Mengele – Capitolo 6: la fuga e la morte

Da questo momento in poi le notizie sono discordanti, alcuni testimoniano che Mengele si fosse messo in malattia e fosse riuscito a farsi trasferire nel lager di Gross Rosen e che da qui sparì. Infondata pare invece la notizia che fosse fuggito con Wilma, un’avvenente deportata ebrea, nipote di Will Taubert, re del mercato nero polacco che proprio per tale motivo finirà impiccato al termine del conflitto. Più probabile, invece, è che si sia tolto l’uniforme da SS e ne abbia indossata una da soldato o da ufficiale dell’esercito regolare tedesco e che si sia unito a un battaglione in ritirata come medico da campo verso sud.
Josef Mengele Documenti
Il documento di Josef Mengele
Nel 1945 la Germania si arrese, il Dottor Morte venne internato in due campi di prigionia americani, riuscendo a superare gli interrogatori e venendo così rilasciato. Come mai? Semplice, perché non aveva il tatuaggio tipico delle SS sotto l’ascella indicante il gruppo sanguigno che li distingueva. Con falso nome e con l’aiuto della sua famiglia trovò poi lavoro presso una fattoria a Rosenheim e tra il 1945 e il 1949 ricevette anche regolari visite dalla moglie. Da lei aveva avuto un figlio nel 1944, Rolf Mengele, pare concepito durante una delle sue rare visite al campo polacco. Preoccupato di poter essere scoperto, fuggì attraverso vie clandestine dell’Odessa, del Die Spinne (Organizzazione di Reduci ex SS, per mettere a punto la trafila delle evasioni naziste verso la fine della Seconda Guerra), della PCA (Pontificia Opera di Assistenza), del CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa ) e con l’appoggio del Vaticano e di conventi compiacenti sparsi in tutta Europa. Il medico maledetto arrivò così a Merano. La moglie e il figlio non vollero partire con lui. Con l’aiuto di varie organizzazioni raggiunse Genova, da dove si imbarcò clandestinamente per il Sud America e l’Argentina. La prima traccia concreta del medico risale al 1949 esattamente 4 anni e mezzo dopo Auschwitz, data in cui presentò una domanda di espatrio come profugo alla Croce Rossa di Genova. Come documento vi allegò una carta d’Identità Italiana. Il documento risultò autentico, rilasciato l’11 aprile 1948 con il numero 114 a nome di Helmut Gregory nato il 6 agosto 1911 a Termeno, alto Adige, di professione tecnico-meccanico, celibe e residente a Termeno in via Montello 22 e domiciliato a Genova in via Vincenzo Ricci 3. Si imbarcò cosi sulla motonave della compagnia transatlantica North King e si stabilì a Buenos Aires. Nel 1959 sappiamo che tornò a Gunzburg per la morte del padre Karl, nessuno lo importunerà. Vestiva di nero e portava occhiali scuri; quello che sappiamo e sconcerta è che in molti lo videro. Ereditò dunque la grande fabbrica con il fratello Alois, dato che Karl era morto nel 1949 a seguito di un’infarto. Mengele successivamente aprì una filiale della fabbrica a Buenos Aires. Ancor prima della morte del padre però per tutelarsi, accettò il divorzio da Irene e sposò subito dopo Martha Weill, la vedova di suo fratello Karl. Il matrimonio era avvenuto per procura il 25 luglio 1958. Martha, dopo un breve soggiorno nella capitale Argentina non ebbe nessuna intenzione di vivere al fianco di un uomo braccato, per tanto si trasferì a Kloten, presso Zurigo con il figlio Karl Heinz avuto in precedenza. Dalla Svizzera però venne espulsa come persona indesiderabile, trovò rifugio a Merano e poi a Monaco dove restò indisturbata fino alla morte. Martha disse di Josef:
per me è sempre stato un marito affettuoso, anche se da anni non ricevo sue notizie.
Il 7 giugno 1959 scoperta la presenza del medico a Buenos Aires venne fatta la richiesta di estradizione da parte del Ministero della Giustizia di Bonn. Per paura, il medico lasciò l’Argentina e fuggì in Paraguay. In questo Stato l’Angelo della Morte si sentì al sicuro e a proprio agio poiché il paese era retto da un regime di destra, con a capo il generale Alfredo Strossner, un’arrogante e vanitoso militare di origine bavarese. Il generale per lui fece approvare una legge secondo cui nessun cittadino paraguaiano potesse essere estradato. Diede pertanto la cittadinanza a Mengele con il nome di Josè Mengele. Per qualche tempo il medico, alloggiò all’Hotel Astra di Assunción, il proprietario era un tedesco, un certo Peter Fast che disse del medico:
mi ha curato il mal di cuore era gentile e premuroso.
A seguito della cattura di Eichman per paura, fuggì, all’interno del Paraguay sotto il nome di Franz Fischer, presso una fazenda di Alban Kruge Krug, un ex nazista diventato ricco proprietario terriero. Nel frattempo venne fatta pressione al generale per ottenerne l’estradizione ma lui rifiutò e nel frattempo molti di coloro che vennero a contatto con Josef morirono in circostanze misteriose. Mengele nel frattempo divenne anche comproprietario della Fadrofarm di Buenos Aires e giunse anche a Milano più volte per curare i propri interessi inerenti la fabbrica di Gunzburg con Alois. Il 21 novembre 1969 un cacciatore di nazisti un certo Hans Wiesener riuscì ad avvicinarsi al medico, ma poco tempo dopo il suo corpo venne ritrovato privo di vita, crivellato da colpi d’arma da fuoco. Strossner mise di nuovo tutto a tacere.
Josef Mengele Fuggitivo
Josef Mengele fuggitivo
A un dato momento il Ministero della Giustizia paraguaiano emise il mandato di cattura, sotto minaccia della Germania che altrimenti avrebbe preteso dal Paese la chiusura del debito; ovviamente fu una finta. La taglia nel frattempo raggiunse i 3.000.000 di dollari. Mengele lasciò così il Paraguay per spostarsi nuovamente in Argentina presso una fattoria di due profughe ungheresi. Pare ci sia rimasto per ben 16 anni. A causa di disaccordi con le donne lascerà la fattoria e verrà accolto dalla famiglia Bosset. Nel 1976 il figlio lo andò a trovare a San Paolo. Il 7 febbraio 1979 durante una gita al mare, annegò, colpito da infarto. In quel momento pare si facesse chiamare Wolfgang Gherard, come il suo protettore. Si ritiene che in quel periodo, avesse anche un’amante (una certa Elsa Olivera, sua domestica) che di lui disse:
era sempre premuroso.
Sono oramai trascorsi 34 anni da Auschwitz e lui aveva 67 anni. Il Todesengel (in tedesco, Angelo della Morte) finalmente era morto e venne sepolto nel cimitero di Nostra Signora del Rosario a Embu das Artes. Il suo corpo venne scoperto nel 1985 e il 6 giugno di quello stesso anno venne riesumato, sulla sua tomba non vi era né una croce né una lapide. Il nome che compariva era: Wolfang Gerhard di 53 anni, cittadino austriaco di professione tecnico-meccanico. Sul documento della Prefettura Municipale di Embu das Artes si legge ancor oggi:
sepoltura 321 TPV, effettuata da Liselotte Bossert, causa della morte asfissia per annegamento, data di interramento 8 febbraio 1979.
L’esumazione durò circa 1 ora. Il 7 giugno all’Istituto Medico Legale di San Paolo iniziò la ripulitura del cadavere. Israele non credette affatto che potesse trattarsi di Mengele. L’11 giugno trapelarono le prime indiscrezioni sull’autopsia:
il cadavere presentava i postumi di una vecchia frattura, uguale a quella che l’Angelo della Morte avrebbe subito a causa di un incidente automobilistico nel 1943-1944;
peccato però che non fu possibile giungere a un confronto identificante tra le 2 fratture. Venne resa nota anche una curiosità, ovvero:
la salma era stata sepolta scalza e sull’attenti.
Bossert dirà che ciò era avvenuto per volere dello stesso Mengele, poiché i nazisti erano soliti farsi seppellire in tal modo (non abbiamo notizie della veridicità di questa usanza). Nel luogo di sepoltura trovarono un paio di pantaloni di gabardine, una camicia, un paio di mutande di nylon, un paio di calze di cotone, una cintura di 105 cm, 5 denti e 2 protesi. Vennero così accettate le dichiarazioni di morte presunta. Le prove furono date per certe dopo l’esame grafologico, svolto dalla CIA, che dimostrò che alcuni scritti erano suoi e dopo la dichiarazione di un medico dentista che mostrò agli inquirenti la situazione radiologica dei denti del criminale nazista.

L’esito dell’autopsia

Possiamo affermare con obbiettività che i resti mortali da noi esaminati presentano delle forti ed evidenti somiglianze con il criminale nazista. Solo se il corpo fosse stato esumato qualche tempo prima, tutto sarebbe stato più facile.
Si arrivò alla conferma definitiva che si trattava del dottor morte, il 5 aprile 1995, con le prove del DNA. I suoi resti oggi sono conservati in un magazzino dell’Istituto di Medicina Legale di San Paolo del Brasile e oggi le sue ossa sono messe a disposizione degli studenti.