Tolstoj #3: una tomba senza nome

Nel 1881 muore Alessio II, ucciso da una bomba di terrorist. Gli succede il figlio Alessio III che apre una nuova stagione di repressione, censure e di oscurantismo. Tolstoj ne prende subito le distanze, chiede al nuovo Zar clemenza per gli attentatori, ma non viene ascoltato, i colpevoli vengono giustiziati.

Inizia la lunga stagione di battaglie per l’abolizione della pena di morte, primo passo della sua teoria della resistenza al male con la non violenza. Sfida continuamente il Governo, gli mette sotto gli occhi la disastrosa situazione sociale, inizia a predicare l’obiezione di coscienza e il rifiuto della leva, contesta la politica religiosa che perseguita chi è ostile alla religione ufficiale che fa tutt’uno col  potere politico.

Diventa davvero un personaggio molto scomodo, ma è troppo famoso per metterlo semplicemente a tacere e la polizia politica lo controlla, tenta di fargli il vuoto intorno arrestando i suoi collaboratori e proibendo la diffusione delle sue opere.

Durante la terribile carestia del 1891, denuncia l’inefficienza dei piani governativi ed organizza una campagna di raccolta fondi per acquistare cibo che distribuisce personalmente alla popolazione stremata: uno schiaffo all’inetta burocrazia zarista che avrà un eco in tutto il mondo.

L’ultima sua battaglia è contro la Chiesa Ortodossa, corrotta e collusa col governo zarista. L’accusa apertamente di avere smarrito la radice cristiana della Fede, si immerge nello studio delle scritture, scrive l’esegesi del Vangelo, chiede e si chiede come fare a riallinearsi all’insegnamento del Cristo che è stato corrotto da secoli di compromessi e di conformismo coi potenti della terra. Un percorso che racconta né “La Confessione” edita in Russia nel 1882 e subito sequestrata perché ritenuta blasfema, sarà poi ripubblicata nel 1884 a Ginevra. Un cammino il suo dalla perdita della Fede sino alla scoperta della vera parola evangelica, semplice e potente, grandiosamente scevra dei troppi dogmi accumulatisi nei secoli.

La Fede è armonia con il creato, moralità profonda e rispetto delle leggi di natura: ognuno la deve cercare e trovare da sé e in sé. Così hanno fatto i suoi personaggi da Pierre Bezuchov in Guerra e Pace a Levin in Anna Karenina fino a Nechljudov de La Resurrezione edita nel 1889. Ma è un cammino faticoso e lungo, occorre scrollarsi di dosso secoli di facili formule, di passiva accondiscendenza e di genuflessioni imposte, solo così si potrà arrivare alla vera essenza di Cristo. È troppo, la Chiesa Ortodossa non può tollerare l’aperta sfida e così dapprima censura poi, nel 1901, scomunica. È una decisione che sconcerta il mondo dei credenti e così quando nove anni dopo, nel 1910, Lev Tolstoj agonizza a causa della polmonite, cerca di ricucire il rapporto e manda i suoi emissari per somministrare l’estremo Sacramento a rimedio della condanna di un decennio prima. Vengono respinti, e Lev muore, avendo solo l’intima sicurezza della sua fede in un Dio misericordioso che non conosce né scomuniche né dogmi.

La sua tomba sarà a Jasnaja Poljana in terra sconsacrata, un tumulo coperto d’erba e senza croce. La terra è più giusta di qualsiasi confessione.