Il cancelliere dell’Università di Uppsala

Nell’ottobre 1799 il conte Hans Axel von Fersen ritornò in Svezia, questa volta per rimanervi definitivamente, dopo cinque anni di assenza.

La reggenza era nelle mani del re, ora maggiorenne, che lo accolse con grande famigliarità, suscitando il disappunto dei cortigiani, che vedevano in Fersen un potenziale concorrente nella corsa alle cariche di governo più prestigiose. 

La Svezia era ora vessata da gruppi di cosiddetti “giacobini”, la cui ideologia aveva conquistato anche molti dei personaggi che rivestivano cariche governative, e studenti universitari, oltre alle masse di facinorosi che sono la piaga di tutti i governi, sotto tutti i cieli. Questi individui organizzavano disordini: la sera del 3 novembre 1799, in un ristorante nel centro di Stoccolma, una festa organizzata per celebrare il ritorno di Napoleone dall’Egitto coinvolse molte personalità svedesi di rilievo. Uno dei nipoti di Fersen ebbe l’occasione di osservare dall’esterno la loro esultanza: “Poté vedere” scrive suo zio, che era anche capitano luogotenente della Guardia Reale, “le decorazioni tricolori all’interno dell’edificio e udire gli inni rivoluzionari cantati a squarciagola. Era necessario fare un sopralluogo, perché sapessero di essere sorvegliati. Ho scritto al re e l’ho informato di tutto.”

Nella cittadina universitaria di Uppsala, da tempo gruppi di studenti giacobini disturbavano lo svolgimento delle lezioni, diffondevano pamphlets nei quali ridicolizzavano le autorità accademiche, il governo, il re, e persino il neonato principe ereditario. La notte, con schiamazzi, impedivano agli abitanti di riposare. Per porre fine a quell’incresciosa situazione, il re convocò Fersen, proponendogli di accettare il posto di cancelliere della prestigiosa università, fino ad allora ricoperto dallo stesso re. Il conte, che aveva ricevuto un’educazione militare e diplomatica, ma non accademica, fu stupito e imbarazzato, e tuttavia accettò. La cerimonia si svolse il 6 dicembre 1799.

Per Uppsala e per la sua prestigiosa università cominciava quella che qualcuno definì “l’età del ferro”, sotto il controllo di un uomo severo nell’imporre la disciplina, senza tuttavia eccedere nelle punizioni, e determinato a esigere un comportamento responsabile e signorile dai giovani studenti, così come dai loro insegnanti. Un uomo tutto d’un pezzo, del quale il corpo accademico ben conosceva la fedeltà agli impegni presi e l’onestà incorruttibile. Tutto ciò non avrebbe comunque fermato il corso della storia.

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