Riappropriamoci della tenuità dell’Arte Teatrale

ll primo marzo 2018 ho avuto l’occasione di andare allo stimato PICCOLO TEATRO di Milano a vedere la rappresentazione de: “Il teatro comico” di Goldoni con la regia di Roberto Latini… secondo il mio parere molto concettuale e di rottura cupa rispetto alla considerazione che già fece Goldoni nel ‘700 che la commedia è morta. Ma la commedia dell’arte è davvero morta? Secondo me no, perché uno spettatore quando riceve ancora emozioni vivendo un’interpretazione teatrale vuol dire che quel personaggio ha ancora da dire qualcosa ed è vivo, e quando io vedo esibirsi un bravo Pulcinella o un bravo Arlecchino le ricevo.

Come possiamo dire che la Commedia dell’arte è morta proprio in questi tempi che ancora giudichiamo le persone a seconda della regione da cui provengono. La commedia dell’arte esprime in modo mirato, ironico, grottesco e fantastico le differenze delle nostre it_teatro-comico-home-850_originalprovenienze geografiche ed oggi più che mai ci farebbe riflettere sulla meraviglia delle nostre differenze.

Perché abbiamo il vizio di voler considerare morto ciò che potrebbe semplicemente evolversi, gustando ed apprezzando quello che la storia ci lascia?

Come nella produzione del Piccolo Teatro di Milano “Pinocchio” con la regia di Antonio Latella, che vidi l’anno scorso, noto che ormai troppi artisti contemporanei esprimono tanto pessimismo, reinterpretando opere del passato cogliendo gli aspetti più cupi e negativi.

Secondo me sarebbe più interessante tramandare le opere del passato con vesti nuove e innovative si, ma con rispetto e con l’idea che dalla storia c’è sempre da imparare perché rappresenta le nostre radici. Non dovremmo avere la presunzione di essere i primi ma i sucessori che continuano e non dimenticano, aggiungono senza distruggere e rinnegare.

Molti artisti contemporanei s’arrovellano troppo in cosa è giusto o non è giusto fare, perdendosi la genuinità dell’arte tipica delle opere di un tempo.it_teatrocomico-scena5-850_original

Io sono per riappropriarmi della genuinità dell’arte e col mio lavoro di teatrante uso il mio tempo e la mia sperimentazione per riproporla e riabituare il pubblico a riconoscerla, viverla e goderla (www.compagniaroggero.com).

Il pubblico dovrebbe andar via da uno spettacolo teatrale con la gioia nel cuore e non distrutto ed assonnato.

Io credo fermamente che gli artisti, i giornalisti, i politici, i poeti, ecc.. dovrebbero investire sull’attivare considerazioni ottimiste che creano speranza e non su quelle pessimiste che creano distruzione e scoraggiamento.

L’approccio alla vita per i giovani sarebbe migliore.

Comunque aver visto lo spettacolo sopra citato è stata un’importante possibilità di riflessione che mi ha infatti spinto a scrivere tutto ciò. L’opera è d’indiscutibile alta qualità rispetto al contesto in cui è stato presentato, al profondo lavoro attorale, al prezioso lavoro costumistico, scenico e illuminotecnico.

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