Dagli oggetti di uso quotidiano a quelli iconici, il Design intreccia funzionalità, estetica ed emozioni, raccontando l’evoluzione della società e il nostro rapporto con la bellezza.
Utili, superflui. Belli!
Potremmo vivere e lavorare senza gli oggetti che ci circondano e servono per le nostre attività quotidiane? Potremmo cavarcela come se la caverebbe il nostro cane che di oggetti non sente la necessità, gli basta quanto fornitogli dalla natura? La risposta è no!
Arnesi per la cucina, per il lavoro e lo svago, abiti, lampade, notebook, libri, mobili, automobili, biciclette, giocattoli, telefoni. Sono alcune categorie del nostro mondo materiale; ci piace questo mondo a tal punto che acquistiamo armadi, cassettiere, contenitori – anch’essi sono oggetti – per tenerlo in ordine e conservare le cose che non ci servono più, che non riusciamo a portare in discarica. Ci convinciamo che hanno ancora qualche prerogativa di utilità. Non ci si può liberare della vecchia macchina fotografica, del primo telefonino, della cartella, della macchina per scrivere, della lampada spenta per sempre. Come si può portare in discarica emozioni e ricordi di momenti di passaggio della nostra esistenza? E poi per noi queste cose dismesse hanno una loro bellezza. Ecco il punto che spiega la conservazione: l’intreccio tra gli oggetti necessari e la carica emotiva, a volte estatica, che noi abbiamo proiettato su prosaici prodotti insensibili e neutri.
Noi e loro
Al momento dell’acquisto scegliamo un oggetto per necessità di utilizzo, per praticità d’uso, per qualità tecnica; e interviene il nostro gusto che ci stimola a considerare forma, colore, proporzioni estetiche e ci fa dire: questo mi piace! Motivazioni che valgono per la scelta del bollitore del latte o dell’auto o delle sedie per la cucina. Acquistiamo quanto ci serve anche considerando la forma e la piacevolezza. Circondati da “cose belle” si vive e lavora meglio. Gusto personale, inclinazione alla bellezza? Certo, ma sottilmente indotti e fatti emergere ad arte. Gli oggetti provengono da un sistema produttivo industriale che ha capito il ruolo nel mercato della loro forma estetica: distingue, valorizza, attrae, appaga i sensi. Più siamo allettati a soddisfare i nostri gusti, il senso del bello, più chi produce è contento degli investimenti fatti per rendere attraenti gli oggetti.
Il Design
I nostri begli oggetti iniziano la loro esistenza materiale da un’idea; ad esempio: pensare un bollitore del latte tecnicamente valido, con una forma completamente nuova, che oscuri quella tradizionale.
Per essere l’inizio di un progetto di Design l’idea creativa di una forma originale del bollitore deve tenere conto della capacità produttiva della azienda che lo realizzerà (macchinari, materiali), ma soprattutto considerare che l’originalità estetica non può prevaricare, diminuire le caratteristiche funzionali: uso, utilità, sicurezza, ergonomia. Occorre evitare due estremi opposti: oggetto quasi opera d’arte, ma poco pratico, oggetto tecnicamente perfetto, ma bruttino.
Creatività (quasi) artistica sì, ma finalizzata ad un oggetto che sarà costruito in serie da una industria, immesso sul mercato, pubblicizzato, acquistato per la sua funzionalità e gradevolezza.
Quindi il bollitore del latte se accompagnato dalla dicitura “Design di……” significa che è stato realizzato considerando le fasi sopra elencate, amalgamandole nella originalità estetica che è parte determinante per la scelta di chi lo acquista. E se nell’usarlo non sarà del tutto a suo agio, ma gli piace, continuerà ad usare il vecchio bollitore.
Chi sono i Designer
Sono progettisti che osservano la realtà economica, tecnologica, industriale, sociale, i comportamenti dei consumatori, le strategie comunicative e di marketing. Sono dotati di una mentalità artistica – non a caso molti Designer sono stati, e sono attualmente, anche famosi architetti – posseggono un senso individuale della bellezza e del valore delle forme, peculiarità che li distingue nettamente dai progettisti meramente tecnici.
Appaiono timidamente verso la seconda metà del XIX° secolo quando la rivoluzione industriale propone al mondo oggetti prodotti in serie in migliaia di esemplari uguali, bruttini e quindi bisognosi di interventi che elevino esteticamente la materialità. Il cammino di affermazione del Design industriale fu lungo e costellato di intoppi, ma alla fine vincente, acquisendo una valenza culturale e sociale che va al di là delle prosaiche necessità di mercato.
Oggi molti professionisti del Design cercano di dare ai prodotti industriali un ruolo di valori e responsabilità sociali: la tutela dell’ambiente passa attraverso un equilibrio tra utilità, forma, uso di materiali e procedimenti industriali green, al fine di stimolare la responsabilità ambientale del consumatore.
Per approfondire
La storia del Design si intreccia con avvenimenti epocali: rivoluzioni, scoperte scientifiche, evoluzione della tecnica industriale. E si abbevera ai movimenti artistici degli ultimi duecento anni e non solo. E noi subiamo il fascino dei meravigliosi oggetti frutto di un Design, creativo e pratico, che incontra il nostro senso della bellezza, le nostre emozioni e necessità.
Per meglio conoscere questo fascino Università Senza Età propone “Intrecci italiani. Noi, il Design, gli oggetti e la bellezza”, due conferenze a cura di Sergio Carabelli.
L’analisi di oggetti iconici permetterà di avvicinarci alla storia e alla cultura del Design, movimento teorico e pratico che racconta la società e i suoi cambiamenti, gli incontri e i contrasti tra arte e tecnica, e soprattutto racconta chi siamo noi.