Nascita di un bonsai

“Bonsai significa pianta in vaso” dice il maestro Mike Astourian alla classe.

Mi porge un contenitore da cui spunta un ciuffetto di rametti flessibili, verdi e gialli. L’aspetto è disordinato e tutto sommato insignificante. È l’inizio di un’avventura coinvolgente ed emozionante.

“Osservate bene quello che avete davanti, toccatelo, separate i rami, individuate quelli che per voi hanno forme più interessanti, constatatene la flessibilità, osservate le sfumature di colore, concentrate l’attenzione su 3/5 rametti che formeranno la vostra futura pianta”. Sono le parole del maestro che guidano le nostre mani impacciate ed aiutano i nostri occhi nella ricerca delle forme più singolari nel mezzo del cespuglio informe.

E prosegue: “Immaginatevi il vostro albero, poi fate uno schizzo di quello che vorreste realizzare e iniziate lo sfoltimento pensando al risultato finale.”

“Uno schizzo di un albero?”

Il cespuglietto che ho tra le mani, preso da una strana frenesia, lo immagino trasformarsi in un elegante pino del Libano, in formato mini.

Disegno un albero dalla forma triangolare e già lo immagino nel suo vaso di ceramica a fare bella mostra di sè nel salotto di casa.

La voce del maestro ci sostiene, ci incoraggia a tagliare ma con circospezione, senza fretta, osservando, tastando, scegliendo.

Sotto i miei occhi stupefatti, increduli ed entusiasti, si sta compiendo un “piccolo miracolo”. Il cespuglio si riduce, si semplifica, si trasforma, pulsa a nuova vita con forme aggraziate. I rametti rimasti sembrano sorridermi come un bambino nei suoi primi mesi di vita. Le emozioni continuano. “Leghiamo i rami rimasti con filo di rame ricotto per dare la forma definitiva” dice il maestro.

Le mie mani ormai sicure avvolgono con amorevole attenzione i piccoli rami fragili che docili si piegano alle mie sollecitazioni.

“Siamo quasi alla fine del lavoro” commenta il maestro, “ora dobbiamo ridurre le radici per equilibrare la parte aerea a quella radicale e dopo la scelta del vaso avrete il risultato finale.

Nuovo stupore quando rimuovo il terriccio, libero le radici, taglio le più grosse a favore delle piccole filiformi. La vita della nuova pianta mi scorre nelle mani. Ecco, l’ho adagiato nel contenitore di ceramica smaltata.

Un ultimo tocco per modellare i rami e l’opera è terminata, la “metamorfosi” è compiuta. Il cespuglio insignificante non c’è più.

È nato un alberello la cui vista mi stupisce e l’essere riuscito nell’impresa mi riempie di gioia.

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