Nessun uomo è un’isola

Nessun uomo è un’isola intero in se stesso; ogni uomo è una parte del tutto. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te.

John Donne (1572-1631) da Meditazione XVII

                      

Questo pensiero, che Ernest Hemingway cita in epigrafe al suo romanzo Per chi suona la campana, mi è rimasto impresso sin da quando, adolescente, leggevo di nascosto i libri che i miei genitori mi proibivano, ritenendoli “pericolosi” per la mia età ma mi rendo conto, con il passare degli anni che noi tutti abbiamo bisogno di sentirci parte del mondo, cogliendo in ogni istante, l’occasione di “esserci” l’uno per l’altro.

Quante volte è successo di sentirsi completamente soli, abbandonati nel mare della vita, isolati, non compresi dalle persone, incapaci di cogliere il senso della vita.

Per descrivere questa sensazione di inutilità John Donne si avvale di una metafora che, per la sua forza rappresentativa, si è scolpita nell’immaginario comune: la visione di un’isola in mezzo al mare.

Un’isola che, per sua stessa natura è destinata a rimanere una monade, scollegata dal resto del mondo. Ma è qui che il poeta spalanca un’altra visione, altrettanto suggestiva: ogni uomo è una parte del tutto e invita a cogliere la vita come parte di una dimensione più grande, cui si appartiene e di cui si percepiscono le connessioni vibranti.

Un invito a sentirsi parte del tutto, essere empatici e sentire il dolore degli altri come parte della propria sofferenza.

Thomas Merton (1915-1968) riprende il pensiero di Donne:

Quello che faccio viene dunque fatto per gli altri, con loro e da loro: quello che essi fanno è fatto in me, da me, e per me. Ma ad ognuno di noi rimane la responsabilità della parte che egli ha nella vita dell’intero corpo.

La grande occasione si trova dove siete: non disprezzate il vostro luogo e il vostro momento. Ogni luogo sta sotto le stelle, ogni luogo è il centro del mondo.

Così si esprimeva il grande naturalista ottocentesco John Burrough.

Ogni luogo è pieno di spunti per fare la differenza nella vita di un altro essere umano. Sono tantissime le piccole occasioni che non si colgono, in casa, sul luogo di lavoro, in treno, in strada, occasioni per prendersi cura, farsi carico davvero di altre persone, in definitiva coltivare l’amore.

E questo prendersi cura, farsi carico, ben espresso ne Il piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupèry:

È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.

Dovrebbe o potrebbe caratterizzare la  vita indipendentemente dalle risposte o dal contraccambio nella stessa misura… non aspettarsi mai che gli altri siano all’altezza…

Donare è arricchirsi, è trasmettere all’universo il messaggio che abbiamo ciò che  occorre.

È praticando la virtù che si diventa virtuosi, praticando la responsabilità che si diventa responsabili, praticando la generosità che si diventa generosi, praticando la compassione che si diventa compassionevoli.

Ed è dando agli altri che si è mai soli.

In una frase è racchiuso il segreto:

Chiunque salva una vita, salva il mondo intero

Oskar Schlinder nel film Schindler’List di Steven Spielberg – 1993