San Nicola e i due gemelli

Tratto da una fiaba canadese di Cyrus MacMillan


Tanto tempo fa, in un paese lontano, c’era una foresta enorme, dove abeti e betulle crescevano alti e fitti. Non c’erano strade che la attraversavano ed erano in pochi a sapersi orientare.

In un punto remoto, lontano da tutto, c’era una casetta di legno, con il tetto fatto di pietre e un camino da cui usciva uno sbuffo di fumo. Aveva piccole finestrelle e un minuscolo giardino. Lì vivevano due gemelli di nome Pierre ed Estelle, insieme ai loro genitori.

I due bambini si assomigliavano tanto che li distinguevano tra loro grazie ai vestiti che indossavano. Avevano sempre vissuto nella casetta nella grande foresta: lì giocavano a nascondersi tra le piante di agrifoglio e si divertivano a cercare i nidi dei picchi. Erano poveri ma felici.

La vita nella grande foresta non era facile: per procurarsi da mangiare bisognava lavorare duramente. D’estate Pierre ed Estelle andavano al ruscello che scorreva non lontano dalla loro casetta, pescavano grossi pesci argentati e raccoglievano bacche e frutta per i mesi più freddi. Quando arrivava l’inverno, gli alberi diventavano spogli e l’acqua del torrente ghiacciava. Gli uccelli che in primavera cantavano sui rami volavano via, lontano. Sulla foresta cadeva la neve, che rendeva tutto bianco e immobile. L’aria diventava così fredda che bastava mettere il naso fuori di casa perché si gelasse. La famiglia che viveva nella casetta di legno poteva contare solo sulle sue provviste che aveva messo da parte nei mesi più caldi.

Arrivò un’estate fredda, a cui seguì un inverno molto rigido. La dispensa della casetta si svuotò rapidamente e rimase ben poco da portare in tavola. Mamma e papà furono costretti a uscire al freddo, in cerca di qualcosa da mangiare.

Dal cielo cadevano grossi fiocchi di neve e soffiava un vento gelido, così alla sera papà tossì e la mamma cominciò a starnutire. Salì loro una gran febbre, tanto che furono costretti a tornare a casa per mettersi a letto, sotto una coperta di lana.

“Siamo malati, bambini cari” dissero a Pierre ed Estelle. “E c’è un solo modo per guarire: ci serve un bel brodo di carne, caldo e nutriente.”

“Come possiamo prepararlo?” chiese Pierre.

“Serve un pollo.”

“Ma qui non ce n’è nemmeno uno magrolino” disse Estelle preoccupata.

“Bisognerà andare in città e comprarne uno” spiegò allora la mamma, prima di fare un grosso starnuto.

Quella notte i due bambini ne parlarono a lungo, distesi nel loro letto.

Non erano mai usciti dalla grande foresta ma questa volta non avevano scelta: dovevano trovare gli ingredienti per preparare il brodo. Decisero che sarebbero partiti la mattina dopo, di buon’ora.

Appena spuntò il sole, infilarono la giacca più pesante che avevano, salutarono mamma e papà e si misero in viaggio, camminando sulla neve ghiacciata. Si tenevano per mano, osservando le betulle intorno a loro e cantando per sentirsi meno soli. Infine arrivarono a una casetta circondata di abeti, poco distante dal sentiero che stavano seguendo.

Seduto fuori dalla porta c’era un vecchio signore. Aveva occhi allegri, un sorriso gentile e folti capelli bianchi. Era impegnato a intagliare del legno con un coltellino, per costruire un fischietto.

I bambini si fermarono e lo osservarono ammirati, finché l’anziano non sollevò gli occhi e li salutò sorridendo.

“Perché costruisci fischietti?” domandò Pierre incuriosito.

“Li sto preparando per San Nicola, che tra poco arriverà qui. E lui li porterà ai bambini più buoni, in dono” spiegò l’uomo dai capelli bianchi.

I bambini restarono a bocca aperta. Non avevano mai conosciuto un aiutante di San Nicola. L’anziano finì il fischietto, poi domandò loro che ci facessero nella foresta. “I nostri genitori hanno l’influenza: siamo venuti a cercare gli ingredienti per preparare un brodo caldo.”

“Io non ho quel che cercate” disse l’anziano dispiaciuto. Poi sollevò la mano verso il sentiero che proseguiva. “Da quella parte, però, vive un macellaio che ha tutto quel che serve. Ma state attenti, è un uomo pericoloso!”. Pierre ed Estelle rabbrividirono di paura, stringendosi l’uno all’altra. L’anziano, allora, decise di aiutarli.

“Poiché siete due bambini generosi, vi darò un fischietto a testa. Suonatelo solo se vi troverete in pericolo. San Nicola lo sentirà e correrà in vostro aiuto” disse, porgendo a ciascuno uno dei suoi fischietti.

Pierre ed Estelle ripresero allora il cammino, sentendosi al sicuro grazie ai fischietti che avevano in tasca. Mentre avanzavano, il cielo si faceva scuro e sentivano la paura crescere nei loro cuori. Quando non mancava molto alla casa del macellaio, Estelle si fermò. “E se il vecchio signore ci avesse dato solo due normali fischietti che nulla hanno di magico?” domandò.

“Magari l’anziano è un amico del macellaio e ci ha raccontato la storia di San Nicola per attirarci da lui!”

Spaventati, i bambini decisero di cercare la carne altrove. Girarono per la foresta e camminarono a lungo senza trovare nulla. Attraversarono un piccolo villaggio ma nessuno poteva aiutarli. Era ormai sera e loro non avevano quel che serviva per guarire mamma e papà.

Stanchi e infreddoliti, in lontananza videro brillare le luci di una casetta. Si vedeva un fuocherello scoppiettare nel camino, grosse salsicce appese al soffitto e una torta appoggiata sul tavolo. Era la casa del macellaio.

Pierre ed Estelle non vedevano l’ora di trovare gli ingredienti per il brodo e di tornare dai genitori.

Così decisero di bussare, di comprare ciò che serviva e di andarsene prima possibile.

“Prima, però, soffiamo nel fischietto per avvisare San Nicola che abbiamo paura” propose Pierre. Così fecero, nascosti all’ombra degli abeti, davanti alla macelleria.

Estelle fu più lenta del fratello, perché il suo fischietto restò incastrato nella tasca della giacca. Così, invece di un fischio potente si sentirono due fischi tenui, uno dopo l’altro, Quando nella foresta tornò il silenzio i due bambini bussarono alla porta della macelleria.

Il macellaio li accolse con grande gentilezza, sorridendo. Li invitò a sedere davanti al fuoco e offrì loro da mangiare. “Non temete, vi darò tutto quello che vi serve per preparare un buon brodo” disse.

In verità, il macellaio era davvero un uomo crudele. Era grande amico di un gigante cattivo che viveva nella foresta e rapiva i bambini. Poiché nessun bambino si sarebbe mai avvicinato al gigante, questi si nascondeva in una grotta e aspettava che il macellaio portasse i piccoli. In cambio, il gigante andava a caccia e gli portava le salsicce da vendere nella macelleria. Ora l’uomo guardava i bambini seduti davanti al suo caminetto e già immaginava quanti soldi avrebbe guadagnato vendendo le salsicce che gli avrebbe dato in cambio il gigante.

Quando Pierre ed Estelle si furono scaldati per bene, aprì la porticina che conduceva al retro nel negozio. “Qui tengo il cibo migliore” spiegò. “Entrate e scegliete quel che preferite.”

La stanzetta era piena di barattoli di cipolle, salsicce e salami, sacchi di patate e di rape. I bambini entrarono, pensando al buon brodo che avrebbero potuto preparare ma, quando furono dentro, il macellaio chiuse la porta alle loro spalle e li imprigionò.

I bambini urlarono e si disperarono ma il macellaio era già fuori dal suo negozio, perché aveva sentito i passi del gigante, che arrivava portando in spalla un sacco pieno di salsicce.

“Hai qualcosa per me?” chiese al macellaio.

“Due bei bambini, chiusi nella mia dispensa!” rispose quello. Il gigante ne fu molto felice, così volle sedersi davanti al fuoco con l’amico per festeggiare, mangiando e bevendo fino a notte fonda.

Mentre i due festeggiavano, San Nicola era impegnato a consegnare i doni ai bambini. Aveva sentito il suo del fischietto di Pierre, portato dal vento. Poi aveva udito anche quello di Estelle. Poiché erano entrambi deboli, aveva pensato che non ci fosse troppa fretta.

Finito di consegnare i doni ai bambini nei villaggi più a sud, San Nicola si mise in viaggio verso Pierre ed Estelle. Arrivò alla casa del macellaio ed entrò. Il gigante e il suo amico stavano sbirciando dentro la dispensa e chiusero subito la porta appena sentirono il rumore di passi alle loro spalle. San Nicola capì subito che stava accadendo qualcosa di brutto.

“Vorrei una delle salsicce che ho visto nella dispensa” disse.

“La carne migliore la tengo nel retro della botte” disse il macellaio, portando San Nicola in una stanzetta dove c’era un grosso baule contenente una piccola salsiccia.

“Prendo quella” disse San Nicola e, quando il macellaio si chinò per prenderla, lui lo spinse dentro e poi chiuse il coperchio, imprigionandolo.

Poi tornò dal gigante e gli disse, indicando l’ultimo ripiano del mobile su cui il macellaio aveva disposto la sua mercanzia: “Con la salsiccia ci sta bene anche un barattolo di cipolle”. Il gigante si alzò per recuperarlo e San Nicola lo colpì in testa con un lungo bastone, facendolo cadere a terra svenuto. Poi aprì la porta della dispensa e liberò i bambini, che lo abbracciarono felici e riconoscenti.

Riempì una sacca di cose buone da mangiare, abbastanza per riempirsi la pancia fino alla primavera seguente e se la caricò sulle spalle. Attraversarono la foresta innevata e, quando arrivarono a casa, le stelle brillavano nel cielo.

Pierre ed Estelle ringraziarono di cuore San Nicola, poi corsero a preparare il brodo caldo. Mamma e papà guarirono presto e trascorsero il resto dell’inverno sereni, con la dispensa piena e tante cose da mangiare. Il gigante e il macellaio nono osarono mai più fare nulla di cattivo, spaventanti all’idea che San Nicola potesse tornare.

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