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Gaviraghi

Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire.

Calvino, Perché leggere i classici

Quante volte abbiamo sentito o pronunciato questa frase? La sottoscritta tantissime: quando ci troviamo a dover presentare un libro alle nostre classi, in un percorso di letteratura o di lettura; quando ci accingiamo a dialogare con un testo e a scavare dentro, per trovare le risposte che si cercano; quando vogliamo controbattere alla fretta di chi, stanco della solita minestra, ti dice che i vecchi libri sono una noia.

E invece ‘il classico’ è sempre lì, vivo e vegeto, vitale e parlante.

Ma cosa intendiamo per ‘classico’? Greco, latino, italiano? Straniero, ma in originale? O anche la traduzione vale? Scritto nella propria lingua e appartenente alla propria area geografica? Libro del passato? Di almeno cinquant’anni fa? Dalle caratteristiche comprovate di armonia, equilibrio, eleganza? Che è stato riconosciuto prima di noi come importante? Molto venduto e letto? Che tratta di temi sempre moderni e attuali? Che conosciamo attraverso la scuola o che studiamo a scuola? Che dopo la scuola abbiamo riletto perché abbiamo scoperto che ne valeva la pena?…

Sfido chiunque a dire che le definizioni sopra riportate, spesso improprie, non le abbiamo almeno una volta sentite e magari usate, anche se forse non ragionate fino in fondo.

Insieme alla classe 5BL del Liceo Scientifico Dalla Chiesa di Sesto Calende, abbiamo partecipato al progetto del Salone del Libro di Torino Un libro, tante scuole, che ci ha tenuto compagnia per tanto tempo, durante i lunghi mesi di didattica a distanza e di ‘didattica a singhiozzo’ dell’anno scorso, quando la classe era ancora 4BL.

Il progetto riguardava ‘un classico’, anche se poi è culminato nella moderna realizzazione di un sito che raccoglie i frutti di ricerche, analisi, domande, risposte, letture e riletture di un libro non italiano né latino né greco, ma patrimonio dell’umanità e prepotentemente tornato alla ribalta con lo scoppio della pandemia: La peste di Albert Camus.

Il romanzo, così ricco di humanitas, ci ha permesso di tenere viva la nostra comunità di lettori e di creare memoria, in un’attività di educazione civica che è andata ben al di là della letteratura, della storia e delle singole materie scolastiche, trasformandosi in una riflessione su temi e valori altissimi: la vita, la morte, il tempo, la solidarietà, la cura, la malattia, la speranza, l’amicizia.

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