L’area attorno al lago era quasi tutta a vocazione agricola e quindi poco densamente abitata. Faceva eccezione Tiberiade, “Teveria”, situata sul versante occidentale del lago.

La prima volta che la visitai non mi fece una grande impressione. Mi appariva disordinata, i marciapiedi rotti, rifiuti dappertutto, trafficata. Alcuni edifici, che negli anni successivi furono restaurati e resi gradevoli, avevano un’aria triste. La pietra basaltica con cui erano costruiti, anziché far risaltare lo stile architettonico, ne accentuavano l’aspetto decadente e buio. Vi era molta gente in giro e un vociare eccessivo.

Fortezza al Amari

Oggi è molto migliorata, le strade allargate e in ordine, gli edifici d’epoca ottomana si fanno ora ammirare. Fa eccezione forse soltanto l’antica mosche al Amari costruita nel XVIII secolo in stile mamelucco, punto di riferimento degli arabi fino al 1948, quando le truppe britanniche fecero evacuare dalla città, sotto la loro protezione, la minoranza araba, minacciata dall’avanzata delle truppe israeliane. Ora la moschea giace, circondata da negozi e ristorantini, in condizioni di totale abbandono. Tiberiade fu ripopolata da parte di ebrei in fuga, o cacciati, dai Paesi del Nordafrica e del Medioriente, che in quella città trovarono modo di vivere. Si aggiunsero a quelli fuggiti dall’Inquisizione Spagnola dopo il 1492, i quali a loro volta furono accolti dagli ebrei autoctoni, lì presenti fin dal I secolo d.C.

Fatta costruire attorno all’anno 20 d.C. da uno dei figli di Erode il Grande, il tristemente famoso Erode Antipa, menzionato nei Vangeli, Tiberiade divenne la capitale del suo minuscolo regno di Galilea e il suo nome è dovuto al rispetto reverenziale verso l’imperatore romano Tiberio Claudio Nerone. Nel II secolo d.C. fu sede del Sinedrio, il tribunale civile e religioso ebraico, cui le autorità romane avevano proibito di risiedere a Gerusalemme. A Tiberiade fu redatto il “Talmud palestinese” (o Talmud di Gerusalemme), un corpo di studi e commenti su ogni aspetto dello scibile umano estrapolati dalle Sacre Scritture ebraiche, la cui composizione definitiva venne fissata proprio in quella città. Furono proprio quei saggi a decidere infine, dopo estenuanti e infiniti dibattiti, di inserire tra i libri sacri, anche quello che fu alla fine indicato come il più sacro di tutti: il “Cantico dei Cantici”.

Tiberiade, con Hebron, Gerusalemme e Safed, è una della quattro città sante per il Giudaismo. Questa è la ragione per la quale qui, come nelle altre tre città, vengono a vivere molti ebrei ultraortodossi.

Del periodo crociato Tiberiade conserva una fortezza e una chiesa; e fino al XX secolo l’abitato rimase tutto dentro le mura costruite dai Crociati, mura delle quali oggi rimangono degli spezzoni e alcune malandate torri di guardia. Il Saladino, che con il suo esercito si muoveva alla volta della riconquista del territorio e, più tardi, di Gerusalemme, occupati dalle invasioni crociate, la strinse d’assedio nel 1187. Nel luglio di quello stesso anno si scontrò e sconfisse l’esercito crociato a pochi chilometri a ovest, appena sopra la città, nel luogo detto dei “Corni di Hattin”. Fu una battaglia disastrosa per i crociati che persero migliaia di combattenti. Quella battaglia segnò l’inizio della riconquista musulmana della “Terra Santa”.

Tiberiade – Una via centrale

Ai nostri giorni Tiberiade è, per i numerosi pellegrini, una sorta di città dormitorio. La presenza di alcuni grandi alberghi e di una Casa di ospitalità, rendono la città una sede logistica, funzionale a chi vuole visitare quel territorio. La sera, quelli che hanno ancora un residuo di forza dopo le giornate sfiancanti alle quali sono sottoposti, fanno una passeggiata sul breve lungolago, dopo aver cenato in albergo. Altri si avventurano nei ristorantini, tutti uguali, che offrono il “pesce di San Pietro”. La prima volta ci cascai anch’io, contando di vedermi servire un buon pesce. Invece mi trovai nel piatto una grossa carpa, oltretutto in parte carbonizzata e in parte cruda, dalla gente del posto chiamata “S. Pietro” in riferimento alla pesca miracolosa citata nei Vangeli. Nel tempo scoprii che i ristoranti dove valga la pena cenare si trovano altrove e non sul lungolago. Non sono molti e finisce sempre che prima o poi vada in quello libanese o da Avi’s, dove fanno cucina kasher, quella che rispetta le regole alimentari ebraiche. I piatti sono abbastanza buoni, il prezzo equo. Il proprietario, da buon volpone, mi tratta come una vecchia conoscenza. Se pago in contanti mi fa lo sconto; se non chiedo la ricevuta, me ne fa uno più grande…. Tutto il mondo è paese.

Eppure, avendola, per Tiberiade merita spendere una mezza mattina. Un breve giro in centro per visitare la città vecchia permette di ammirare gli edifici storici con quei loro muri fatti di pietre scure, ben squadrate. In quattro passi la si gira tutta, dal momento che i quartieri più recenti, abbarbicati sulla collina sovrastante, non offrono niente per cui possa valer la pena di fare una passeggiata più lunga. Si arriva in fretta al castello crociato e, lungo il lago, alla chiesa, anch’essa costruita dai crociati, dedicata a S. Pietro, il cui tetto è a forma di barca rovesciata, in ricordo del mestiere di pescatore che Pietro faceva prima di seguire le orme di Gesù. A Tiberiade si trovano poi le tombe di alcuni eruditi, ebrei famosi all’interno e all’esterno dell’universo ebraico. La più nota è quella del “Rambam”, acronimo per Rav Moshe ben Maymon, meglio conosciuto come Maimonide. Filosofo e medico di Cordova, visse nel XII secolo sotto la dominazione araba musulmana di Spagna. La sua produzione letteraria e filosofica fu enorme e la sua fama lo seguì in Marocco e poi in Egitto, dove, attorno al 1185, divenne medico personale del ministro del Saladino. I suoi trattati di medicina divennero influenti per generazioni di medici e quelli di filosofia ci parlano ancora oggi. Morì in Egitto nel 1204, ma espresse la volontà di essere sepolto a Tiberiade, la cui tomba è ora meta di pellegrinaggi di devoti ebrei ed estimatori non ebrei.

Fortezza crociata del XII secolo