La muffola bianca

Tratto da una leggenda ucraina


C’era una volta, molto tempo fa, un bambino di nome Nicola, che viveva con la sua nonna in una casetta vicino al bosco.

La sera della vigilia di Natale, Nicola, guardando incantato i fiocchi di neve che scendevano lievi fuori dalla finestra, disse: “Nonna, mi regali un paio di muffole bianche?”.

“Distratto come sei, le perderesti subito” brontolò la nonna. “E una volta cadute sulla neve non le troveresti più.”

“Starò attento” promise il bambino.

Così la buona donna prese di nascosto i suoi ferri da maglia, un gomitolo di lana bianchissima e durante la notte, mentre il nipote dormiva, confezionò un paio di morbide, candide muffole.

Il mattino dopo, al risveglio, Nicola trovò le muffole accanto al cuscino. Erano avvolte da un nastro rosso che metteva in risalto il loro candore.

“Grazie, sei la nonna più brava del mondo”, disse il bambino, abbracciandola. “Ora mi vesto e corro nel bosco a provarle. Guarda, intanto le infilo in tasca, al sicuro.”

“Stai attento, Nicola. Almeno oggi che è Natale! Non prenderle subito. Quando torni a casa, me le dovrai mostrare” disse la nonna ridendo. “E non fare tardi… vengono gli zii a pranzo.”

Nicola promise e prese subito il sentiero per il bosco. Mentre si guardava intorno e saltava sui mucchi di neve, una muffola gli scivolò dalla tasca del giubbotto, cadendo accanto a un cespuglio. Il ragazzo non se ne accorse e proseguì felice per la sua strada.

Un topolino, appena uscito dalla sua tana, passò accanto al cespuglio, vide la muffola, l’annusò e, poiché era morbida e aveva un buon odore, ci si infilò, per stare al caldo.

Dopo un po’ passò di lì una lepre, vide la muffola e, incuriosita, si intrufolò anche lei, sistemandosi accanto al topolino.

Più tardi arrivò un porcospino, vide la muffola e ci ficcò dentro il naso. Aveva passato la notte in cerca di cibo, ma non aveva rimediato granché. Era stanco e infreddolito, così, senza tergiversa, entrò. Immaginatevi il topolino e la lepre alla vista dell’intruso. Cercarono du protestare ma non appena scorsero gli aculei del porcospino si zittirono, spaventati.

Qualche istante dopo un tasso, attirato da tutto quel movimento, curiosò nella muffola, si fece spazio ed entrò. Topolino, lepre e porcospino, guardando gli unghioni del tasso, non osarono lamentarsi e gli fecero posto. Intanto aveva ripreso a nevicare. Una volpe, in cerca di un riparo, seguì il suo fiuto e arrivò alla muffola. Da quella grande cosa bianca e soffice usciva un bel calduccio.

La volpe non esitò e si fece strada. Il topolino, la lepre, il porcospino e il tasso stavano per protestare ma, quando videro il sorriso irto di denti della volpe si fecero ancora più stretti e la accolsero tra di loro.

Di lì a poco sopraggiunse un orso.

Era un po’ che vagava nel bosco e aveva bisogno di fare un pisolino. Incuriosito da quella specie di bianco sacco informe da cui spuntavano nasi, unghie, code e spine, ci ficcò dentro il muso. Il topolino, la lepre, il porcospino, la volpe e il tasso, vedendo quella mole gigantesca che rischiava di schiacciarli, emisero solo un debole “ehiii”, poi si appiattirono e gli fecero posto.

Nevicava fitto. Un pettirosso che faticava a volare era in cerca di un rifugio. Vide la grandissima muffola da cui uscivano sei fiati caldi. Ed entrò in volo. La muffola ormai era affollatissima e il pettirosso trovò a stento un posticino. Agitò le ali, per sbarazzarsi della neve. Il frullio delle piume solleticò il naso dell’orso e… un gigantesco starnuto echeggiò nella muffola e provocò il pandemonio.

In un battibaleno tutti gli animali schizzarono fuori come razzi e fuggirono terrorizzati.

E la muffola?

Per il contraccolpo cominciò a veleggiare nell’aria e… andò a posarsi davanti a Nicola, che finalmente si era accorto della sua scomparsa e la stava cercando sconsolato.

Non poteva certo tornare dalla nonna senza la sua muffola. Gliel’aveva promesso. “Che fortuna” si rallegrò il bambino, raccogliendola. “Ma guarda che strano, come avrà fatto a diventare così grande? Chissà cosa dirà la nonna.”

Ridendo fra sé, prese la strada di casa e arrivò in tempo per il pranzo di Natale.

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