Giovane danzatrice quattordicenne
(1880-1)
Edgar Dega
http://www.tate.org.uk/art/work/N06076

Dall’esigenza di ricerca dell’espressione dei sentimenti dell’individuo si fa strada il Romanticismo.

Nell’Ottocento si diffonde il balletto romantico, basato su una nuova sensibilità, una nuova visione del mondo, più libera e appassionata che rompe gli schemi mentali dominati dal culto della ragione per recuperare una realtà inesplorata legata al versante oscuro dell’inconscio, dando voce ai moti dell’anima, dei sentimenti, del sogno.

Nel 1832 viene messa in scena all’Opera de Paris La Sylphide, primo esempio di balletto romantico: abbandonati i temi mitologici, l’azione ora si trasferisce nel mondo delle fiabe.

È in questa occasione che viene introdotta dal coreografo Filippo Taglioni, padre della prima ballerina, Maria Taglioni, l’uso della danza sulle punte e del tutù.

La Classe di Danza (1875)
Edgar Degas
Musée d’Orsay (Parigi)

L’aspirazione al volo che traduce la tensione romantica verso una realtà trascendente, la sensibilità e la grazia che caratterizzano il nuovo stile, si sposano a una tecnica rigorosamente classica che trova nelle punte, nell’arabesque, nel port de bras, i suoi principi fondamentali.

Ogni movimento, ogni figura sono perfettamente controllati, nascondendo fatica fisica e il sudore sotto un’immagine di eterea leggerezza che si libra nello spazio esaltando la bellezza plastica degli atteggiamenti nel rigore di una nitida purezza geometrica.

L’altro balletto simbolo è Giselle con la coreografia nel 1841 di Jean Coralli e Jules Perrot.

Dopo la seconda metà dell’Ottocento l‘Opera de Paris entra lentamente in crisi, costretta a reclutare le sue étoile all’estero, priva di validi maestri di balletto e coreografi, non esercita più la sua supremazia fino a cedere il passo alle altre scuole che sulle sue orme cominciano a fiorire in altri paesi europei, come quella del Teatro alla Scala di Milano, con il Ballo Excelsior del 1881, un gran ballo mimico di Luigi Manzotti su musica di Romualdo Marenco.

Il vigoroso impulso all’arte della danza promosso in Russia dagli zar nel Settecento, è sostenuto e incoraggiato nel corso dell’Ottocento, facendo di San Pietroburgo un punto di passaggio obbligato per tutti i coreografi e i solisti più rinomati d’Europa.

Il compito di condurre a una sintesi il patrimonio di esperienze accumulatesi nel corso di un secolo spetta a Marius Pepita, un coreografo francese che, assunto nel 1847 come primo ballerino, acquista ben presto un ruolo preminente nei teatri imperiali russi.

La stagione di Pepita porta al massimo grado l’introduzione del balletto romantico in Russia operata dai suoi predecessori Perrot e Saint Léon.

I gusti del pubblico, composto soprattutto dall’aristocrazia, esigono che il balletto si concentri sulla figura femminile, mostrando di apprezzare opere d’impostazione fastosamente spettacolare che lascino spazio all’esibizione virtuosistica.

Pepita riprende quindi i capolavori come la Sylphide, Giselle, Coppelia, le Corsaire, la Esmeralda; l’attenzione verso i valori del passato si riscontra anche nelle sue creazioni coreografiche.

Erede del balletto d’azione, Pepita adatta la trama drammatica ai contenuti romantici, ma ne disperde talvolta la tensione inserendo momenti accessori( i cosiddetti divertissement) non sempre perfettamente integrati nel soggetto e quindi costituenti solo passaggi virtuosistici fini a se stessi.

Egli mirava soprattutto a realizzare una grande visione spettacolare che suscitasse l’ammirazione del pubblico non curandosi che per ottenere questo risultato era costretto a sacrificare il rigore della composizione drammatica.

Sono suoi capolavori Don Chisciotte, la Bayadère, la Bella addormentata, lo Schiaccianoci, con l’ausilio del suo assistente Lev Ivanov, e il Lago dei Cigni sempre da lui aiutato. Sono tuttora rappresentati nei migliori teatri del mondo con le sue coreografie.