Il Grand Tour: estremi temporali del Viaggio in Italia

Il nostro Paese è sempre stato oggetto di visita da parte di popoli, genti, gruppuscoli e singoli calati dal Nord con le intenzioni più disparate e spesso tutt’altro che pacifiche. Al primo posto di una virtuale classifica non cronologica metterei i popoli armati, attrezzati per conquistare terre e città, per sfamarsi e vivere in un clima più salubre e fertile, incuranti della bellezza del paesaggio; a seguire annoto le genti nomadi, con il loro istinto che negava la stanzialità entravano in Italia e, sedotti da questa terra ricca e accogliente, spesso si fermavano  e si integravano, dimenticando la loro natura di peregrini eterni; infine considererei i gruppuscoli e i singoli, probabilmente moltissimi dalla fondazione di Roma  – e anche prima, come Enea proveniente però dal Sud – ma, non essendo armati o invadenti, non hanno lasciato tracce evidenti nella Storia d’Italia, almeno fino al Seicento. Da questa epoca barocca in poi non è la nostra Storia ad averli glorificati, tranne i pochi già famosi artisti, ma sono gli stessi viaggiatori, con innumerevoli memorie e considerazioni sull’Italia e gli Italiani, che edite e pubblicizzate hanno dato vita a quella smaniosa e ansiosa moda, che chiamarono Grand Tour, di evadere dai luoghi natii per cercare altrove arricchimento culturale, artistico ed esperienze di vita formativa; cioè se stessi.

Ancora un fiume da attraversare, ancora una galleria ed ecco Crevola sospesa tra il cielo e la terra su un ponte magico.  Sotto i vostri piedi c’è la città e il campanile, di fronte c’è il Piemonte. Poi, più lontano, oltre l’orizzonte ci sono Firenze, Roma, Napoli, Venezia, le città meravigliose di cui i poeti hanno raccontato l’incanto e dalle quali nessun bastione vi potrà più separare… Capitai nel bel mezzo di una processione tutta italiana.

04-giovanni-paolo-pannini-piazza-del-quirinale-696x742
Giovanni Paolo Pannini – Piazza del Quirinale

Così Alexandre Dumas descrive l’ingresso in Italia attraverso il Passo del Sempione e la Val d’ Ossola. Poche righe che contengono l’essenza delle aspettative e delle emozioni dei viaggiatori pronti a visionare l’Italia. Vi è il desiderio di assaporare atmosfere solari, mediterranee, in luoghi e paesaggi quasi fiabeschi. E gli ostacoli aspri e faticosi da superare lasciano il posto ad un vasto e confortevole orizzonte costellato di città e poeti conosciuti sulla carta stampata e che ora entreranno in contatto diretto con il visitatore. E sul cammino vi sono possibili incontri di genti e tradizioni da stupire e meravigliare per la inventiva e la passionalità genuine italiche.

Dumas è quasi un epigono di quella ricerca di una porzione di vita in climi e con genti dissimili e piacevolmente contrastanti con quelli natii.

Voler definirne un inizio ed una fine non è semplice. Il nostro Paese è stato innumerevoli volte oggetto di curiosità e stimolo culturale per viaggi organizzati o improvvisati, promossi da edonistico intento fine a se stesso o dalla volontà di acquisizione di saperi ed esperienze.

Azzardo come limiti simbolici degli estremi temporali del Grand Tour due viaggiatori: Thomas Coryat lo inizia e Edith Wharton ne pone fine. Due concezioni e due modalità di muoversi antitetiche.

L’inglese Coryat (1575 – 1617), illustre sconosciuto, scese in Italia nel 1609, tappa importante di un viaggio che ha toccato anche altri Paesi. Due anni dopo pubblicò il resoconto nell’opera dal titolo: Crudezze, affrettatamente raccolte in cinque mesi di viaggio in Francia, Savoia, Italia, Rezia chiamata comunemente Grigioni, in Helvetia ovvero Svizzera, in parti della Germania superiore o nei Paesi Bassi; da poco digerite nell’aria stimolante di Odcombe nella contea del Somerset, e ora disperse per il nutrimento dei membri viaggiatori di questo regno. Londra 1611.

05-giovanni-paolo-pannini-piazza-di-montecitorio-696x485
Giovanni Paolo Pannini – Piazza di Montecitorio

Riporto il titolo per intero perché è emblematico della originalità descrittiva e della personalità estroversa di questo instancabile camminatore sul suolo italico. Sì, preferisce muoversi a piedi, annotando e fissando con uno stile letterario eccentrico minuziosi dettagli di luoghi, di monumenti, di città e di usi e costumi. E sciorina un ottimo livello di cultura letteraria: ogni capitolo è preceduto da una introduzione in versi latini dell’umanista Giulio Cesare Scaligero ed è ricco di aneddoti più o meno verosimili e di Storia su luoghi e città visitate, soprattutto Venezia, ripotando meraviglie degne di essere viste e curiose esperienze personali, come nel caso della scoperta della esistenza dello sconosciuta tecnica del mosaico o dell’uso di uomini e donne di uno strumento originale come il ventaglio. In entrambi i casi, come in altre molte occasioni di incontri originali, illustra ai suoi lettori con dovizia di dettagli le tecniche costruttive e le modalità di utilizzo degli oggetti.

Nulla gli sfugge perché considera il lettore un potenziale futuro viaggiatore che deve essere istruito per meglio godere le bellezze e le stranezze che potrà incontrare, quando deciderà di viaggiare al Sud.

Coryat forse scrive e descrive- con l’intento di stupire, come se fosse un edificio barocco – il nostro territorio artistico, umano e geografico offrendo così una guida turistica ante litteramper il moderno viaggiatore che verrà.

Edith Wharton ( 1862 – 1937),è la scrittrice statunitense nota per essere  stata la prima donna a vincere, nel 1921, il Premio Pulitzer per la letteratura, ed è conosciuta da molti lettori ancora oggi come autrice del romanzo “L’età della innocenza”. Ha una concezione del viaggiare antitetica rispetto a Coryat – del resto nuovi mezzi e disponibilità di informazioni hanno modificato l’approccio al Grand Tour. Wharton ha questo approccio: perché muoversi a piedi se posso usare l’automobile? Posso vedere e attraversare nello stesso lasso di tempo molti più luoghi e città di un camminatore!

 … ricordo in particolare un giro da Firenze a Urbino e lungo la costa adriatica, visitando San Marino, San Leo, Loreto, Ancona, Pesaro e Rimini. Oggi è una rapida passeggiata in automobile, su strade lisce che conducono a comodi alberghi, ma quarant’anni fa era una spedizione faticosissima.

Così commenta nella autobiografia “Uno sguardo indietro”, ripensando ad un viaggio in Italia nel 1912; omettendo però l’impresa, ricordata in una lettera ad un amico, della “ascesa” in automobile del Sacro Monte della Verna di San Francesco. Una impresa ottenuta a forza di spinte dei contadini locali e di colpi di acceleratore su strade pensate per i piedi dei pellegrini. Poco importa se per scendere dal versante opposto il sentiero non permette il passaggio del mezzo, con argano e funi si può calare l’auto; l’impresa deve essere completata per aver valore.

06-giovanni-paolo-pannini-piazza-farnese-696x488
Giovanni Paolo Pannini – Piazza Farnese

La velocità ha soppiantato la lentezza dello sguardo e dell’incedere passo passo, basta un “giro” per vedere un pugno di città, non occorre più programmare una “spedizione”; le visioni estetiche ed estatiche dei viaggiatori del passato sono sostituite dalle possibilità dei mezzi offerti dal progresso tecnico che consentono esperienze estreme e raggiungere con celerità le mete prefisse. La Wharton apre l’era del turismo del Novecento, dapprima elitario e individualistico, per pochi, con ancora retaggi culturali del viaggiare tipici del Grand Tour, ma ormai contraddistinto dalla velocità; poi ecco il turismo di massa, accessibile a tutti, come è giusto che sia la condivisione di patrimoni naturali e artistici della nostra Italia. Si sono persi gli scritti di memorie e resoconti, la letteratura di viaggio, in cui “parlano” l’anima e la sensibilità del viaggiatore attento ai particolari e che non ha mete o tappe da rispettare; però si è guadagnato in immediatezza della trasmissione delle esperienze e delle emozioni. Un selfie un telefonino fissano seduta stante dove mi trovo, quello che vedo, provo e mangio. Perché scrivere un libro di viaggi se in pochi minuti e con immagini esplicative conservo esperienze e meraviglie – e le posso condividere subito con gli amici – che impiegherei settimane a descrivere in un memoriale?


Fonti delle citazioni
  Attilio Brilli. Il viaggiatore immaginario. Il Mulino. 1997
Attilio Brilli. Quando viaggiare era un’arte. Il Mulino 1995
Edith Wharton. Uno sguardo indietro. Edizioni Theoria. 2019
Thomas Coryat. Crudezze. Viaggio in Francia e in Italia.Longanesi. 1975.

 

 

Taggato con: