I bambini di Terezin

Il giardino

È piccolo il giardino
profumato di rose,
è stretto il sentiero
dove corre il bambino:
un bambino grazioso
come un bocciolo che si apre:
quando il bocciolo si aprirà
il bambino non ci sarà.

Franta Brass

Questa poesia è il primo modo di ricordare i bambini di Terezin nella Repubblica Ceca, un luogo in cui tra il 1941 e il 1945 vengono rinchiusi più di 15.000 minori ebrei (inclusi gli adolescenti), provenienti dai ghetti dell’Europa dell’est.

Hanno lasciato una testimonianza, attraverso la poesia, l’arte e la musica, di come la cultura è comunque un’arma: il loro destino è già segnato come testimonia la poesia in apertura, un destino non cercato, non voluto ma subito per una violenta, subdola propaganda antisemita.

Terezin è passato alla storia come modello di cultura grazie all’impegno di persone che, abbandonato il ruolo di maestri, professori, studiosi in seguito alla persecuzione antisemita, si impegnano a educare e istruire i bambini e i giovani presenti nel campo.

Il professor Valtz Eislinger dà vita a un settimanale “Vedem” (avanguardie), ovviamente pubblicato clandestinamente, con materiale anch’esso ottenuto clandestinamente, e letto il venerdì sera.

In questo progetto sono coinvolti molti adolescenti tra cui Hanus Hachenburg  e Petr Ginz, deportati e uccisi nelle camere a gas ad Auschwitz nel 1944.

Lo spirito del gruppo è ben sintetizzato in un brano tratto da uno degli articoli pubblicato da Petr Ginz su Vedem:

Ci hanno strappato dal terreno fertile del lavoro, della gioia, della cultura che doveva nutrire la nostra gioventù. Lo fanno con un solo scopo: distruggerci non fisicamente, ma spiritualmente e moralmente. Otterranno il loro scopo? Mai! Privati delle nostre vecchie fonti di cultura, ne creeremo di nuove. Separati dalle nostre vecchie sorgenti di gioia, creeremo per noi una gioiosamente radiante vita nuova.

Eppure la realtà è un’altra

 Un tempo ero un bambino
tre anni fa.
Quel bambino sognava altri mondi
Ma ora non sono più bambino
perché ho imparato a odiare.
Sono una persona adulta
ho conosciuto la paura...

Hanus Hachenburg

La pittura, grazie all’insegnante d’arte, Fredl Dicker-Brandeis, si esprime e esprime emozioni, speranze

Disegno di Margit Koretzova
Disegno di Margit Koretzova

ma anche momenti di vita vissuta in cattività

Disegno di Hana Grunfeldova
Disegno di Hana Grunfeldova

I disegni circa 4.000 bambini, chiusi in due valigie e nascosti dall’insegnante, anche lei deportata e uccisa nelle camere a gas, sono stati rinvenuti al termine della guerra e sono ora esposti nel museo ebraico di Praga a testimonianza dell’inumana sofferenza inflitta ai propri simili.

Anche la musica trova un maestro, il 23 settembre 1943 i bambini mettono in scena l’opera Brundibar di Hans Kràsa

Poster di Brundibár a Terezin Anonimo (acquerello)

La maggior parte degli interpreti principali dell’opera, i piccoli del coro e degli spettatori vengono, in seguito, assassinati ad Auschwitz nelle camere a gas.

La musica serve come “biglietto da visita” per la Croce Rossa , a dimostrazione della benevolenza di Hitler verso gli ebrei, infatti il loro intento propagandistico riesce: la Croce Rossa commenta in modo favorevole l’organizzazione del campo, non essendo al corrente che prima del loro arrivo molti, per lo più la metà, era stata deportata.

Forti del risultato ottenuto , le autorità naziste incaricano un attore-regista Kurt Gerron di girare un film propaganda che esalti le virtù del “ghetto modello”.

Il filmato dal titolo Theresienstadt. Ein Dokumentarfilm aus dem Judischen Siedlungsgebiet (Terezin: un documentario sul reinsiedamento degli ebrei) mostra bambini allegri e sorridenti, cui viene offerto cibo in abbondanza, persino scene di una rappresentazione di Brundibar.

Una macabra finzione. Terminate le riprese, la maggior parte dei piccoli interpreti viene deportata e uccisa nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau.

In questo orrore si eleva alta una voce

Vorrei andare sola
dove c'è un'altra gente migliore
in qualche posto sconosciuto
dove nessuno uccide

Ma forse ci andremo in tanti
verso questo sogno,
in mille forse
e perché non subito?

Alena Synkova
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