Eraclito l’antipatico

Eraclito di Efeso (535 a.C.-475 a.C.) è il primo dei pensatori isolati che si trova nella storia della filosofia greca. Dal carattere altero e superbo, ostile al regime democratico della sua città (che aveva condannato all’esilio l’amico Ermodoro) si ritirò nel tempio di Artemide e qui visse isolato e in contemplazione. Per il suo pensiero di difficile comprensione, lo stesso Aristotele lo definì “Skoteinòs” oscuro.


Che dire di Eraclito, il più oscuro e antipatico dei filosofi? Quello che diceva che lessere non esiste e che al massimo lo si sarebbe potuto definire come il divenire visto da lontano.

Quello che se guardava un paesaggio, non vedeva vallate o mare, lui vedeva solo una guerra:

ovunque volgi lo sguardo troverai sempre una guerra: un pesce che mangia un pesce più piccolo, un uccello che divora un insetto, un agnello che bruca un filo d’erba e un uomo che mangia un agnello.

E via così di distruzione in distruzione.

Per lui la natura è un insieme di specie che per sopravvivere sono obbligate a distruggersi vicendevolmente. Persino le sostanze inermi, se viste da vicino sono in lotta tra loro: il fuoco contro la terra, la terra contro l’acqua, l’acqua contro il fuoco.

A pensarci bene anche  Leopardi sosteneva più o meno la stessa tesi.

Per Eraclito l’universo è contesa, perché ovunque c’è vita c’è guerra. Polemos (la guerra che in greco è di genere maschile) è il padre di tutte le cose ed anche gli dei che stanno su nell’Olimpo, sono sottoposti al suo volere.

Ma è mai possibile, verrebbe da chiedergli, che in tutto l’universo non ci sia un angolino tranquillo, uno minuscolo spazio, dove la Natura riposa?

“Eh no” direbbe lui “nemmeno per idea! La natura desidera i contrasti: l’intero e il non intero, il consonante e il dissonante. Più distanza c’è tra gli opposti e più la natura è appagata, giacché da tutte le cose ne deriva una sola e da una sola derivano tutte. Tutto si concatena, tutto è inizio e fine nello stesso momento. Guardate il cerchio, e la sua armonia che deriva da un estremo che va a toccare l’altro, esattamente come fa la vita che tra una nascita ed una morte genera armonia”.

È inutile cercare di discutere con quel supponente di Eraclito, lui la gira e la volta e pretende sempre di aver ragione. È inutile dirgli che “Creazione” e “Distruzione” non possono coesistere, perché se una prevale l’altra deve necessariamente soccombere. Lui, come niente fosse, risponderebbe che non è corretto procedere per esclusioni, ma per congiunzioni, che non bisogna pensare in termini di “questo o quello”, bensì di “questo e quello”. Eros e Thanatos si combattono ma entrambi abitano nello stesso uomo ed erizein (il verbo combattere in greco) è il loro modo di esprimersi: costruisci una casa e distruggi un bel prato verde e se distruggi una casa crei un bel prato verde con tanto di margherite.

Inutile dirgli che questo lo dice anche Empedocle il quale sostiene che nascita e morte non esistono, ma solo amicizia e contesa che mescolano continuamente le cose. Lui risponderebbe con supponenza che Empedocle lo ha sempre copiato è che non c’è differenza tra uccidere e generare.

Del resto dalle sue parti, Bios significava vita e Bia morte.

Inutile discutere con Eraclito, il più oscuro e antipatico dei filosofi.

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