L’Italia c’è… ma non lo sa!

Siamo stati ospiti in Finlandia per rappresentare la felicità e non lo sappiamo neanche.

Spesso durante le conferenze di Arte ho tentato di smontare una falsa percezione che abbiamo sull’Arte: non si fa più Arte e siamo fermi al Cinquecento. Non è vero, oggi ci sono molti artisti, giovani e meno giovani, e si sta creando molto. Ovvio, non tutti supereranno il filtro del tempo ma qualcosa rimarrà.

Qualche anno fa la Finlandia era risultato il paese più felice in cui poter vivere. Il Museo Serlachius di Mätthä, sotto la direzione di Pauli Sivonen, ha deciso quest’anno di organizzare una mostra dedicata al tema della Felicità e ha deciso di invitare il Paese che per antonomasia è simbolo di qualità di vita e benessere grazie alla sua Natura, cucina, importanza della famiglia e musica: l’Italia. Ma guarda un po’!

Diversi artisti contemporanei si sono dedicati a rappresentare questo tema e l’hanno fatto, ovviamente, in modi diversi ma tutti hanno evitato lo stereotipo del sole, spiaggia e cucina. Stereotipo che può essere un’arma a doppio taglio! La nostra felicità non è data dalla superficialità di questi aspetti ma da ben altro… vorrei portarvi per la mostra a conoscere qualche opera d’Arte.


95261-Goldschmied_Chiari_Dove-andiamo-a-ballare-questa-seraGoldschmied & ChiariDove andiamo a ballare questa sera? (2015)
Sara Goldschmied (1975) è di Vincenza ed Elonora Chiari (1971)  è di Roma. Da diversi anni lavorano in coppia e nel 2015 hanno realizzato quest’installazione che è stata messa in mostra in Finlandia. Sembra di partecipare ad una festa anni Ottanta (l’epoca storica viene suggerita dalla musica che si sente in sottofondo) in un luogo dove la festa è stata opulenta ma è finita e campeggia la parola ASSOLTI. Inutile ricordare che uno dei maggiori momenti di felicità per il nostro Paese sono stati proprio gli anni ’80, anni in cui tutto andava alla grande e la crescita economica esponenziale sembrava garantirci una prosperità senza fine.

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Pietro Ruffo – Italia a pezzi (2017)Mostre: Pietro Ruffo racconta i migranti a Parigi
Le piccole figure blu che percorrono il nostro stivale sono figure in viaggio, che sono tratte da taccuini di viaggiatori del Settecento. L’opera di Pietro Ruffo (1978) ci vuole ricordare che la ricerca della felicità è uno delle spinte più forti che ci portano a spostarci per il mondo.
L’Italia lo sa bene perché queste spinte le ha ricevuto durante il Grand Tour, momento in cui tutti sentivano il bisogno di venire in Italia per completare il proprio percorso di studi e la propria cultura personale. Lo sappiamo perché in massa ci siamo spostati per il mondo e perché siamo uno dei Paesi europei che abbiamo registrato il più alto numero di insediamenti culturali diversi.
L’Italia qui è rappresentata a pezzi. Espressione che può ricordare sia la Storia fragmentata del nostro Paese che nella sua epoca d’ora (quella delle signorie) era un vero e proprio mosaico di ducati, stati, principati e repubbliche. I “pezzi” ci ricordano anche che grazie alle varie invasioni la nostra cultura non è unitaria ma è differente da zona a zona. Infine, basta guardare in che situazione ci troviamo ultimamente per dare un’altra interpretazione dell’espressione “a pezzi”.

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base3_copia_20191031084102.Marzia Migliora – Lo spettro di Malthus (2019)
Con la sua opera Marzia Migliora (1972) ci racconta molto più di quello che il titolo suggerisce.
Prima di tutto dobbiamo ricordarci chi è stato Thomas Robert Malthus (1766-1834): il primo a dirci che le risorse del pianeta non avrebbero mai potuto essere sufficienti per sostenere l’aumento della popolazione mondiale.
In un box per cavalli troviamo gli oggetti tipici dell’ammaestramento dei cavalli, la maschera con paraocchi, il sale da leccare e i ferri per gli zoccoli. Manca il cavallo, che non è protagonista fisico dell’opera ma diventa un simbolo universale, che può rappresentare anche noi. Sul sale, due parole “Happy Days”, quello che viene dato per sopperire a delle mancanze, un’illusione.
Il tutto all’interno di un box, un angusto spazio vitale che diventa la rappresentazione perfetta della sfera esistenziale e vitale in cui siamo confinati a vivere oggi.

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Federico Pietrella – Dal 26 aprile al 30 giugno 2015 (2015)
Federico Pietrella (1973) realizza opere con un linguaggio apparentemente classico, quasi impressionista. Le sue tele, però, sono realizzate in modo particolare: Federico non usa pennelli ma usa un timbro datario.
L’opera che vedete qui sotto è stata realizzata tra il 26 aprile e il 30 giugno 2015, date impresse sulla tela perché ogni giorno cambiava la data sul datario. In questo modo, il suo quadro non riporta solo l’immagine che lui voleva trasmetterci ma anche i giorni (e con essere i ricordi) vissuti durante la realizzazione dell’opera.
Il tempo lascia una traccia e qui la possiamo trovare fissata e resa visibile dai timbri. In questo modo, è bello pensare, che la memoria del tempo passato e dei momenti belli e brutti vissuti sopravvive.

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Ovviamente la mostra è ben più ampia e ricca di quanto si sia potuto descrivere qui. È bello, e anche curioso, pensare come in Finlandia abbiano percezione del subbuglio artistico del nostro Paese e lo vogliano vivere. E noi, forse anche per comodità, troppo spesso continuiamo a guardare al passato e non ci rendiamo conto che qualcosa di bello e importante viene detto anche oggi.

 

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