Il passato è una terra straniera: fanno le cose in modo diverso, laggiù.

Tra memoria e nostalgia, letteratura e fotografia si intrecciano in un viaggio attraverso il tempo e le emozioni. Il passato, con i suoi volti, le sue storie e i suoi ricordi, riaffiora negli scatti fotografici, restituendoci frammenti di vita vissuta e invitandoci a riflettere su ciò che eravamo, su ciò che siamo diventati e su quanto ogni immagine custodisca una parte indelebile della nostra identità.


The past is a foreign country: they do things differently there.

Il passato è una terra straniera: fanno le cose in modo diverso, laggiù.

Il passato è una terra straniera: fanno le cose in modo diverso, laggiù.

Celebre incipit del romanzo di Leslie P. Hartley “L’età incerta”, da cui è tratto il film “Messaggero d’amore” diretto da Joseph Losey nel 1970.

La frase è entrata nell’immaginario e introduce magnificamente quello che è il contenuto della storia: il sentimento della memoria gioca un ruolo fondamentale in questa vicenda ambientata nel 1900 nella campagna inglese del Norfolk.

Leo Colston, alter ego dello stesso Hartley, sessantenne disilluso e inaridito ritrova in un baule, un vecchio diario dimenticato, scritto all’età di 12 anni.

È l’inizio di una struggente rievocazione che riporta alla luce una storia sulla perdita d’innocenza di un ragazzino che, in una torrida estate, è invitato a trascorrere le vacanze nella dimora di Brandham Hall.

Qui Leo, timido e goffo, si confronta con un mondo dove esistono codici di comportamento a lui sconosciuti in quanto appartenente a una classe sociale inferiore.

Non recuperai la memoria di ciò che era avvenuto a Brandham. Rimase uno spazio vuoto, come il mio ritorno a casa. Non ricordavo e non volevo farlo… mia madre provò a farmi ricordare ma non le avrei raccontato niente neanche se avessi potuto…

Conosce Marian, sorella maggiore di Marcus, e per lei, per guadagnare il suo sorriso diviene “messaggero d’amore” e recapita messaggi segreti al suo amante, il fattore Ted Burgess, “il cui aspetto faceva pensare a un campo di grano“.

Leo, inconsapevolmente, si troverà coinvolto in una vicenda dal tragico epilogo e questo condizionerà la sua esistenza.

A distanza di 50 anni da quegli eventi che “vede” in modo più lucido, decide di tornare a Brandham Hall per riannodare i fili della drammatica vicenda e scoprire il destino dei sopravvissuti. Quando il nipote di Marian chiede se c’era il telefono, Leo risponde “Se ci fosse stato sarebbe stato tutto diverso“.

“Il passato è una terra straniera” di Gianrico Carofiglio del 2004: il passato è un luogo o una condizione in cui le cose avvengono in modo diverso dal presente e che, guardandolo con il senno del poi, non lo si riconosce più come proprio ma come un mondo estraneo ma che ha lasciato un segno profondo.

La storia ruota intorno al 22enne Giorgio, studente modello, e all’incontro con l’affascinante e carismatico Francesco: l’incontro segna l’inizio di una fase intensa della sua giovinezza che, una volta trascorsa, porta a vedere il passato come una terra straniera.

“Il passato è un morto senza cadavere” di Antonio Manzini

Lo sapevano tutti e altri miliardi di persone sparse per il pianeta che ormai il punto di non ritorno era già stato segnato da un pezzo.

I traumi, gli eventi passati, anche se non hanno più una forma fisica, come un corpo, continuano a influenzare pesantemente le persone, impedendo loro di vivere pienamente il presente, come un’ombra persistente e inafferrabile che non si può seppellire.

È la mancanza di un “cadavere fisico”: il passato non è un evento tangibile, non ha un corpo da seppellire.

Esercita, però, un’influenza persistente: nonostante la sua natura non fisica, il passato uccide la possibilità di vivere nel presente e toglie la possibilità di chiusura definitiva e di liberazione totale, essendo un morto senza cadavere.

In sintesi, il significato è che i rimpianti, i segreti, le sofferenze continuano a farsi sentire e a condizionare la vita di una persona, anche se non ci sono prove fisiche che testimoniano la loro esistenza.

Attraverso le fotografie si ricostruisce il passato, sono uno scrigno di emozioni racchiuse nei ricordi, sono la nostra memoria.

Esercitano un profondo fascino: mostrano il passato così com’era, fatto di volti, gesti e momenti che narrano un’epoca passata.

Vedere volti di donne, uomini e bambini, animali, oggetti, interni di abitazioni, paesaggi stimola il nostro immaginario, ci impegna nel confronto con il presente e ci invita a riflettere sui cambiamenti avvenuti nella vita quotidiana.

Momenti perduti nel tempo, affascinanti, curiosi, assolutamente degni di essere ricordati, in alcune foto si riesce a percepire le emozioni vissute dalle persone.

Ogni scatto è una finestra su un mondo che fu, un istante cristallizzato che mostra come sia cambiata la nostra società ma anche ciò che rimane immutabile nell’esperienza umana.

Momenti di vita quotidiana che hanno segnato il nostro passato, resi straordinari dallo scorrere del tempo per un affascinante viaggio attraverso le epoche.

Momenti passati, ricordi indelebili, racchiusi in quegli scatti di pochi secondi riconducono nel passato, risvegliano ricordi (nostalgia, gioia, malinconia) portano a rivivere quei momenti, suggeriscono i profumi, rivivono i colori e le emozioni del momento, fissate in eterno.

Quando ti viene nostalgia non è mancanza. È presenza di persone, luoghi emozioni che tornano a trovarti. (Erri De Luca)

Ognuno di noi attribuisce un profondo valore emotivo alla fotografia e quasi sempre è un valore che cresce con il passare del tempo, con la maturità che ci cambia in quanto cambiano le situazioni ma le foto danno un’impronta inequivocabile alla nostra vita e alla sua direzione.

L’inconscio proietta nella foto un significato profondo che è frutto di crescita personale culturale sociale, legando in maniera indissolubile l’immagine ad un’emozione, a una storia.

Con la fotografia abbiamo fermato il tempo su un foglio, testimone di un momento, di una storia da raccontare, da condividere oggi e domani come memoria futura.

Le fotografie non fermano il tempo: Le fotografie piuttosto accumulano il tempo, e cambiano nel tempo proprio come le persone. L’idea che una fotografia possa congelare un momento è un’illusione, perchè non solo l’immagine cambia nel suo significato per chi la guarda, ma anche perchè la fotografia è legata all’istante in cui è stata scattata, un istante che fugge. (Ferdinando Scianna, fotografo)

Per Scianna, quindi, la fotografia è una metafora del presente e una costruzione della memoria che non si può fermare ma solo accumulare e interpretare nel tempo.

Un viaggio nell’inconscio, riflessione sul nostro io di oggi, un bilancio, quel momento come punto di partenza per esaminare attraverso i ricordi e le emozioni gli eventi di vita nostra e di altri.

Ci fanno viaggiare nell’inconscio con sguardo critico, di collegare il nostro presente al passato, dandoci le chiavi di lettura della vita attuale e la descrizione di un attimo eterno è il valore del tempo.

Infine, Tiziano Terzani

Siamo anche le storie che abbiamo sentito, le favole con cui ci hanno addormentato da bambini, i libri che abbiamo letto, la musica che abbiamo ascoltato, le emozioni che un quadro, una statua, una poesia chi hanno dato.