Quello dei Corni di Hattin, fra l’esercito del Saladino e le forze crociate, fu uno scontro epico, ancor oggi oggetto di studio nelle locali scuole militari. Con la spiegazione di quanto maldestramente si mossero i Crociati, gli insegnanti si propongono di far capire ai loro allievi cosa non si deve fare, quali sono le tattiche da non mettere in atto prima e durante una battaglia. Se il Saladino era un esperto condottiero e un abile stratega, i Crociati in quella occasione sbagliarono proprio tutto. E con ciò, se non altro, insegnarono qualcosa ai posteri.

Le dimensioni di quella sconfitta, di quella tragedia, si possono ancora cogliere ai giorni nostri. In uno dei miei soggiorni attorno al lago, ho alloggiato fuori Tiberiade, proprio nei pressi del campo aperto che fu teatro di quella battaglia, dove ora gli agricoltori hanno dissodato e coltivato il terreno. Con i loro aratri hanno riportato alla luce una quantità di punte di freccia, di lancia, di materiali vari abbandonati in quelle ore di combattimento disperato. Io mi trovavo ospite ad Arbel, un “moshav”, un insediamento agricolo che, a differenza del kibbutz, ha la forma giuridica di una cooperativa di famiglie che uniscono le loro risorse e le loro energie negli appezzamenti agricoli che coltivano, collaborando tra loro. Ai giorni nostri alcune di queste famiglie hanno parzialmente ristrutturato i loro alloggi per poi affittarli. Era un ottobre con una temperatura davvero gradevole. La mattina si faceva colazione in terrazzo, che beneficiava dell’ombra di grandi alberi, attorno ai quali e dentro i loro rami si aggiravano coloratissimi colibrì. Dominava il silenzio e un gran senso di pace. Una notte in cui non riuscivo a prendere sonno, mi alzai per andare a sedermi sul terrazzo. La luna piena illuminava la vallata che si intravvedeva tra le foglie degli alberi. Tutto era fermo, immobile e silenzioso, quasi come un respiro trattenuto; nemmeno una piccola brezza scuoteva le foglie e l’aria era tiepida, avvolgente. Rimasi a contemplare quello scenario che avrei ricordato a lungo, fino ad oggi. La suggestione dei racconti ascoltati il giorno precedente dal proprietario, mentre mi mostrava i cimeli ritrovati e tirati a lucido, fece il resto. Poco alla volta, da lontano mi parve di sentire giungere suoni, voci e urla e soprattutto, ciò che avvertivo più distintamente e con inquietudine, era il clangore delle armi che si incrociavano per difendersi, o colpire, uccidere. Riuscii a non voler vedere, a non farmi comparire davanti agli occhi anche i volti feroci, irosi, morenti. Guardai invece la luna che così grande e splendente in un cielo terso non ricordavo aver mai visto prima e mi riuscì di distrarmi, immergendo gli occhi nella sua luce. Rimasi a lungo così, fermo a contemplarla. Ciò che mi attraversò corpo e anima non è cosa che si possa scrivere.  Tornai infine in camera con un che di triste e pesante dentro di me.

Nazareth – Basilica dell’Annunciazione

Forse Gesù è passato nei pressi di quei luoghi, dove nel ‘900 fu edificato il moshav Arbel, andando o tornando da Nazareth, che oggi è la più popolosa città araba di Israele. Ospita la moderna, e – mi si consenta – di dubbio gusto, Basilica dell’Annunciazione. La sua cupola è molto simile a quella della chiesa dei frati minori della Brunella a Varese, poiché entrambe le chiese, guarda il caso, sono state progettate dallo stesso architetto italiano Giovanni Muzio. O anche da Cafarnao, dove peraltro Gesù è vissuto, ospite di Pietro, e a Cana, dove, secondo il Vangelo di Giovanni, Gesù ha trasformato l’acqua in vino. Sarà anche passato da Migdal, pochi chilometri a nord di Tiberiade, in riva al lago. È il villaggio dove viveva una certa Miriam ha-Migdalit, ovvero Maria la Maddalena. Migdal significa torre. Quel villaggio veniva così indicato poiché vi era una torre, dove si conservava il pescato del lago. Ora è un sito archeologico e i reperti più interessanti si trovano al museo di Israele, a Gerusalemme. Pochi anni fa, durante gli scavi sono state ritrovate anche delle piccole ampolle con ancora all’interno i resti di quelli che dovevano essere dei profumi. Con un discutibile senso commerciale, alcuni hanno pensato di riprodurli e venderli come “i profumi della Maddalena”. No comment, naturalmente.

Migdal (Magdala) – particolare della sinagoga I sec. d.C.

Forse i sandali di Gesù hanno calcato la strada romana che collegava Damasco con Haifa, fermandosi a Zippori. L’antica Sepphori, che fu di Erode il Grande, distrutta dai Romani e riedificata e decorata con mosaici di un certo interesse (ma diciamolo: nulla di paragonabile per bellezza e qualità con quelli di Antiochia e ancor più con quelli della “villa del Casale” di Piazza Armerina in Sicilia, per tacere dei mosaici di Pompei conservati al Museo archeologico di Napoli). Il Jesus Trail, il “Sentiero di Gesù” attraversa da ovest a est la Galilea e i luoghi legati alla sua vita e alla sua predicazione, che si trovano su quel tracciato, sono molti. Si può fare a piedi, sono circa 70 chilometri percorribili in quattro/cinque giorni di cammino. È un sentiero senza particolari difficoltà, tra campi coltivati, colline, aranceti e boschi di pini piantumati, che si attraversano facendo sosta per la notte in ostelli o alberghetti. Passa anche presso il santuario dei Drusi a Nebi Shu’eib, a sua volta non lontano dai Corni di Hattin. La Galilea, insomma, ti regala sapori di un piccolo mondo antico, con profumi di sacro e acri odori di tragedia.

Zippori (Sepphoris) – pavimento a mosaico V – VI sec. d.C.