeguato la Repubblica”.  Il 12 aprile successivo, Fersen lo nomina di nuovo: “[Rivals] accetterebbe di essere presentato al nostro governo solo in qualità di ambasciatore, e ha rifiutato con decisione qualsiasi altra nomina.”

Due giorni più tardi, il 14 aprile 1795, la famiglia Fersen ricevette una visita inaspettata e un po’ inquietante. 

“14, martedì. È stata una giornata di freddo acuto, con gelate notturne. Pranzo dal re, cena dalla duchessa. Verso le 5 del pomeriggio il signor Rivals è arrivato senza preavviso da mia madre, che era sola con mia nipote; si mostrò tremendamente imbarazzato e meravigliato, disse che era sua intenzione di far visita alla signora Wrede [figlia del maresciallo Sparre, in servizio in Francia], ma che, non essendo mai stato in quella casa, si era sbagliato. La mia giovane nipote rispose: “Non fa nulla, qui siete in casa Fersen.” Quello allora si rivolse a mia madre, profondendosi in scuse. Mia madre, che non aveva mai desiderato conoscerlo e aveva deciso di non invitarlo mai, si inquietò al pensiero che prolungasse la permanenza in casa sua con un pretesto, e disse a Hedvig, in svedese: “Su, digli dove abita la Wrede” e lei gli spiegò che la signora abitava a Palazzo Reale. Rivals si ritirò, chiedendo di nuovo mille volte scusa. Molti pensano che l’abbia fatto di proposito, per introdursi in casa nostra; per quanto mi riguarda, non credo sia così: in tal caso si sarebbe comunque fermato un po’ più a lungo. A sera si raccontò quella storia a tavola, e la duchessa chiese al re se ne era a conoscenza. Egli rispose solo con un no secco, al che la duchessa soggiunse: “Si dice che il signor Rivals sia uomo molto colto e di ottima compagnia.” “Può darsi, replicò il re, ma per quanto piacevole egli possa essere, non ho affatto desiderio di fare la sua conoscenza, e mi auguro di cuore che le circostanze non diventino mai tali da obbligarmi a ciò, cosa che spero non accadrà mai.” Ripeté più volte questa affermazione, arrossendo violentemente. La duchessa rimase a bocca aperta, al vederlo così determinato. Di fatto, era la prima volta che si rivelava tale.

Dopo queste note, Fersen non fa più menzione di Rivals nei diari, anche se l’agente francese rimase operativo a Stoccolma per altri due anni. La fortuna diplomatica di Staël stava per tramontare definitivamente, travolta dal malcontento negli ambienti di corte svedesi, dai debiti contratti con il gioco e per pagare il favore dei Francesi, e infine dalla separazione dalla moglie. Il diplomatico Signeul fu colui che rappresentò la Svezia all’inizio del periodo napoleonico e che portò la sua influenza fino all’inizio della nuova dinastia dei Bernadotte.

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