Buona estate a tutti… e grazie!

Buon giorno care amiche e cari amici,
a nome di tutto il Direttivo e dei Docenti che si sono impegnati durante l’anno e per la realizzazione delle Serate di Recitazione, di Ballo, di Teatro, della mostra dei lavori e della Gita vorrei ringraziarvi davvero molto. La partecipazione ai diversi momenti ha superato di gran lunga le nostre aspettative. Siamo tutti commossi e molto contenti, quindi: grazie di cuore.
Anche quest’anno chiudiamo le nostre attività registrando tanti piccoli e grandi record.
La partecipazione ai laboratori non è mai stata così numerosa nella storia della nostra UNITRE; le conferenze hanno confermato la tendenza di crescita nella partecipazione e abbiamo avuto la presenza di ben 86 studenti delle scuole superiori, che grazie ai certificati di frequenza otterranno crediti per i loro piani di studi.
I ringraziamenti, oltre alle oltre 700 persone che anche quest’anno si sono iscritte e alle oltre 1200 che hanno partecipato alle varie attività, vanno a tutte quelle associazioni sul territorio che ci hanno ospitato e hanno condiviso con noi anche quest’anno di attività. All’Amministrazione Comunale che ci ospita sempre con grande generosità.
Ai tantissimi insegnanti che hanno messo a disposizione tempo e competenze.
A chi si è impegnato in Segreteria per far andare tutto al meglio.
Un ringraziamento va anche a tutte quelle persone che hanno dato la loro disponibilità ad aiutarci per il prossimo Anno Accademico… a proposito, è già quasi tutto pronto per la nuova avventura e ovviamente… ci sono diverse novità che ci aspettano!

Ci sentiamo a Settembre…

Un caro saluto e buona estate
Davide

Una lettura del tutto personale

*Articolo di Annibale Ghisolfi*

Per scrivere un breve articolo da pubblicare nella resuscitata rivista “Clio” mi sono rifatto alla mia breve esperienza – due stagioni – di relatore e di frequentatore delle conferenze Unitre.

L’offerta culturale del sodalizio di cui tutti facciamo parte, presenta particolarità e caratteri che la differenziano da ogni altra iniziativa similare; innanzitutto perché autoprodotta – le conferenze e i corsi a cui è possibile accedere sono tenute dagli stessi iscritti – e i relatori sono persone che trasmettono non solo quanto hanno imparato con lo studio o con il lavoro, ma anche quanto hanno vissuto per professione o per passione amalgamando il tutto con l’esperienza di una vita.

È un interscambio: quante sono le strade che ognuno di noi non ha percorso? Quante sono le regioni della conoscenza di cui sapevamo l’esistenza solo per sentito dire ma che non abbiamo mai esplorato?

Proprio in questi giorni m’è capitato tra le mani un volume particolare, dal titolo “Sulle mappe – il mondo come lo disegniamo” opera di un divulgatore a nome Simon Garfield.

È la storia delle carte geografiche che, dalle prime raffigurazioni, imprecise e assolutamente fantasiose, nei secoli si sono via via arricchite di tutte le cognizioni che naviganti o viaggiatori di terra riportavano ai cartografi, fino a diventare, già molto prima dell’avvento dei satelliti, affidabili strumenti che riportavano fedelmente l’immagine del nostro pianeta.

Così mi è venuto spontaneo mettere in relazione, col dovuto senso della misura, il procedere della cartografia con la frequenza alle varie iniziative dell’associazione, dove si andavano delineando altri mondi culturali, altre strade che altra gente aveva percorso nella propria vita e che, giunti a questa (più o meno) comune età e con più tempo a disposizione, ci si è divertiti, per il solo piacere di farlo, a comunicare a chiunque volesse ascoltarci, la nostra avventura.

Questi, tutto sommato, mi sembra siano i significati e il valore del ritrovarci per prendere nota dei “resoconti di viaggio”e delle scoperte che ognuno di noi cerca di trasmettere.

Sulla mappa personale delle nostre conoscenze, man mano che si aggiunge resoconto a resoconto, ecco che alcune isole si saldano tra di loro, che alcuni spazi bianchi acquistano contorni e, anche se non faremo in tempo ad avere una visione generale – decisamente troppo vasta per chiunque – qualcosa in più dei saperi di questo mondo forse, modestamente e senza pretese di onniscienza, potremmo pensare di capire.

Van Gogh: ma chi sei?

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Il 22 febbraio abbiamo fatto un incontro molto interessante: ci è stato presentato il vero Vincent van Gogh. Dopo una visita alla sempre piacevole città di Vicenza, con le sue meraviglie come Palazzo Chiericati -opera del Palladio- e il più famoso Teatro Olimpico -sempre firmato da Andrea Palladio- siamo entrati nella mostra dedicata al genio olandese nella prestigiosa cornice della Basilica Palladiana.

La mostra è stata firmata da un nome importante del panorama artistico italiano: Marco Goldin. Il curatore può essere annoverato tra i maggiori esperti di Van Gogh ed è riuscito a realizzare qualcosa di straordinario: ha portato in Italia una quantità impressionante di disegni. A causa dello scarso interesse del pubblico e della loro grande delicatezza, di solito si preferisce custodirli gelosamente e si evita anche di esporli nelle sale dei musei a cui appartengono. Ciò può farci capire l’enorme lavoro che ci sia stato dietro a questa mostra e il suo incredibile valore.

thumb-1920-448510Il disegno è il primo passo che si compie per la realizzazione di un’opera. Grazie alle linee di carboncino o matita tracciate dall’artista sul foglio possiamo notare tutta la sua arte, la sua poetica del disegno e la sua abilità. Il colore -che compare solo successivamente- copre tutto il lavoro svolto precedentemente e spesso la nostra percezione dell’artista viene anche deviata e artefatta a causa sua.

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Tutti noi abbiamo letto articoli che parlano di van Gogh in modo molto duro. Qualcuno ipotizza che facesse un uso pesante di droghe, altri gli attribuiscono problemi psichici impossibili da curare, altri ancora lo denigrano come un semplice artista autodidatta privo di un particolare dono per il disegno.

Dopo aver visitato la mostra ci siamo resi conto che alcune di queste affermazioni sono assolutamente tendenziose e partono -erroneamente- dalla visione esclusiva delle sue ultime opere -dai quadri, per intenderci. Il tratto di van Gogh è pulito, preciso ed egli è un profondo conoscitore della prospettiva e delle tecniche del disegno. Alcuni dei suoi disegni che poi si trasformeranno nei più famosi quadri mostrano una forza che sembra attenuarsi quando si usa il colore ad olio.vangoghmuseum-d0378V1962-3840

Il disegno segmentato, con il colore applicato sulla tela con piccole pennellate, non è la caratteristica principale di questo artista -anche se lo conosciamo soprattutto per questo motivo. La sua pittura è il risultato delle sue ricerche. Le energie, la creazione continua del Creato -Van Gogh è figlio di un pastore protestante e ha alle spalle studi di teologia-, le prime teorie fisiche affinate dai nuovi strumenti hanno fatto sì che questo artista dipingesse le forze che creano la Natura e non la Natura stessa. Sarà un piacere poter approfondire la sua conoscenza in qualche attività futura presso la nostra UNITRE.

Una delle sue opere indubbiamente più conosciute è “I mangiatori di patate”. Il quadro è impressionante, i protagonisti sono scavati dal tempo e dal lavoro. L’ambiente grigio, scuro e fumoso rischiarato dalla lampada appesa al soffitto sembra essere in perfetta sintonia con la mentalità protestante: l’ambiente in cui viviamo è lo specchio del nostro Io. Se il quadro è di forte impatto, il disegno lo è maggiormente; le parole sono superflue di fronte a delle vere opere d’arte. Anche se è solo una riproduzione, è meglio osservarla, ve la pubblico qui di seguito.

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L’anno (cinese) del cane

capodano-cineseQuello che noi in occidente chiamiamo “capodanno cinese” è la festa di primavera (春節, 春节, chūnjié) o capodanno lunare (農曆新年, 农历新年, nónglì xīnnián); si tratta di una delle feste più importanti e sentite in Cina e celebra l’inizio del calendario.

Quello cinese è un calendario basato principalmente sulle fasi lunari ma contiene degli accorgimenti che permettono di conservare una certa sincronizzazione (anche se un po’ approssimativa) con il calendario solare (che rispetto a quello lunare è un po’ più lungo). In questo caso possiamo tranquillamente definire il calendario cinese luni-solare. Si tratta di un calendario estremamente antico, già i babilonesi e gli indù (oltre che ai cinesi, ovviamente) presero come punto di riferimento la Luna per poter misurare lo scorrere del tempo. Questo metodo di misurazione è stato usato anche per l’oroscopo e oggi sopravvive ancora.

L’oroscopo cinese non è diviso nei dodici mesi dell’anno come il nostro ma ogni hanno è dedicato ad un segno. Il 2018 in Cina è l’anno del cane. Se volessimo fare le cose per bene -seguendo la tradizione cinese- ad ogni persona vengono attribuiti ben tre segni zodiacali, uno rappresenta noi stessi, uno l’immagine che gli altri hanno di noi e poi c’è il segno segreto. Noi possiamo tranquillamente accontentarci del segno principale che caratterizza l’anno (circa ogni 12 anni ciascun segno si ripete).

I dodici segni zodiacali dell’oroscopo sono:

  1. Topo: i nati sotto questo segno sono dotati di fascino ed hanno capacità di attrarre; sono anche grandi lavoratori.
  2. Bufalo o Bue: i nati sotto questo segno sono pazienti e poco loquaci, ispirano grande fiducia.
  3. Tigre: i nati sotto questo segno sono sensibili ed hanno una notevole profondità di pensiero, sono coraggiosi.
  4. Coniglio o lepre: i nati sotto questo segno hanno molto talento e sono ambiziosi; dimostrano notevole capacità negli affari.
  5. Drago: i nati sotto questo segno godono di buona salute e dispongono di grandi energie, ma sono alquanto testardi.
  6. Serpente: i nati sotto questo segno parlano poco, sono molto saggi e generosi.
  7. Cavallo: i nati sotto questo segno sono molto simpatici e molto gioiosi, ma rischiano di parlare un po’ troppo.
  8. Capra o Pecora: i nati sotto questo segno sono eleganti ed hanno notevoli capacità artistiche.
  9. Scimmia: i nati sotto questo segno sono imprevedibili, inventivi , abili e flessibili.
  10. Gallo: i nati sotto questo segno sono sempre affaccendati e ritengono di avere sempre ragione, anche se qualche volta sbagliano.
  11. Cane: i nati sotto questo segno sono fedeli e leali, talvolta anche egoisti ed eccentrici.
  12. Maiale o Cinghiale: i nati sotto questo segno sono coraggiosi e cavallereschi, non arretrano mai e si dimostrano gentili con il prossimo.

Come sono i nati sotto il segno del cane?
Il Cane è uno dei segni più simpatici dello zodiaco cinese, di solito sono un po’ solitari e spesso non riescono a integrarsi completamente con gli altri, ma per le persone care sono disposti a farsi in quattro per renderle serene.
Di solito la loro moralità è molto elevata e il senso del dovere li contraddistingue in chinese-new-year-bigcover-datanumerose situazioni. A causa del loro carattere introverso, chi non li conosce può considerarli egoisti, ma in realtà non è per niente cosi perché il cane è un segno sempre pronto a proteggere il più debole. Dotati di un’intelligenza non indifferente, sanno essere ironici, precisi e a volte esigenti.
Nella sfera sentimentale se si fidano, riescono ad abbandonarsi, ma le insicurezze sono sempre dietro l’angolo. La loro lotta contro le ingiustizie è molto attiva, ma spesso riescono a farsi influenzare dalle persone che li circondano. Il Cane è un segno abbastanza sicuro di se, non teme i giudizi degli altri e sono le persone più vere e affezionate.
Sono sempre pronti ad aiutare un amico e per questo motivo gli amici sinceri che hanno vicino gli vogliono davvero bene. Altra caratteristica del Cane è l’essere protettivo e un punto d’appoggio per le persone care. Capaci di affezionarsi a una persona e essergli fedele.

Per chi fosse curioso i precedenti anni dedicati al cane:
dal 10 febbraio 1910 al 29 gennaio 1911
dal 28 gennaio 1922 al 15 febbraio 1923
dal 14 febbraio 1934 al 3 febbraio 1935
dal 2 febbraio 1946 al 21 gennaio 1947
dal 18 febbraio 1958 al 7 febbraio 1959
dal 6 febbraio 1970 al 26 gennaio 1971
dal 25 gennaio 1982 al 12 febbraio 1983
dal 10 febbraio 1994 al 30 gennaio 1995
dal 29 gennaio 2006 al 17 febbraio 2007
dal 16 febbraio 2018 al 4 febbraio 2019

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Zoppicare: per una buona pronuncia inglese

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Il London Bridge

Durante la lezione di oggi, abbiamo incontrato una difficoltà che accomuna chi si avvicina allo studio di questa lingua: una buona pronuncia.

Ovviamente, padroneggiare bene la pronuncia dell’inglese -ciò vale per tutte le lingue, ovviamente- ne facilita notevolmente l’ascolto e la comprensione. Appropriarsi di un accento straniero è il sogno di ognuno di noi. Quando ci dicono la famosa frase: “parli così bene l’inglese da sembrare proprio un inglese”; ci riempiamo d’orgoglio. Non è qui il luogo né il momento di discutere se sia giusto perdere il proprio accento a favore della lingua straniera; alcuni lo considerano una mancanza di rispetto per le proprie origini e poi parlare con un po’ di accento fa sempre chic; basta pensare a personaggi come Heather Parisi o Mal (giusto per citarne qualcuno conosciuto) che non hanno mai voluto perdere il loro accento d’origine nonostante abbiamo passati lunghi decenni nel nostro paese.

Questo discorso -quello dell’accento, ovviamente- non offre un alibi per quanto riguarda la cattiva pronuncia però. Non si REGULAR VERBS- PRONUNCIATION OF -ED ENDINGS-illustrationpuò proprio sentire week-end pronunciato uikenD “alla italiana”; se proprio non possiamo fare a meno di usare una parola della nostra bellissima e armoniosa lingua –fine settimana non è poi così male- almeno pronunciamolo bene questo uiken(d) con una -d solo leggermente sussurrata.

Spero di aver modo di esporvi sulla nostra rivista una mia teoria: l’inglese ha una forte componente cinese e slava nella sua essenza. Questa teoria ci permette di capire quanto sia importante l’uso della cadenza (l’accento all’interno di una parola). Soprattutto nelle lingue slave -ma anche nella lingua cinese- la pronuncia gioca molto sulla cadenza, tanto che le sillabe che non sono accentata vengono quasi “mangiate” nella pronuncia.

Prediamo come esempio una parola di uso estremamente comune: toilet.

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Se la pronunciassimo alla italiana saremmo portati a usare addirittura due accenti (a noi italiani non piace mangiare troppo le sillabe nella pronuncia), quindi la parola diventerebbe: tòilèt. Che alle orecchie di un inglese potrebbe quasi sembrare: tòi lèt (lasciare il gioco); un significato ben lontano da quello, purtroppo per noi. La parola vuole la cadenza sulla prima sillaba tòi e la seconda deve essere appoggiata semplicemente e non deve essere pronunciata per intero perché diventa -così facendo- debole: tòil(et); la -et finale rimane quasi sussurrata (o leggermente inghiottita) perché dobbiamo dare un bell’accento sulla prima parte della parola.

Per aiutarci maggiormente possiamo anche usare l’immaginazione: un bell’andamento zoppicante. Se non potessimo usare bene un piede per camminare a causa di una storta alla caviglia, saremmo costretti ad appoggiare il nostro peso su un piede mentre con l’altro accenneremo un leggero passo. Proviamo a pronunciare le parole inglesi tenendo ben in mente questa immagine, noteremo probabilmente un miglioramento quasi istantaneo.

 

Benvenuta Clìo

Oggi nasce la versione digitale della nostra rivista.

Nel 2001, fu pubblicato il numero zero di quella che sarebbe potuta diventare uno strumento estremamente interessante e importante della nostra Associazione. Nel corso di questi anni, l’UNITRE di Sesto Calende è cresciuta sempre più, non solo in numero di iscritti ma anche in numero di volontari che dalla Segreteria ai tantissimi corsi, laboratori e conferenze mettono a disposizione i loro tempo prezioso e le conoscenze che hanno raccolto durante la vita professionale.

Oggi i tempi sono finalmente maturi. Mentre stiamo lavorando alla realizzazione dell’edizione cartacea -che sarà una sorpresa, ve l’assicuro- diamo inizio all’avventura della versione digitale.

Perché Clio? Perché è la Musa della Storia, la persona più adatta a cui rivolgerci nel voler realizzare un annuario che sarà -grazie all’impegno di tutti- un testimone importante nella Storia della nostra UNITRE.
Perché Clio *.0 nel titolo del blog? In informatica le versioni dei programmi vengono ordinate con un numero che segna la versione e dopo il punto viene messo il numero che decodifica l’aggiornamento. L’asterisco è il segno “universale”. La nostra Clìo sarà sempre aggiornata e nuova!

Clìo ha una madrina d’eccezione. Dobbiamo ringraziare l’impegno incredibile di Lucina Caramella che oggi come allora è vicina alla nostra UNITRE e ci regala uno strumento bello, utile e di grande importanza. L’immagine e il logo sono opera sua, personalmente le rivolgo il mio grande grazie a nome anche di tutti noi.