Stampare moneta è la soluzione? – Capitolo 1

Se fosse così semplice, perché i Paesi del Terzo Mondo non si mettono a stampare la loro moneta e  la distribuiscono a piccole dosi ai loro cittadini poveri? Oggi un po’ per mangiare, domani un po’ per comprarsi scarpe e vestiti. Poi un aiuto per iniziare a coltivare la terra, fare il muratore, il meccanico.

Perché non lo fanno? Sono sprovveduti? No! Perché non funziona! Prima di distribuire la ricchezza (il PIL) bisogna produrla!

La BCE col famoso “whatever it takes” (“tutto quello che ci vuole”), significa proprio questo: creare liquidità da girare agli Stati in difficoltà sotto forma di acquisto dei loro buoni del Tesoro (titoli di debito).

Fino a che lo Stato italiano aveva il governo della propria moneta, ha stampato denaro massicciamente. Mettere in circolazione nuova liquidità cui non corrisponde un incremento della ricchezza collettiva in termini reali, produce inflazione e svalutazione. E cioè, circola più denaro, ma vale di meno.

In particolare si svalutano i risparmi, le pensioni e gli stipendi dei lavoratori a reddito fisso. In Italia abbiamo vissuto queste esperienze per decenni, quando la lira si svalutava del 10 per cento all’anno e anche più.

Nella storia c’è un caso famoso ma non unico: quello della Germania fra il 1919 e il 1923 (Repubblica di Weimar). La Pace di Versailles aveva lor imposto il pagamento di danni di guerra esorbitanti. Cominciarono a stampare moneta per rimborsare i titoli che avevano emesso per finanziare la guerra perduta. Andò a finire che nel 1923, per comprare quello che nel 1919 costava un marco, ce ne volevano mille miliardi: non è uno scherzo! Era vero! Poiché non esistevano carte di credito o altri ritrovati del genere, le persone andavano a fare la spesa con una carriola piena di banconote, e cercavano di spenderle subito, perché già il giorno dopo il loro valore sarebbe svanito.

Ecco un altro esempio, che ha avuto anch’esso effetti drammatici: l’oro americano arriva in Europa.

Dopo il 1520 e fino alla fine del secolo i metalli preziosi americani arrivarono in Europa in quantità crescenti: la relativa abbondanza dell’argento ne faceva diminuire il valore rispetto all’oro. Poiché in Oriente esisteva una relativa abbondanza d’oro, nacque un fiorente scambio, operato soprattutto dei Veneziani, che trasferiva in Oriente argento in cambio di oro. L’argento occidentale raggiungeva anche l’India e la Cina. Con l’argento la monarchia spagnola pagava i soldo dei suoi eserciti, pagava gli interessi sui prestiti dei Fiamminghi, gli acquisti di armi, viveri e oggetti di lusso prodotti in Italia e Paesi Bassi.

Questa fase dell’economia europea è stata denominata “metallismo”: fu l’ingenua persuasione che la ricchezza è data dal possesso di ingenti quantità di metalli preziosi. Oggi diremmo di moneta.  L’arrivo di grandi quantità di metalli preziosi, (o l’abbondanza di moneta e la velocità di circolazione del denaro) generarono una forte inflazione, perché la produzione di beni e servizi (il PIL) non riusciva a tenere il passo. L’inflazione produce effetti perversi: arricchisce chi è già ricco e sa investire in beni reali (ad esempio: immobili) mentre chi è povero e salariato ha molte meno difese.

Sofonisba Anguissola – Felipe II di Spagna (1573)

I contadini che lavoravano la terra per conto terzi vedevano i canoni aumentare senza avere i mezzi finanziari per poter pagare e procurarsi i mezzi tecnologicamente più evoluti per aumentare la produttività. Filippo II, re di Spagna, dovette dichiarare fallimento per tre volte: nel 1557, 1575 e 1596. I default della Spagna sono stati questi e, successivamente: 1607, 1627, 1647, 1809, 1820, 1831, 1834, 1851, 1867, 1872, 1882… ma chi conosce questo capitolo della storia? Più tardi si comprese che la ricchezza è data dal lavoro umano che aggiunge valore alla materia prima (ancora oggi nella contabilità esiste il concetto di “valore aggiunto” e la relativa tassa, IVA): l’ossatura di una economia florida sono gli imprenditori, gli impiegati e gli operai, che per lo Stato sono contribuenti in quanto pagano le tasse. Più l’economia gira, più tasse pagano le aziende e i dipendenti… e meno è necessario per lo Stato ricorrere al debito pubblico…

Riacquistiamo la sovranità? Chi ha prestato il denaro all’Italia in euro, accetterà di essere ripagato in lire svalutate? No! Ha il diritto di pretendere di essere ripagato in Euro. Sarebbe il crollo dell’Italia! Altro che sovranità…

Per troppi anni siamo stati imbevuti di dirigismo e interventismo statale. Il più delle volte, infatti, i detrattori dell’euro vogliono eliminare un ostacolo al folle espansionismo della spesa pubblica e all’ampliamento di uno Stato inefficiente e spesso corrotto. Per i politici e i gruppi di pressione  incrementare la spessa pubblica aumenta il loro consenso. Un’eccessiva massa monetaria crea aumenti di prezzo e tasse più o meno occulte che generano investimenti spesso errati con conseguenti fallimenti e crisi cicliche. Come diceva l’economista austriaco Von Mises l’inflazione

“indica l’incremento della quantità di moneta e di banconote in circolazione e nei conti correnti”,

perché spiegava la causa. A una domanda del genere molti sono soliti rispondere che è l’aumento dei prezzi e la diminuzione del potere d’acquisto: non è così, questo è l’effetto, non la causa.