Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi

Da qualche giorno è Lucio Battisti a darmi la sveglia.

Come può uno scoglio arginare il mare,

anche se non voglio

torno già a volare…

– Alexa, stop!

Alexa si è fissata su questa canzone, anzi no, solo su quel verso. Me lo propina da una settimana!

– É ora, carissima. – Scivolo pigra fuori dal letto.

Che ci faccio alzata? Mi attende una giornata vuota e interminabile… Perché continuo a puntare la sveglia alle sei e mezza?

So che non uscirò di casa neppure oggi: prima non potevo, ora non voglio farlo.

Ancora intontita dagli effetti del sonnifero strascico le ciabattine rosa piumate, raggiungo la porta finestra e la spalanco. L’aria fresca del mattino penetra la seta leggera del mio pigiama e rabbrividisco. Respiro a pieni polmoni e finalmente mi sveglio davvero.

Noooooooo! Piange ancora!

A una folata di aria più fredda, mi si rizzano i peli sulla schiena come a una vecchia gatta rabbiosa, richiudo in fretta la finestra.

Mi affaccio alla porta del soggiorno come una furia. In preda allo sconforto urlo:

– Paola, il bambino del vicino piange ancora!

Mia figlia, con la giacca indosso e la mascherina FFP2, è impaziente di uscire:

– Mamma, basta con questa storia! Tutti i bambini piangono, strillano, qualcuno ulula persino. Non stupirti, eh? Lo hai sempre detto di me neonata.

Indugia un attimo e depone il sarcasmo:

– Senti, la mia sarà una giornata infernale. Hai idea di quanti malati abbiamo in terapia intensiva in questo periodo? Non caricarmi d’ansia anche tu, ti prego.

Le volto le spalle senza fiatare e mi chiudo in camera mia… tanto resterò lì per l’intera giornata, nell’ozio più assoluto.

Discosto un poco la veneziana della finestra nell’illusione di scoprire ciò che accade nella casa al di là della strada.

Ma perché quel bimbo non smette di piangere? È un lamento che striscia tra le sbarre arrugginite dell’inferriata alla finestra, poi si fionda fin qui a ferirmi il cervello.

– Insomma, un bimbo che piange giorno e notte da un anno non può essere ignorato!

La mia voce inciampa in gola, esce acuta e fastidiosa come non vorrei. Paola mi raggiunge in camera.

– Mamma, facciamo che tu oggi pensi una soluzione e stasera me la racconti.

Paola sbatte la porta e se ne va. Mi lascia in preda ai miei fantasmi, alle mie “convinzioni bislacche”. Certo, per lei è facile invitarmi a trovare una soluzione…

Che sia un bimbo abusato?

Il solo pensiero mi fa inorridire.

Perché questo bimbo è tanto disperato? Perché nessuno lo accudisce e lo consola?

Sprimaccio il cuscino, scuoto le lenzuola e rifaccio il letto.

Per Paola sono una visionaria. Di certo lei non ha mai sentito piangere il bambino… è sempre in ospedale! Sono io a sentirlo e a soffrire …

Dobbiamo fare una segnalazione ai Servizi Sociali, ecco cosa faremo.

Non c’è altra soluzione… Indosso la vestaglia ed esco sul balcone. Appoggiata alla ringhiera mi sporgo verso la finestra di fronte, come non ho mai fatto. La tenda si muove nella brezza del mattino. Tra le pieghe del tessuto scorgo una piccola figura, indossa un indumento rosa.

Nessun pianto, nessun lamento, solo un:

– Pss, pss, pss…

È lei, che da dietro la tendina, vuole attirare la mia attenzione.

Accidenti, è più grande di quanto pensassi!

L’evidenza mi lascia impietrita.

Già, la sento da un anno, non poteva essere ancora neonata.

– Finalmente! Ci ho messo un anno per farmi ascoltare… Non sei proprio una tipa sveglia!

– Ma senti che vocina impertinente! Io ti ascoltavo eccome, piccolina! Ero e sono molto preoccupata per te. Com’è che parli così bene?

– Beh, sai, io cresco in fretta in questi tempi bui.

– Come ti chiami? Dimmi, che cosa posso fare per te? Il tuo pianto mi strazia. Non voglio più sentirti piangere.

– Allora esci! Vestiti, come facevi prima. Indossa un bell’abito, truccati, fatti bella e porta in giro la donna brillante che ancora sei… Siediti sulla panchina e goditi il fiume che scorre placido al sole… Leggi quel libro che aspetta da mesi la tua attenzione… Assapora la leggerezza di questi momenti strani e mai provati, che mai torneranno…

Non gettare via i tuoi giorni… Supera questo scoglio e torna a volare!

– Ma tu chi sei?

– Se vuoi, puoi chiamarmi Nostalgia…

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