Dalla Saliera di Benvenuto Cellini alla Moka Bialetti, dalla Lettera 22 Olivetti alle icone dell’arredamento e dell’automobile, un viaggio nei canoni del Design italiano, dove Arte, Bellezza e Creatività si incontrano con l’ingegno imprenditoriale e la produzione industriale, trasformando gli oggetti d’uso quotidiano in simboli di stile e cultura.
Arte Bellezza Creatività
L’imprenditore inglese Josiah Wedgwood (1730-1795) fondatore di aziende per la produzione di oggetti in ceramica, finanziava artisti1 perché andassero in Italia a studiare i manufatti dell’antichità classica per ispirarsi a modelli per il vasellame delle sue imprese, una delle quali aveva chiamato Etruria. Un’iniziativa che non stupisce noi italiani, circondati da opere e da oggetti che da millenni sono paradigmi di arte e bellezza, attrattivi per i visitatori stranieri del passato e di oggi.
Gli artisti dell’imprenditore inglese acquisirono modelli ma non poterono visionare un capolavoro che può considerarsi antesignano della cultura del Design: la Saliera di Francesco I di Francia realizzata da Benvenuto Cellini (1500-1571). È un’opera d’arte e un oggetto, ricco di valori estetici e simbolici ed ha un utilizzo pratico: contenere sale in occasione dei banchetti. Anche un oggetto attuale progettato da un designer affermato ha le stesse caratteristiche. Sola differenza: la Saliera è unica, l’oggetto del designer è creato per essere prodotto in serie.

Benvenuto Cellini
Eventuali artisti progettisti inglesi che dovessero essere sguinzagliati oggi per acquisire modelli di bellezza avrebbero, oltre l’Italia, altre possibilità. Una di queste è il MoMa, Museum of Modern Art di New York, istituzione carismatica a livello mondiale che mette in mostra Arte e Design. Visitandolo i girovaghi inglesi si troverebbero dinnanzi ad un oggetto italiano, che non ha le prerogative della Saliera, ma racconta una storia che è emblema del Design italiano: la Caffettiera Moka che è nelle case di milioni di persone.
Imprenditoria visionaria
Alfonso Bialetti nel 1919 apre una officina per semilavorati e in poco tempo la trasforma in una sorta di atelier dove progetta, realizza e produce oggetti in alluminio pronti per il mercato. Nel 1933 inventa la Moka, macchinetta a pressione per fare il caffè: in alluminio, di forma ottagonale, la semplicità estetica ne esprime d’acchito la funzionalità. L’invenzione apre un mondo di possibilità di cimentarsi con la rivisitazione creativa dell’oggetto caffettiera: molti designer famosi progetteranno e realizzeranno la loro idea di caffettiera.
La Moka nasce a Crusinallo, in Piemonte, regione che vede nascere un’altra icona del Design italiano, esposta al MoMa: la macchina per scrivere Lettera 22 prodotta da Olivetti nel 1950, azienda di Ivrea specializzata nelle apparecchiature per ufficio fondata nel 1908.

Silhouette sottile in alluminio, portatile, si propone come simbolo della libertà della scrittura, di una esperienza piacevole del battere testi a macchina, esperienza emotiva e visiva perché trascende con la sua “carrozzeria” liscia, colorata, i meccanismi tecnici. La Lettera 22 stilizzata dal designer Marcello Nizzoli, tecnicamente progettata dall’ingegnere Giuseppe Beccio, esprime la filosofia che caratterizza l’azienda Olivetti: le apparecchiature devono comunicare l’integrazione tra capacità imprenditoriale, progetto estetico di Design, progetto tecnico, funzionalità e gradevolezza nell’utilizzo.
Oltre il prodotto anonimo: la cultura del Design
Bialetti e Olivetti possono essere considerati gli imprenditori che hanno indicato le due sostanziali direzioni che caratterizzano il connubio Design-Industria nei comparti produttivi del Novecento italiano.
La piccola e media impresa che dipende dalla volontà di singoli imprenditori-azienda di affermarsi grazie alla qualità e all’affidamento a designer affermati di progetti originali di pezzi unici, ma producibili in serie, per caratterizzarne il marchio sui mercati. Una direzione che vede emergere con questa volontà di distinguersi tutti i comparti dell’arredamento italiano per la casa. Il Salone del Mobile prende avvio a Milano nel 1961. Sedie, divani, mobili, illuminazione, cucine attirano per le loro armonie tra estetica, funzionalità, ambientazione personalizzata degli interni. Sono i “pezzi” affidati all’estro e alla creatività, anche estremi, dei designer a fare cultura, ad indicare come la bellezza uccide l’anonimato dei prodotti standardizzati e conferisce fascino al vivere lo spazio domestico.
L’altra direzione riguarda la grande azienda; si avvale di gestione organizzata, ma le decisioni sono demandate all’esponente della famiglia fondatrice, che si rapporta personalmente con i designer: incarna individualmente la visione aziendale da comunicare all’esterno.
I prodotti tecnicamente complessi – ad esempio l’automobile – necessitano di Design strategico che attraverso l’originalità estetica rivesta i prodotti di contenuti visivi, simbolici, per caratterizzare il marchio. L’auto deve comunicare stile di vita, status sociale, passione, idea di libertà. Nel 1959 compare sul mercato la Fiat 500; è il simbolo del concetto che le persone senza distinzione di ceto o appartenenza, possono essere partecipi di un mondo di progresso che rende accessibili desideri e necessità.
Caratteristica che merita di essere considerata anche in rapporto all’epoca che stiamo vivendo. Ma questa è un’altra storia che affronteremo in modalità espositiva adeguata all’argomento.
1D.Dardi -V.Pasca. Manuale di Storia del Design. Pag. 11 – SilvanaEditoriale 2019


