La leggenda della Rosa di Natale

Tratto da una leggenda europea


In una notte fredda un uomo e una donna camminavano per una strada solitaria, diretti verso la Giudea. L’imperatore Cesare Augusto voleva sapere quanti cittadini vivessero nel suo regno e aveva ordinato che tutti si recassero nel Paese dei proprio avi per registrarsi.

Così, il falegname Giuseppe di Nazareth e la sua sposa Maria si erano messi in viaggio. Avevano percorso molta strada e la stanchezza si faceva sentire ma tutte le locande in cui si erano fermati a chiedere ospitalità erano piene.

Più di ogni altra cosa avrebbero desiderato un posto dove riposare fino alla mattina dopo, perché Maria era incinta e ogni passo diventava sempre più faticoso. Quando videro da lontano la città di Betlemme, Giuseppe decise che non potevano proseguire.

Come Giuseppe e Maria, erano tantissimi i cittadini in viaggio sulle strade del Paese. Sembrava che in tutta la Betlemme non fosse rimasta neppure una stanza libera. Sconfortato, Giuseppe trovò infine una stalla. Il pastore, vedendo la stanchezza sul volto di Maria, permise loro di trascorrere lì la notte. Al posto del letto c’era un giaciglio di paglia e a scaldare la stanza non era un fuocherello ma erano un bue e un asino.

In fin dei conti si stava bene perché, dopo tanto camminare, non c’era nulla di più bello di un po’ di riposo. In quella notte fredda di dicembre, Maria partorì il suo bambino.

Proprio quella notte erano in viaggio per le strade della Giudea tre saggi astronomi di nome Melchiorre, Baldassarre e Gaspare.

Stavano scrutando il cielo, quando videro comparire una stella cometa incredibilmente luminosa. “Non ho mai visto nulla di simile” esclamò sorpreso Melchiorre.

“Propongo di seguirla e scoprire dove porta” disse Baldassarre.

E così fecero: i tre seguirono il luccichio della cometa e arrivarono alla stalla dove Maria stringeva tra le braccia il suo bambino appena nato.

Compresero che quel neonato non era come gli altri, perché anche il cielo aveva festeggiato la sua venuta, allora tirarono fuori dalle loro sacche ciò che avevano di più prezioso. Gli offrirono oro, incenso e mirra.

Erano stati in molti a notare la stella cometa e presto arrivarono alla grotta i pastori della Giudea, portando in regalo quel che avevano per celebrare il figlio di Maria.

Tra i pastori c’era una ragazzina. Si era affacciata alla porta della stalla ma non aveva osato entrare. Era più povera di tutti gli altri e se ne vergognava: era scalza e i suoi vestiti erano logori, a differenza delle eleganti vesti dei tre magi.

Non osava avvicinarsi al bambino e si sentiva molto triste, perché non aveva nulla da portare in dono. Provò a cercare nella campagna attorno alla stalla qualcosa per rendere omaggio al bambino ma non trovò proprio niente.

L’inverno era stato rigido e nella terra gelata non cresceva neppure una minuscola piantina. Allora andò a sedersi sul retro della stalla, appoggiò la testa sulle mani e pianse dispiaciuta. Le sue lacrime erano sincere e richiamarono l’attenzione di un angelo.

“Perché ti disperi?” domandò l’angelo.

“Vorrei anch’io donare qualcosa al bambino nato sotto la stella cometa” rispose lei. L’angelo vide che il suo cuore era buono, così soffiò via la neve da terra. Proprio dove erano cadute le lacrime della pastorella, spuntò una piantina, che crebbe e germogliò. Sotto lo sguardo incredulo della ragazza, sbocciarono delle rose bianche.

“Ecco il dono che desideravi” le disse l’angelo.

La pastorella le raccolse e corse nella stalla, porgendole a Maria e al bambino. Non erano preziose come l’oro, l’incenso e la mirra portate dai re magi ma furono un regalo apprezzato perché fatto con il cuore.

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