Dante, nostro Guru

Prima parte

Ma guarda chi incontro oggi! Ma sei proprio tu, Casimiro, compagno di liceo?

Certo che sono io! E tu? Aspetta, aspetta… sei Genoveffa?

Bravo, vedo che ti ricordi di me! Quanto tempo è passato!

Almeno vent’anni! Vieni a sederti su questa panca, è una bella giornata di sole e se non vai di fretta possiamo parlare.

Volentieri, caro Casimiro. Non vado di fretta, ho da poco terminato un corso e stavo meditando su quanto appreso, favorita anche dalla calma della superficie del lago!

E che corso sarebbe? Se posso saperlo.

Ma certo! Sono incontri per imparare a meditare sotto la guida di un Maestro o Guru come lui si definisce. Sai, si è formato in India. Avevo bisogno di allontanare la mente dalle incombenze quotidiane: il lavoro, la famiglia, fare la spesa, rincorrere lo status sociale ottimale, consumare, andare in palestra. Ad un tratto è sorto dentro di me un vocio confuso che a poco a poco ho interpretato come stimolo a capire chi io sono veramente.

E quindi ti sei rivolta ad un santone orientale. Anche tu come molti sei convinta che da quella parte del mondo arrivino le guide, mentre qui in occidente non ve ne sono.

Già, proprio come dici tu Casimiro. Non ne vedo.

Eppure basterebbe pensarci e si arriverebbe a qualcuno.

Per esempio.

Dante Alighieri.

No, dai Casimiro, non scherzare! Dante?

Eh sì cara Genoveffa. Ce lo dicono le sue opere e principalmente la Divina Commedia. Il tuo santone, indiano o italiano che sia, credo che utilizzi testi di pensatori orientali, che in genere contengono parabole o raccontini allegorici per guidare gli allievi a riconoscere passioni ed emozioni negative. L’obiettivo suo è condurti sul percorso di ricerca interiore o di equilibrio tra materialità e essenza individuale. Vero?

È così come dici. Vedo che conosci queste discipline. Ma dimmi di Dante, sono curiosa ora.

Beh, cara, ricorderai che la Divina Commedia è un viaggio iniziatico e che si può interpretare a diversi livelli. Il livello più semplice presenta un uomo in uno stato di confusione mentale ed emotiva, come te quando hai deciso di trovare un Guru, e si affida ad una guida. Attraversa le compulsioni delle passioni e il travaglio consumistico – abbuffate di cibo e sesso, inseguimento a tutti i costi dello status sociale ottimale, alterazioni della psiche per brame di potere su casati, comunità o addirittura mondo intero – per giungere ad una montagna da scalare e che ha lo scopo di prendere consapevolezza che esiste altro oltre la materialità e che si può raggiungere dopo essersi “purificati”. Ed ecco che infine entra nella dimensione della luce che gli mostra la sua essenza umana più profonda e non più condizionata da fattori esterni ed effimeri. Non ti parla forse il tuo santone di condurti a ritrovare la luce perduta?

Certo, è un motivo ricorrente. Ma devo dirti che tu ragioni in generale mentre lui usa frasi mirate su cui mi posso concentrare, del tipo: “Ora ti stai liberando dagli influssi negativi” oppure…

Oppure: “L’Universo è attorno a me ed io sono parte di esso”. Sono quelle frasi che in genere si chiamano parole per crescere. Ma dimmi ricordi qualcosa della Divina Commedia?

Se penso alle frasi, ecco mi viene in mente Ulisse che dice “Fatti non foste per vivere come bruti …”

“…ma per seguire virtute e canoscenza”. Proprio dove volevo arrivare, cara Genoveffa. È una frase citata moltissimo come positiva, ma se inserita nel contesto è esemplare di Dante Guru. Ci presenta uomini affamati di affermazioni individuali e sociali che si affidano ad un leader per intraprendere un’azione al limite delle possibilità in una società competitiva. Poi si riposano e il leader ha un sussulto di frenesia d’attività e dice loro quella frase che è ambigua, di doppio significato in quel contesto: sollecita in loro l’essenza umana che persegue valori e saperi, ma per indurli ad oltrepassare i limiti. Il capo deve soddisfare il proprio ego smisurato e quindi li alletta, li sprona e tutti lo seguono. Così come si segue un Guru senza chiedersi dove porterà. E infatti oltre il limite incorrono nella distruzione.

Scusa Casimiro, ma non riesco a seguirti fino in fondo. Ricordo l’episodio, ma tu mi parli di Dante come Guru e di frase ambigua.

Cara Genoveffa, è questo che lo rende Maestro: porre l’attenzione agli inganni nascosti nelle frasi dei leader, dei capi, dei Guru, nelle mani dei quali ci siamo messi per trovare noi stessi.

Come dire di stare attenta al mio maestro indiano perché potrebbe…

Cominci a capire. Non dico che è ambiguo il tuo maestro, dico solo che raggiunto il tuo grado di virtute e canoscenza secondo le tue aspettative, lui ha esaurito il suo compito e tu puoi fare a meno di seguirlo ancora per rischiare di schiantarti contro una montagna.

Perché dici “canoscenza”?

È la poesia di Dante. Dimmi, tornando al tuo santone, le sue frasi non sono forse circondate da un modo espressivo suadente o allettante?

Sì, hanno più pregnanza dette da lui che da me.

Sono strumenti per farsi capire. Come la poesia di Dante. Rimaniamo su quella famosa frase di Ulisse. Recitandola a voce ci induce ad una valutazione di ambiguità, di dimensione non limpida: brutivirtute hanno accenti che cadono sulla lettera u, cupa, chiusa in se stessa, sinonimo di paura, di raccapriccio per chi legge. E c’è un’altra u in seguir; e anche foste non è suono limpido. E poi quella canoscenza in bocca al leader è aspra come se gridasse, masticasse una rabbia repressa. Non sono certo parole che inducono ad una dimensione per superare la materialità: presagiscono il crollo, non sono indicative di una ricerca quando si è in equilibrio nella mente e nel corpo. La Poesia di Dante, fatta di parole meditate, scelte, accostate, che uniscono suoni e immagini, è il suo viatico per il viaggiatore che la percorre e in essa si può soffermare su frasi e parole che Dante riempie di significati per far capire il mondo e i possibili rapporti interiori ed esteriori che l’essere umano può avere con esso.

Caro Casimiro, credo di aver bisogno di meditare su quanto proponi, ma ora devo andare. Ti ritrovo qui domani perché vorrei approfondire questi discorsi?

Certo, mia cara, sarò qui ad aspettarti volentieri.