Bernadette Soubirous – Capitolo 5: la partenza

Mercoledì 4 luglio 1866, tutti intorno a lei piangono e Bernadette per mettere fine al tormento disse:

siete molto buoni a piangere ma io non posso restare qui all’infinito!

Indossava una veste blu che le avevano dato e che come postulante dovette accettare. Da Lourdes portò via poche cose, donò tutto ciò che poteva, il resto lo mise in un sacco di tela robusta a strisce verticali tipico dei pastori dei Pirenei e lo portò con sé.

Le suore le prepararono un corredo e lo misero in un baule. All’ingresso in religione, come nel caso di un matrimonio, era richiesta una dote. Il baule che le donarono le Suore dell’ospizio conteneva oltre alla classica biancheria anche alcune camicie di flanella, che le suore avevano messo dal momento che sapevano della sua asma.

Bernadette credeva le fossero state date troppe attenzioni, dato che alle altre suore non erano concessi tali indumenti. Diceva inoltre che la biancheria era troppa e che non sarebbe vissuta abbastanza per usarla tutta. Inoltre, le fu data anche una scatola di tabacco da presa; data la prescrizione del medico, la Superiora la obbligò a portarla in convento con il fine di curare la sua asma.

Soubirous convento di S. Gildard
Il convento di S. Gildard

Partì per la cittadina di Nevers che si trovava a circa 1000 chilometri da Lourdes, da quel momento Bernadette non rivedrà più nessuno della sua famiglia, salvo un fratello, poco tempo prima di morire, che l’informò della morte dei genitori a funerali avvenuti.

Le cinque passeggere giunsero a Bordeaux alle 6 di sera e vi rimasero fino all’una del venerdì successivo, ne approfittarono per visitare tutte le case che a detta di Bernadette assomigliavano a quelle di Lourdes. Visitarono un’orto botanico e si recarono a vedere le imbarcazioni della Garonna. Lì la colpì una vasca con dei pesci rossi ammirati da ragazzini, forse lei si sentì uguale a quei pesciolini, o forse ne venne attirata solamente perché non ne aveva mai visti.

Venerdi 6 luglio arrivarono a Pèrigueux, dove visitarono la casa delle orfanelle. Pare che Bernadette si sia soffermata a lungo ad accarezzare la più piccolina. Trascorse la notte all’ospedale dove l’Abbè Plantier la interrogò sulla bellezza della Vergine. La sua risposta ci è pervenuta sotto 2 versioni:

  1. “Oh! Se la gente sapesse!”;
  2. “Oh! Se i peccatori sapessero!”.

Arrivarono a Nevers il 7 luglio alle 22.30, di sabato, una vettura le aspettava e le condusse al convento di S. Gildard, cosi chiamato perché costruito sulle rovine del priorato di Saint Gildard.

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Nel convento di S. Gildard

Le attendevano solo due o tre suore per accoglierle e farle cenare, poi furono condotte nel dormitorio delle novizie e delle postulanti.

“Finalmente lontano da tutti, sono venuta qui per nascondermi”, affermerà qualche giorno dopo. Il giorno seguente verrà ricevuta dalla Superiora, dalle sue assistenti e dalla maestra delle novizie, madre Vauzou. Le venne chiesto di raccontare per un’ultima volta i fatti davanti alle tre case dell’ordine; vi erano presenti più 300 suore, in via eccezionale non le fecero indossare l’abito delle postulanti affinché le religiose potessero ammirare il celebre “cappuccio” reso popolare dalle foto giunte fino a lì. Quando arrivò a raccontare della richiesta di Maria di bere l’acqua fangosa e del suo rifiuto, la madre superiora di Nevers intervenne dicendo:

Potete giudicare da questo il suo scarso spirito di mortificazione..

e poco dopo anche madre Vauzou aggiunse:

Non eravate per niente mortificata!

Lei con tutta calma rispose:

Ma l’acqua era davvero sporca!

Rispose  a tutte le loro domande ma dopo il colloquio la avvolse un senso di  tristezza tale che decise di scrivere una lettera alle suore dell’ospizio dicendo:

pregate per me quando andate alla grotta, è li che troverete il mio spirito, ai piedi di quella roccia che amo tanto.

Unica a non comprenderla e a non stimarla fu la madre delle novizie. Lei disse:

Oh! Era una contadinella. Non capisco come la Santa Vergine abbia potuto comparire a Bernadette, ci sono così tante anime delicate e nobili… insomma!

Il tutto perchè non le confidò mai il suo intimo pensiero. Lei era la maestra ma per Bernadette la prima maestra era Maria.

Il 30 ottobre 1867 durante la messa celebrata a Saint Gidard da Mons. Forcade, prima di ricevere la comunione fece la sua professione di fede e pronunciò la formula che l’avrebbe impegnata ad osservare i voti di “povertà, castità, obbedienza e carità”. Questo quarto voto praticato fin dalle origini (1683) venne soppresso poco più tardi poiché Roma riteneva che la carità sfuggiva per sua natura a ogni tentativo di configurazione giuridica. Dopo la professione la superiora distribuì dinnanzi al Vescovo e a tutta la comunità riunita, le lettere di obbedienza alle nuove professe, ad eccezione di Bernadette che da quel momento avrebbe assunto il nome di Suor Maria Bernarda. Monsignor Forcade a quel punto fingendo stupore chiese: “E Suor Marie Bernarde?” e la madre: “Monsignore, noi siamo imbarazzate ma non è buona a nulla…”. “E allora?” disse lui, e la Superiora rispose: “Se lei, Monsignore, è d’accordo cercheremo di utilizzarla qui per aiutare la suora dell’infermeria, è tutto ciò che sa fare”. A quel punto il monsignore rivolgendosi a Bernadette disse: “È capace di portare delle scodelle di tisana? Di pelare qualche verdura?” ed ella rispose sorridendo: “Proverò”.

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