Ahinoi, il linguaggio

La comunicazione è una delle attività che più ci impegnano nell’arco della nostra vita, tanto che potremmo quasi dire che passiamo la gran parte della nostra esistenza a ricevere e inviare messaggi di qualsiasi tipo: email, SMS, segnali, sentimenti, emozioni, considerazioni, immagini… e la lista potrebbe essere inutilmente molto lunga.

La comunicazione è un’attività apparentemente semplice: un messaggio si sposta da un punto A (la persona che vuole comunicare qualcosa) ad un punto B (la persona che riceve il messaggio). Purtroppo però, non è così semplice. Il processo può completarsi con successo solo in condizioni ottimali. Vediamo quali sono:

  • il punto A deve avere qualcosa da dire e deve saperlo esprimere in modo giusto: non sempre chi vuole comunicare ha qualcosa da dire e non sempre chi sta comunicando riesce a farlo con successo;
  • non ci devono essere interruzioni: oggi abbiamo la possibilità di scegliere moltissimi canali di comunicazione (telefono, messaggi, televisione, radio, video online, blog, messaggi audio,…) questi canali però non devono subire interruzioni nel loro servizio altrimenti il messaggio da comunicare corre il rischio di perdersi e molto spesso è sufficiente un semplice black-out
  • il punto B deve essere sveglio: se la persona che deve ricevere il messaggio non è presente, non è attenta o molto più semplicemente non capisce il linguaggio usato per comunicare, tutti gli sforzi sono vani.

La comunicazione non può prescindere dal linguaggio e dalla sua interpretazione. Questi temi sono così complessi e articolati da aver impegnato a lungo gli studiosi e da aver riempito interi scaffali delle biblioteche più fornite. Avremo modo di approfondire i vari linguaggi che la nostra società utilizza e ha creato a tempo debito.

Prima di avventurarci in questo mondo così complesso e ancor più affascinante, è necessario chiarire un aspetto fondamentale sul linguaggio: non è solamente la lingua che usiamo per comunicare, anche se siamo portati a pensare così di solito. Esistono dei linguaggi che vengono definiti “non verbali” e possono essere riportati a questi quattro gruppi:

  1. l’aptica,
  2. l’aspetto prossemico,
  3. il sistema cinesico,
  4. il sistema paralinguistico.

Anche se superficialmente, è importante conoscerli per poterci avventurare nel livello successivo che è quella dell’interpretazione del messaggio.

L’aspetto paralinguistico è l’unico ad essere direttamente legato alla lingua, anche se esso è assolutamente indipendente dal significato delle parole eventualmente pronunciate. Riguarda tutta una serie di aspetti che prendono in considerazione il tono (che può essere influenzato da fattori filologici come l’età ma anche dalla situazione) e la frequenza, il ritmo e anche il silenzio (che come sappiamo può comunicare tanto quanto un discorso).

L’aptica è formata da tutti i messaggi che vengono espressi attraverso il contatto fisico, dalla stretta di mano più o meno formale all’abbraccio tra amici, arrivando sino alle diverse forme di bacio. Questa forma di comunicazione soffre particolarmente a causa delle differenze culturali, ciò che tra i popoli più espansivi può essere considerato normale potrebbe essere quasi una mancanza di rispetto o addirittura una violenza tra i popoli con indole più riservata (un esempio potrebbero essere i diversi modi di fare tra il nord e il sud della nostra vecchia Europa).

Per quanto riguarda l’aspetto prossemico dobbiamo prendere in considerazione invece lo spazio che viene occupato durante la comunicazione. Questo aspetto è così articolato da essere diventato oggetto di studio della scienza chiamata, non a caso, prossemica. Lo spazio, in base alla distanza fisica che si viene a creare tra le persone coinvolte nella comunicazione permette di distinguere le seguenti zone: intima, personale, sociale e pubblica.

Il sistema cinesico (studiato dalla cinesica) riguarda i movimenti del corpo. Prende in considerazione la comunicazione che ha luogo attraverso il contatto visivo, la mimica facciale, la postura del corpo e la gestualità (soprattutto delle mani). L’interpretazione, in questi casi, può essere soggetta a grandi intoppi perché solo in parte può basarsi su uno schema universalmente condiviso (in gran parte si basa su schemi molto personali) e oltretutto richiede un dominio non indifferente della mimica.

Nei prossimi articoli avremo modo di conoscere più approfonditamente questi vari livelli della comunicazione non verbale, prima di addentrarci nell’affascinante mondo dell’interpretazione.